Nella piccola DOC di Merlara grandi risultati

di Vinoecibo
Ago. 28, 2019

Concluso con successo un progetto impegnativo sul fronte di una innovatitiva Green Vision per portare la viticolura a livelli di qualià ecosostenibile e rispettosa del territorio.

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Tradurre in soldoni l'importante e rilevante monte di lavoro compiuto in più di anno dagli esperti di AGREA, Centro Studi e Centro di Saggio e quelli del WBA - World Biodiversity Association , non risulta così semplice come invece vorrebbe la naturalezza con la quale si sono sono mossi, fra i filari delle vigne della DOC Merlara, proprio i ricercatori delle due realtà scientifiche veronesi. Una piccola ma dinamica area produttiva vitivinicola a denominazione di origine controllata, quella di Merlara, all'interno del Gal Patavino, con i comuni di Merlara, Urbana, Castelbaldo, Montagnana, Casale di Scodosia e Masi, in provincia di Padova, ma che comprende anche i comuni di Bevilacqua, Boschi Sant’Anna e Terrazzo in provincia di Verona, che è stata ideatrice e motore di un progetto fortemente voluto dal Consorzio di Tutela della DOC, per creare una viticoltura in grado di presentarsi al mondo come fra quelle più innovative in tema di sostenibilità ambientale, senza per questo disattendere le dinamiche che governano la produzione. “ Con il progetto Green Vision – spiega infatti il direttore del Consorzio della DOC Merlara, Aldo Lorenzoni ( nella foto sotto con la dottoressa Botti del Gal Patavino - si è voluto incaricare una compagine di esperti, fra i più quotati del territorio, perché valutassero la funzione di alcune specie vegetali, seminate nell'interfila del vigneto (ground cover), nel favorire e potenziare la lotta biologica contro specie dannose alle viti. I risultati ottenuti, anche se di una sola stagione, sono incoraggianti e indicano che la pratica agronomica della copertura del terreno tra i filari, sovescio, può potenziare la biodiversità funzionale al mantenimento degli equilibri naturali tra artropodofauna, sia utile che dannosa, nell’agro-eco-sistema vigneto” .

 

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In particolare, spiegano il dottor Enrico Marchesini, agronomo di AGREA e il dottor Nicola Tormen di WBA, ( nella foto sotto rispettivamente alla sx e alla dx del direttore Lorenzoni al momento della presentazione del progetto al Vinitaly ) il progetto Green Vision si è snodato lungo un percorso che aveva fra i suoi obiettivi la valutazione del ruolo e dell’efficacia delle piante nettarifere nella lotta biologica contro le zoonosi del vigneto; studiare l’influenza degli inerbimenti controllati (ground cover management) sull’entomofauna utile e sui fitofagi; analizzare il ruolo di alcune specie vegetali nei confronti delle popolazioni di acari utili predatori sulla vite. Vale a dire testare quali miscugli di piante nettarifere sono in grado di fornire una risposta più efficace in termini di potenziamento della biodiversità funzionale dell’agro-eco-sistema vigneto preso in esame.

 

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Primo passo è stato quello di individuare e allestire parcelle sperimentali in un vigneto rappresentativo dell’area del GAL Patavino, di proprietà dell'azienda agricola di Donin Alessandro a Castelbado,che ha manifestato fin da subito sensibilità e interesse per la sperimentazione programmata e per le pratiche di copertura vegetale tra i filari nel vigneto. La parcellizzazione del vigneto è stata fatta secondo uno schema sperimentale dove , per garantire l’accesso dei mezzi aziendali nelle parcelle,si è alternato un filare di sovescio ad uno con inerbimento spontaneo sfalciato. Successivamente, è fra questi filari che sono stati impiegati i diversi miscugli in ragione delle epoche di semina avvenute in periodo autunnale e primaverile e che, parallelamente, sono stati testati confrontandone il risultato con quanto avveniva per inerbimento spontaneo o sfalciato. Nel dettaglio, il primo miscuglio, destinato alla semina autunnale, conteneva Veccia, Favino, Avena e Trifoglio Incarnato. Di contro, nel secondo miscuglio, erano presenti Grano saraceno, Alissa, e Facelia.

 

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Nel corso del programma di ricerca, al fine di avere un quadro più dettagliato ed ampio possibile della fauna presente nelle diverse parcelle, sono stati programmati vari tipi di campionamenti in campo per gli opportuni rilievi sui principali fitofagi presenti sulla vite (tignole, cicaline, cocciniglie) e i rilievi su entomofauna utile nelle diverse parcelle. Un capitolo importante è stato dedicato allo studio delle popolazioni dei Fitoseidi ,acari predatori degli acari dannosi, con una serie di campionamenti volti a valutare l’andamento delle popolazioni e i rapporti tra le specie di Fitoseidi nelle parcelle con sovescio rispetto a quelle senza sovescio.

Le date di campionamento hanno riguardato tutto l'arco temporale previsto e programmato già a partire dal settembre 2018 per concludersi ai primi di luglio di questo 2019 . Va detto che tutti i reperti biologici raccolti nel vigneto durante il periodo della ricerca sono stati opportunamente conservati in laboratorio e poi sottoposti ad una attenta e laboriosa analisi, con l’ausilio di ricercatori scientifici specializzati.

 

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Particolare attenzione è stata posta a quelle specie di predatori e parassitoidi conosciuti come nemici naturali dei fitofagi della vite e il lavoro di separazione e identificazione, ha permesso di giungere alla separazione di tutti gli individui presenti nei singoli campioni in base ai principali taxa.

I dati raccolti, hanno così fornito l'incoraggiante risultato che ha evidenziato nel vigneto una biodiversità rappresentata da numerose unità tassonomiche.

Nello specifico si è trattato di Artropodi, insetti e ragni, con regimi alimentari molto vari di cui alcuni risultano molto utili per l'agro-ecosistema. Va evidenziato poi, che per quanto riguarda la presenza degli insetti apoidei impollinatori, quella degli apoidei selvatici ha seguito la presenza di piante nettarifere nelle diverse parcelle nel corso della stagione.

Per i coleotteri coccinellidi, noti predatori generici, differenze significative si sono ottenute con le raccolte effettuate da metà giugno a metà luglio. Nella famiglia dei ditteri sirfidi, cui appartengono diverse specie conosciute come attive nella predazione, le larve di Xanthandrus comtus sono state in grado di aggredire le larve di Tignoletta. Con i loro uncini boccali trafiggono il corpo della vittima, ne succhiano il contenuto fino a portarle a morte. In primavera si sono dunque osservati resti di larve di Tignoletta di prima generazione completamente svuotate in seguito all’attività trofica di questo predatore.

 

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Altra presenza evidenziata è quella dei ditteri tachinidi che è invece conosciuta perché si tratta di insetti parassitoidi, cioè in grado di vivere a spese di insetti fitofagi fino a portarli a morte. In vigneto, particolare interesse assume la specie Phytomyptera nigrina; si tratta di un endoparassitoide, solitario, le cui femmine ovidepongono dentro al corpo delle larve di tignoletta. Le larve del parassitoide si nutrono dapprima delle sostanze di riserva dell’ospite, consentendogli così di sopravvivere per un certo tempo, poi quando questo raggiunge la maturità, e inizia a tessere il bozzolo sericeo, ne aggrediscono anche gli organi vitali portandolo rapidamente a morte. Completato il suo sviluppo questo parassitoide forma un caratteristico pupario inguainato nella cuticola della vittima.

Gli imenotteri braconidi, importante famiglia di parassitoidi di varie specie fitofaghe, svolgono un contenimento naturale della tignoletta della vite. In particolare, un ruolo importante lo svolge la specie Ascogaster quadridentata, endoparassitoide, solitario, polifago, che depone nell'uovo della tignoletta, la cui larva, parassitizzata si sviluppa lentamente fino alla maturità senza però riuscire ad incrisalidare. All’interno del bozzolo dell’ospite, tesse un fine bozzolo sericeo quasi trasparente entro cui si trasforma in pupa e poi in adulto.

 

 

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Altra superfamiglia osservata è stata quella dei calcidoidei, appartenente all’ordine degli imenotteri che raggruppa un gran numero di insetti parassitoidi e iperparassitoidi e che nei vigneti, alcune specie, vivono a spese della tignoletta della vite. Tra le più importanti vanno ricordati quelli appartenenti alla famiglia degli Eulofidi:Colpoclypeus florus,Elasmus steffani,Eutetrastichus amethystinus, Mentre i Pteromalidi sono rappresentati da due specie congenere, Dibrachys affinis e D. cavus.

Gli imenotteri icneumonidi sono famosi in quanto come parassitoidi depongono le proprie uova all'interno dell'organismo ospite immettendo anche una sostanza paralizzante nel cervello delle vittime, di modo che le larva possa nutrirsi della carne ancora fresca dell'ospite, dal momento che l'obiettivo della puntura della femmina di icneumonide è paralizzarlo ma non ucciderlo subito. Nel complesso dei parassitoidi legati a tignoletta della vite sono molti gli icneumonidi enumerati durante lo studio Green Vision. Così pure sotto osservazione, nell’agro-eco-sistema vigneto, sono stati tenuti i ragni che possono rappresentare dei fattori di contenimento degli insetti dannosi in particolare per le forme svernanti. In particolare i tomisidi detti comunemente ragni-grancio proprio per la somiglianza fisica con i granchi, che si nutrono del nettare dei fiori ma anche predato insetti. Relativamente alla presenza di Fitoseidi, acari predatori per eccellenza del ragnetto rosso e giallo della vite, i rilievi hanno indicato una densità di popolazione superiore nelle parcelle con presenza di piante che producono polline visto che in assenza di preda, si nutrono di pollini.

La cospicua presenza di questi predatori stanziali è garanzia di costante mantenimento dell’equilibrio tra acari fitofagi e acari predatori dell’agro-ecosistema vigneto. Viceversa, una scarsa presenza può portare ad una rottura di questi equilibri, soprattutto nel momento in cui si renda necessario intervenire nel vigneto con prodotti fitosanitari che interferiscano negativamente su questi preziosi predatori naturali.

 

 

“ La semina nell’interfilare di specie vegetali selezionate, che alimentano l’entomofauna utile, afferma il dottor Marchesini,costituisce uno strumento di lotta biologica agli insetti dannosi della vite. I risultati ottenuti, anche se di una sola stagione, sono incoraggianti e indicano che la pratica agronomica della copertura del terreno tra i filari può potenziare la biodiversità funzionale al mantenimento degli equilibri naturali tra artropodofauna utile e dannosa nell’agro-eco-sistema vigneto.” Senza dimenticare però che nella gestione del cover crop bisogna tener conto che la semina autunnale dei miscugli, da risultati migliori in termini di accrescimento delle specie vegetali rispetto alla semina primaverile. Inoltre va tarata la pratica di rullatura, in quanto risulta necessario eseguire una passata con rulli leggeri ed evitare rullature pesanti che alterano la copertura vegetale.

“La Biodiversità e le Infrastrutture Ecologiche da sole, conclude e gli fa da eco il dottor Tormen, non possono certo risolvere tutti i problemi fitosanitari, ma rimangono una tecnica irrinunciabile. Importante è favorire un approccio di sistema, armonizzando la Biodiversità Funzionale e la Gestione del Paesaggio con altri metodi di difesa sostenibile. Del resto, gli equilibri biologici funzionano “silenziosamente” e ci accorgiamo di quanto siano importante quando… vengono meno!”

E su questa chiosa ispirata dall'entmologo Van LenterEen, il presidente del Consorzio, Luigino De Togni, esprime la sua più ampia soddisfazione per il complesso studio effettuato in ambito Green Vision. Uno stile e un approccio alla viticoltura di pianura che la nobilita e la rende perfettamente in linea con le principali caratteristiche richieste alla viticoltura di qualità : essere sostenibile e al contempo remunerativa e finanche valorizzatrice, dal punto paesaggistico e turistico, del proprio territorio. Insomma, una risorsa, ma di questo - promette Luigino De Togni  ( nella foto alla presentazoine del progetto al Vinitaly ) - ci sarà spazio per riparlarne, in modo più completo e dettagliato, quando anche il secondo progetto orientato al rispetto ambientale, della DOC Merlara troverà felice conclusione. Un percorso che non a caso si chiama proprio Risorsa. “

 

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