Marche

Marche Che Vai Vino Che Trovi

di Mario Stramazzo
Ago. 3, 2014

Marche che vai vino che trovi

Verso Macerata

Continua il viaggio di Raffaello De Crescenzo con la seconda puntata di oggi per scoprire la regione che va dal mare all'Appennino, per ogni contrada un dialetto ed in ogni rione il proprio vino
 
 
Muovendoci verso Macerata ed entrando anche in parte nelle provincie di Fermo ed Ascoli Piceno, giungiamo nella zona del Colli Maceratesi: una DOC che annovera le tipoligie Bianco, Ribona (anche nella versione spumante e passito) e Rosso (anche novello, Riserva e Sangiovese). Il Bianco viene prodotto da uve del vitigno Maceratine (Montecchiese, per almeno il 70%) e possono concorrere anche Trebbiano Toscano, Verdicchio, Incrocio Bruni 54, Pecorino, Sauvignon, Grechetto, Malvasia Toscana e Chardonnay, da soli o congiuntamente, fino ad un massimo del 30%. Il Colli Maceratesi Ribona viene prodotto con minimo l'85% di Maceratino. Il Colli Maceratesi Rosso viene prodotto con almeno il 50% di Sangiovese.

Verso Macerata

La prima DOCG della regione

Procedendo ancora verso Sud, arriviamo nella zona del fermano, in particolare nei comuni di Serrapetrona, Belforte del Chienti e San Severino. Qui possiamo trovare il vitigno Vernaccia nera, presente per almeno l'85% nel vino che fu la prima DOCG della Regione: la Vernaccia di Serrapetrona.
 
Vino spumante secco e dolce, esuberante e versatile almeno quanto il più famoso Lambrusco. Alla realizzazione di questo vino possono concorrere anche altri vitigni a bacca rossa idonei alla coltivazione nella provincia di Macerata. Dallo stesso vitigno anche la DOC Serrapetrona, vino che prima di essere immesso al consumo deve essere sottoposto ad un periodo di invecchiamento di almeno 10 mesi a decorrere dal primo dicembre dell'anno di vendemmia.
 
A due passi da Serrapetrona troviamo un'altra DOC: i Terreni di San Severino, nelle tipologie Rosso, Rosso Superiore, Passito e Moro. Si tratta di una produzione comprendente l'intero comune di San Severino Marche, in provincia di Macerata. Per il Rosso, il Rosso Superiore e il Passito, è obbligatorio l'uso della Vernaccia Nera per almeno il 50%, mentre per ottenere il Moro è necessaria la presenza, per almeno il 60%, di Montepulciano; possono concorrere alla produzione di questa DOC tutte le varietà a bacca nera, non aromatiche, idonee alla coltivazione nella Regione Marche, congiuntamente o disgiuntamente, per un massimo del 50% (per le tipologie Rosso, Rosso Superiore e Passito) e del 40% (per la tipologia Moro).

La prima DOCG della regione

San Ginesio Rosso ma anche spumante e secco

Spostandoci di pochi kilometri, approdiamo a San Ginesio, nel cui territorio comunale è consentita la produzione dell'omonima DOC (assieme a parte del territorio dei comuni di Caldarola, Camorotondo di Fiastrone, Cassapalombo e Ripe San Ginesio). Due le tipologie di vini: San Ginesio Rosso, San Ginesio Spumante (Secco e Dolce).
Il San Ginesio Rosso è ottenuto da uve provenienti dal vitigno Sangiovese (minimo 50%), Vernaccia Nera, Cabernet Sauvignon e Franc, Merlot e Ciliegiolo, da soli o congiuntamente, per un minimo del 35%; possono concorrere altri vitigni a bacca nera non aromatici per un massimo del 15%. Il San Ginesio Spumante Secco o Dolce è ottenuto da uve provenienti da Vernaccia Nera per un minimo dell'85%; possono concorrere anche tutti gli altri vitigni non aromatici a bacca nera, per un massimo del 15%. Scendendo ancora un po' verso sud ed entrando decisamente nelle province di Fermo ed Ascoli Piceno, incontriamo la DOC Falerio, nelle sue due tipologie: Falerio e Falerio Pecorino. Il primo è composto con un blend di Trebbiano Toscano (dal 20 al 50%), Passerina (dal 10 al 30%), Pecorino (dal 10 al 30%). Oltre a questi vitigni, possono concorrere, fino ad un massimo del 20%, tutte le altre varietà a bacca bianca non aromatiche idonee alla coltivazione nella Regione Marche.

San Ginesio Rosso ma anche spumante e secco

Se non bastano DOCG e DOC ecco avanzare le IGT

Arriviamo ora al confine con l’Abruzzo per trattare l’ultima DOCG e l’ultima DOC delle Marche: Offida DOCG e Terre di Offida DOC. Per entrambe le DO siamo nella stessa zona di produzione, sita in provincia di Ascoli e Fermo. Per quanto riguarda l'Offida DOCG le tipologie sono 3: Rosso, Pecorino e Passerina. La zona di produzione del Rosso conta 19 comuni della provincia di Ascoli, mentre quella dei Bianchi è un po’ più ampia e comprende anche alcuni comuni della provincia di Fermo. I vitigni sono quelli considerati autoctoni nel territorio di riferimento: Montepulciano a bacca rossa, Passerina e Pecorino a bacca bianca. Possono concorrere fino ad un massimo del 15% tutti gli altri vitigni non aromatici idonei alla coltivazione nella Regione Marche.
Per quel che concerne, invece, la DOC Terre di Offida, le tipologie sono le seguenti: Passerina Spumante, Passerina Passito, Passerina Vino Santo. La zona è la stessa della DOCG, eccezion fatta per la Passerina Vino Santo che ha una zona più ristretta, all’interno dei territori comunali di Ripatransone e Offida. Per la produzione di questa DOC si utilizza il vitigno Passerina, affiancato fino ad un massimo del 15% tutti gli altri vitigni non aromatici idonei alla coltivazione nella Regione Marche.
 
Tutta la Regione Marche, inoltre, è “abbracciata” da una IGT che permette ai produttori che non possono usufruire di alcuna DO, di valorizzare ugualmente i propri prodotti. La IGT Marche annovera le tipoligie di vini rosso, bianco e rosato, anche nelle tipologie Passito e Novello.

Termina, così, il nostro breve excursus enologico della Regione Marche, i cui sapori e le emozioni non possono esser semplificati in queste poche righe; tuttavia mi auguro di esser riuscito a trasmettere almeno in parte la complessità (e la varietà) di questo territorio, invogliando il lettore ad approfondire quanto detto, magari programmando un viaggio nelle Marche per conoscere di persona questo territorio.

Prima parte

                                                                                                                                                                                                         Raffaello De Crescenzo

                                                                                                                                                                                          http://culturagroalimentare.com/

Se non bastano DOCG e DOC ecco avanzare le IGT