Friuli-Venezia-Giulia

Le Stagioni Da Benjamin

di Miriam Quartesan
Maggio 15, 2014

Le stagioni da Benjamim,Nel Paese della Roccia ,Dall'altura della Val Rosandra , Vitovska, Malvasia e Sauvignon, Zidarich,Trieste, Firuli Venezia Giulia

Dall'altura della Val Rosandra

La passione per il vino si respira ovunque. Si dice da molti anni che il Friuli Venezia Giulia, sia patria di prodotti d’eccellenza. Punti d’osservazione importanti dove, per avere un’idea della bellezza del territorio carsico, basta dare uno sguardo alla viticultura, particolarmente eroica che costava sforzi sovrumani e fatica. Vigne che intrecciano a Giardino, regalano forza e mineralità a vini di alto profilo. Il Terrano era il cugino nobile del Refosco, molto apprezzato in altopiano, ricco di corpo e colore rubino violaceo intenso, ricorda il lampone. Malvasia Istriana, signora sulla costa con uvaggi dove si potevano cogliere Glera, Sauvignon, Pinot bianco e nero, mentre i Kante ed i Lupinc assieme a pochi altri gettavano le basi per differenziare il grande bianco autoctono della zona ovvero la “Vitovska”.

Dall'altura della Val Rosandra

Qui nasce la Vitovska firmata Zidarich

Oltre a Vitovska e Terrano, “l’anima del Carso”, si possono incontrare altri vitigni della zona, che esprimono tutta la personalità del territorio friulano, Chardonnay, Sauvignon, Pinot Grigio, Cabernet Franc, Cabernet Sauvignon e Merlot. Ecco che nel “Paese della Roccia”, chiamato in questo modo per ricordare una storiella della zona: si narra, che dopo la Creazione, Nostro Signore avesse involontariamente avanzato un sacco colmo di pietre e avesse incaricato l’Arcangelo Gabriele di volare via portandole con se nel luogo più lontano possibile, talmente lontano da non sapere la destinazione, tutto ciò suscitando la curiosità di Lucifero, che volle colmare la sua sete di sapere, tagliando di nascosto il sacco e facendo rotolare fuori tutte le pietre, creando, appunto, la distesa pietraia sul terreno del Carso.
 
In questa altura della Val Rosandra, dove scorre il torrente Breg, unico corso d’acqua superficiale della provincia, si incontrano i giardini vitati sulla terra rossastra delle doline, fra le rocce calcare disseminate ovunque e colori che richiamano le tonalità autunnali. E' qui che cresce, si afferma, si distingue in regione e nel mondo con i suoi vini assolutamente “naturali”, Benjamin Zidarich, in frazione di Prepotto di Duino Aurisina-Trieste. Assertore convinto di una Vitovska, assolutamente non filtrata, di grande complessità, che ha contribuito a rilanciare nella complicata viticoltura carsica, oltre a produrre un’ottima Malvasia Istriana e il tipico Terrano. Un grande amico, un tradizionalista che trasmette il suo territorio, attraverso la vinificazione di vitigni autoctoni, che, con allegria e serenità mi invita nella sua realtà a condividere un momento, una giornata, un ricordo, l’emozione di degustare la sua espressione di vino.

Nel cuore di un Carso triestino da togliere il fiato

Nel 1988, nasce questa azienda, situata nel cuore del carso triestino, che gode di una posizione unica ed offre un panorama invidiabile. Rivoluzionando l’azienda paterna, ampliando mezzo ettaro di vigneti, concentrando tutto se stesso sulle varietà autoctone del territorio è riuscito, anno dopo anno, con impegno e determinazione, a raggiungere gli 8 ettari di superficie vitata e la produzione è arrivata a 25.000 bottiglie, stimato e apprezzato a livello nazionale e internazionale i vini di Zidarich fanno la differenza.

Entrata nella nuova cantina scavata nella roccia profonda 20m suddivisa su 5 piani, adatta e favorevole per l’invecchiamento, nella quale è stato costruito un soffitto a volte in pietra, custode di questi grandi vini della pietra, Benjamin, orgoglioso me ne parla, raccontando il suo operato in vigna e poi in cantina, mentre assieme iniziamo la degustazione, partendo dalla sua amata Vitovska annata 2011, varietà interessante che da buoni risultati, con una macerazione evidente ma non esagerata, due anni in botte grande e poi messa in commercio, una bella sorpresa, mai banale, spiccata mineralità, bella acidità, non troppo alcolica, frutto giallo, pera, pesca, pietra focaia nitida e pulita dove la sua produzione ogni anno è di circa 10.000 bottiglie. Benjamin stappa poi la Malvasia annata 2011, di antiche origini greche e di ottima qualità, si mostra nel suo bel colore giallo ocra intenso, esatta espressione della sua terra, il Carso, esprime un bouquet di frutta, spezie, intensa mineralità, fresco, bella sapidità e buona persistenza, una malvasia più che interessante.
 
A seguire andiamo a degustare l’assemblaggio di Vitovska, Malvasia e Sauvignon, meglio chiamato con il nome che trae origine dalla zona nella parte sottostante a Prepotto, ovvero, Prulke, annata 2011, colore giallo dorato non totalmente limpido, affinamento in botti grandi e medie di rovere di Slavonia e francese, tostatura naturale, senza alcuna filtrazione e nessun tipo di stabilizzazione. Tutte le uve vengono dallo stesso vigneto e scenario carsico da contorno, un “orange wine” con una bella personalità, al naso sentori di mandarino e fiori bianchi, sprigiona una lieve speziatura, delicato al palato presenta una bella freschezza e la mantiene a 15 gradi di temperatura, un vino, che considero sempre una bella sorpresa e interessante perché combina un’esplicita evoluzione con un grado alcolico contenuto. Infine, dopo un pranzo a base di pesce, ospite nella sua Osteria Carsolina, sopra la Cantina, che funge da sala di degustazione, chiamata “Osmiza”, da dire che, oltre, ad affacciarsi sull’Alto Adriatico, rappresenta una delle viste più impressionanti che abbia mai ammirato, quasi da togliere il fiato

Le stagioni di un terra

Benjamin gentile e ospitale come sempre, arriva a tavola con Ruje 2007 e Teran 2011, così sorridendo, stappa il suo blend d’autore, il Ruje 2007, armonioso, vellutato, rosso rubino con riflessi violacei, denso, fresco il Ruje 2007 ricorda i frutti rossi sottobosco, senza filtrazione, il merlot con il terrano, selezionato blend nato per pura passione di Benjamin, esalta il corpo di questa terra.

Mentre Teran 2011, ovvero il Refosco100%, tipico vitigno del Carso, messo in commercio a due anni dalla vendemmia, matura in botte grande per 24 mesi e trasmette un carattere unico, rubino vivo intenso, subito al naso note di mirtillo, cassis e cacao, all’assaggio un lieve spigolo tannico con finale persistente. Sono convinta dell’idea, che i bianchi di Zidarich, siano originali e unici nel suo genere, ma quando degusto uno dei suoi rossi, chissà perché, mi sovviene sempre un gran sorriso! Quasi al termine della giornata, Benjamin, mi racconta la sua idea, di sviluppo della cantina, opera del progettista architetto Paolo Meng, che, appunto, assieme all’amico, ha ideato la scelta di far conoscere, attraverso i suoi vini, riportando e raffigurando, la bellezza della sua terra. Così ricca di mistero condensando il tutto in un opuscolo e catalogando la sua visione delle quattro stagioni:
 
PRIMAVERA: Il Carso è pietra plasmata dal tempo, dalla roccia calcarea sciolta dall’acqua è nata la poca terra rossa, i semi delle piante che trasmigrano da oriente a occidente spinte dal vento hanno lasciato la loro traccia in questa strettoia fra il mare e i monti, l’uomo ha usato quello che ha trovato è riuscito a coltivare sulla pietra, i suoi animali hanno brucato il ogni angolo, dopo il carso brullo e inospitale il verde è tornato, protetto, amato e goduto.
ESTATE: Prepotto ha una posizione privilegiata sul Carso, vede il mare dall’alto con davanti una distesa verdeggiante quasi intatta. L’opera della natura e quella dell’uomo si sommano senza contrastasti e colmano l’insieme dei significati. Fra le vecchie case del Paese quella di Zidarich raccolta attorno alla corte ma vicina ai campi è esempio tipico dell’architettura contadina carsica…dal suo ballatoio quanti tramonti si sono scorti.
AUTUNNO: I vigneti esposti a sud-ovest, allungati sul terreno degradanti verso il mare sono la base su cui poggia la vita dei contadini, spaccata la dura roccia per scendere nel profondo del Carso, si è scavata la cantina per spremere dai grappoli il vino e conservarlo nel vecchio rovere sotto le volte di pietra nel freddo degli antri naturali… Terrano, rosso cupo dal ferro dell’argilla. Vitovska, bianco sfumato dal giallo dell’autunno. Malvasia, dolceamaro ricordo del mare lontano. Prulke, scuro uvaggio col nome antico del campo.
INVERNO: D’inverno al caldo nell’osmizza con l’antica stalla a proteggere le spalle e lo sguardo che spiazza attraverso le vetrate verso l’orizzonte lontano, la terrazza sull’ampio paesaggio con i monti innevati dietro al mare ma la gelida bora non permette la sosta e con il ricordo si torna ai mesi più miti, alla dolce attesa della frescura notturna in buona compagnia con i bicchieri in mano.

La filosofia che ostenta l’amore del suo operato, viene trasmessa spontaneamente da ogni suo sguardo, ogni sua battuta, dal suo modo vivace e allegro di raccontare il suo Carso. Una giornata indimenticabile, una convivialità e un brindisi tra amici, che resterà il tutto immagazzinato nei miei ricordi per tanto tempo… Grazie Benjamin.


Le stagioni di un terra