Il Fojaneghe, primo storico bordolese italiano, festeggia i suoi primi 60 anni

di Giuseppe Casagrande
Ago. 31, 2021

Vino icona della Vallagarina nacque nel 1961 da una felice intuizione dell'enologo Leonello Letrari ed è considerato il Sassicaia ante litteram dell'enologia trentina


Sessant'anni portati con la baldanza di un giovanotto di belle speranze e l'eleganza (noblesse oblige) di un personaggio aristocratico d'altri tempi. Ed ecco a voi Sua Maestà il Fojaneghe dei Conti Bossi Fedrigotti, la storica famiglia trentina presente a Borgo Sacco (Rovereto) fin dal XV secolo e che da più di 300 anni coltiva le viti tramandando la passione per la propria terra e per i vini del territorio, vini che esaltano gli aromi e i profumi delle Dolomiti.

Primo bordolese italiano, il Fojaneghe nacque nel 1961 da una felice intuizione dell’enologo Leonello Letrari e del conte Federico Bossi Fedrigotti. Vino icona della Vallagarina, è considerato il Sassicaia ante litteram dell'enologia italiana dal momento che ha visto la luce molto, molto tempo prima che esplodesse la moda dei "Supertuscan". Tra gli estimatori più famosi Luigi Veronelli e Sandro Boscaini, patron del Gruppo Masi, che oggi a distanza di anni intende rilanciarlo sul mercato internazionale accentuandone la "Trentinità" con l’aggiunta al tradizionale “taglio” bordolese (Cabernet e Merlot) di una percentuale di Teroldego.

Le contesse Bossi Fedrigotti (Isabella e Maria Josè) con il presidente della Masi Sandro Boscaini

 

Nei giorni scorsi la storica azienda agricola Conti Bossi Fedrigotti di Borgo Sacco e la famiglia Letrari hanno voluto ricordare l'evento che nel 1961 rivoluzionò la viticoltura trentina. Il merito, infatti, di aver creato il primo vino bordolese italiano è di un enologo della Vallagarina, Leonello Letrari, pioniere della viticoltura trentina. Giovanissimo, dopo un viaggio studio a Bordeaux, convinse il conte Federico Bossi Fedrigotti di affiancare ai tradizionali vitigni autoctoni trentini (Marzemino e Teroldego) alcuni vitigni internazionali: Cabernet e Merlot. E contestualmente lo spinse ad acquistare le prime barrique di rovere francese per l’affinamento.

Da questa felice intuizione nacque il Fojaneghe, un blend di Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc e Merlot. Un vino austero, elegante, vellutato. Un vino che ha ben presto conquistato i mercati entrando di diritto nel Gotha dei grandi vini rossi italiani.

Leonello Letrari pioniere della viticoltura trentina

 

Luigi Veronelli, in occasione di una delle sue frequenti visite in Trentino, ne rimase stupito e così pure altri personaggi del mondo del vino. Tra costoro Sandro Boscaini, “mister” Amarone, patron del colosso vitivinicolo Masi che nel 2007 decise di avviare una collaborazione con i conti Bossi Fedrigotti. E con il tempo una vera e propria partnership sia per quanto riguarda la consulenza agronomica, sia per quanto riguarda l’aspetto tecnologico e commerciale.
Ed è da lui che è nata l’idea di rafforzare ancor più l’identità di questo vino icona della Vallagarina aggiungendo al tradizionale “taglio” bordolese (Cabernet e Merlot) una percentuale del 15% di Teroldego per sottolineare la Trentinità del Fojaneghe. Lusinghiero il responso del mercato e della critica con il riconoscimento nel 2017 dei prestigiosi Tre Bicchieri del Gambero Rosso assegnati all’annata 2012.
Annata straordinaria che abbiamo riassaggiato nei giorni scorsi in occasione di una “verticale” alla Casa del Vino di Isera. Condotta dal responsabile tecnico della cantina Dante Cavazzani e dal direttore della Masi Raffaele Boscaini. Colore rubino intenso, bouquet elegante che richiama i frutti di bosco, il Fojaneghe si offre al palato con una struttura austera. Ciò che emoziona di più è l’eleganza, la raffinatezza, l’equilibrio con un finale lungo e suadente grazie anche ad un uso sapiente della barrique.
 

Il Fojaneghe non è l’unico gioiello dell’azienda Bossi Fedrigotti.
Le storiche tenute della nobile famiglia roveretana, tenute che si estendono su una superficie di 40 ettari: Maso San Giorgio a Rovereto, Fojaneghe a Isera e Mori, Sant’Antonio a Pomarolo. Tra i gioielli di casa Fedrigotti segnaliamo un intrigante bianco aromatico, il Vign’Asmara (Traminer e Chardonnay), il Pian del Griso, grintoso Pinot Grigio e due rossi leggermente appassiti: l'eccellente Marzemino (il Mas'Est) di mozartiana memoria e un Teroldego di alto lignaggio. Chicca finale lo spumante Trentodoc Conte Federico Riserva Brut (Chardonnay e Pinot Nero) dal colore dorato, bouquet floreale, opulento ed equilibrato in bocca. Piacevolissimo. In alto i calici. Prosit.

 

Ph. Renato Filippi