Montepulciano by Piandimare

di Luca Matarazzo
Ott. 22, 2020

 L'Abruzzo ed il suo Montepulciano meriterebbero molto, ma molto di più!

Abruzzo and its Montepulciano deserve much, much more!

English text

Uno degli ultimi insegnamenti che mi ha donato il "merlo" Mario Stramazzo, prima di partire per il suo ultimo viaggio, è stato quello di parlare sempre fuori dai denti, costi quel che costi. 

Non che la cosa mi fosse totalmente estranea; da anni percorro le mie belle battaglie contro i mulini al vento in veste più di Sancho Panza (nomen omen) che di Don Chisciotte.

Ebbene ora lo dico una volta per tutte: l'Abruzzo ed il suo Montepulciano meriterebbero molto, ma molto di più! 

Anzitutto maggior coesione tra i produttori, in continua competizione al ribasso rispetto ai tanti competitors del mercato; in secundis ci vorrebbero scelte diverse, coraggiose, sia a livello di Consorzio che di disciplinare, lamentatio proveniente da diverse campane. 

Fatte le dovute premesse, dedicherò una prima parte dell'articolo alla presentazione aziendale avvalendomi del materiale informativo gentilmente preparato da Andrea, Daniele e Luca di Civinization, agenzia di comunicazione e business nel mondo enologico.

La seconda andrà invece dritta al cuore della degustazione, con il racconto delle impressioni (molto positive) avute dall'assaggio dei vini.

 

Partiamo dalla nascita della cantina Piandimare in quel di Villamagna nel 2014, dall'unione di 60 soci viticoltori. In realtà le cose avevano già preso piede nel lontano 1986, da un gruppo ristretto di conferitori, che hanno sempre preferito la qualità, al punto da essere scelti come riferimento per rinomate aziende del territorio.

Il 2014 fu segnato anche da un'aria di profondo rinnovamento, con la sfida di cominciare una nuova fase: quella delicatissima dell'imbottigliamento in proprio. Soltanto tre etichette e poche bottiglie al momento, rispetto ai 200 ettari vitati complessivi certificati a marchio SQNPI (Sistema di Qualità Nazionale Produzione Integrata).

Il Presidente Carlo d'Onofrio e l'enologo Romeo Taraborelli hanno messo anima e corpo nel creare dei prodotti frutto di selezioni massali nate dallo studio con il programma Vitis Rauscedo e, devo ammettere, sono rimasto davvero colpito dai risultati.

 

Iniziando la degustazione, vero momento clou dell'incontro, partiamo dal loro spettacolare "entry level", la prima annata del Montepulciano d'Abruzzo DOC "Blue Label" 2018.

Entusiasmante, nel confronto tra colleghi lo abbiamo glorificato al pari di storiche entità locali per le sue espressioni tipiche di liquirizia, amarene e pepe verde in grani. Il riverbero finale di macchia mediterranea ne amplia la complessità e ti costringe inevitabilmente ad un nuovo sorso. Solo acciaio (per fortuna).

La Riserva del Montepulciano d'Abruzzo "Monolith" targata 2017, dimostra invece la sua acerbità data da note boisè vanigliate, che svaniscono dopo qualche ora al contatto con l'aria. A detta stessa del responsabile commerciale si sta ipotizzando in futuro un ulteriore riposo in bottiglia per meglio equilibrarlo. Al palato emerge un frutto rosso distinguibile nella ciliegia matura, con scie d'arancia sanguinella e sapidità imperante. Che siano dovute al terreno od alla saporosità dei tannini ben presenti, solo il tempo ci potrà fornire una risposta.

 

 

 

L'ultimo in ordine di apparizione è una sorta di "grand reserve" del Montepulciano, in onore al Massiccio della Maiella e chiamato, pertanto, "Maja", vintage 2013. Incredibilmente, a discapito della sua presunta vetustà, siamo in presenza di sensazioni ancora più fresche rispetto al campione precedente. L'unico contatto tra sogno e realtà lo da il ricordo ematico che fa intuire un certo riposo in vetro. Per il resto è molto dark, da prugne, mirtilli e pepe nero. Grande persistenza e avvolgenza, sicuramente il migliore dei tre assaggi. Non prodotto in ogni annata e anche questo vuol dire tanto.

La strada solcata è molto promettente; contiamo nella tenacia dei soci a perseguirla senza compromessi. "Stay hungry stay foolish".

 

 

One of the last lessons that the "blackbird" Mario Stramazzo gave me, before leaving for his last trip, was to always speak out of his teeth, whatever the cost. Not that it was totally foreign to me; for years I have been going through my beautiful battles against windmills in the guise of Sancho Panza (nomen omen) rather than Don Quixote. Well now I say it once and for all: Abruzzo and its Montepulciano deserve much, much more! First of all, greater cohesion between producers, in constant downward competition with respect to many competitors on the market; in secundis it would take different, courageous choices, both at the Consortium level and at the disciplinary level, lamentatio coming from different bells. Having made the necessary premises, I will devote the first part of the article to the company presentation using the information material kindly prepared by Andrea, Daniele and Luca of Civinization, a communication and business agency in the wine world. The second will instead go straight to the heart of the tasting, with the story of the (very positive) impressions from tasting the wines. Let's start with the birth of the Piandimare winery in Villamagna in 2014, from the union of 60 winemakers. In reality, things had already taken hold in 1986, from a small group of suppliers, who have always preferred quality, to the point of being chosen as a reference for renowned companies in the area. 2014 was also marked by an air of profound renewal, with the challenge of starting a new phase: the very delicate one of bottling in-house. Only three labels and a few bottles at the moment, compared to the total 200 hectares of vineyards certified under the SQNPI (National Quality System for Integrated Production) brand. The President Carlo d'Onofrio and the oenologist Romeo Taraborelli have put their heart and soul into creating the products resulting from mass selections born from the study with the Vitis Rauscedo program and, I must admit, I was really impressed by the results.

Starting the tasting, the real highlight of the meeting, we start from their spectacular "entry level", the first vintage of Montepulciano d'Abruzzo DOC "Blue Label" 2018. Excitingly, in the comparison between colleagues we have glorified it like historical local entities for its typical expressions of licorice, black cherries and green peppercorns. The final reverberation of Mediterranean scrub broadens its complexity and inevitably forces you to take a new sip. Only steel (thankfully). The Reserve of Montepulciano d'Abruzzo "Monolith" branded 2017, instead demonstrates its acerbity given by vanilla wood notes, which vanish after a few hours on contact with the air. According to the sales manager himself, a further rest in the bottle is being hypothesized in the future to better balance it. On the palate a red fruit emerges distinguishable in ripe cherry, with trails of blood orange and prevailing sapidity. Whether they are due to the soil or to the flavor of the tannins well present, only time can provide us with an answer. The last in order of appearance is a sort of "grand reserve" of Montepulciano, in honor of the Maiella massif and therefore called "Maja", vintage 2013. Incredibly, despite its presumed age, we are in the presence of sensations even fresher than the previous sample. The only contact between dream and reality is given by the blood memory that suggests a certain rest in glass. For the rest it is very dark, with plums, blueberries and black pepper. Great persistence and enveloping, certainly the best of the three tastings. Not produced in every vintage and that also means a lot. The furrowed road is very promising; we count on the tenacity of the partners to pursue it without compromise. "Stay hungry stay foolish".