Veneto

La Durasena dei Fongaro

di Il Vinotomane
Ago. 1, 2017

Dall'intuizione del fondatore nonno Guerrino alla storia delle bollicine del Durello d'oggi

La Durella non è ancora diventata fra le le uve più note e blasonate ma c'è da scommettere che come è successo per qualche altro vitigno autoctono, ad esempio la Glera, con i suoi milioni di bottiglie di prosecco che stanno conquistando il mondo, anche per la Durella, che ha il suo habitat più naturale nell'area pedo-collinare compresa fra Verona e Vicenza e che sale verso Est ad incontrare i primi contrafforti delle Alpi, dopo aver salito i monti Lessini, il successo di una gran notorietà anche internazionale non tarderà. Merito di una sapiente politica di penetrazione dei mercati, sotto l'egida di un consorzio di tutela fra i più attenti nel panorama enologico italiano, ma anche di produttori come i Fongaro di Roncà e di quanti, come il fondatore di questa cantina, Guerrino Fongaro, non hanno mai smesso di credere nelle esclusive qualità di questo uvaggio.

 

Fiducia incondizionata nell'antico uvaggo

 

Un'uva, la Durella quale espressione di un vitigno antichissimo di cui se ne trova traccia scritta a partire da manoscritti e statuti comunali del 1200. All'epoca era chiamata Durasena, dal latino Durus Acinus che si riferiva allo spessore della sua buccia, non disgiunta da un'importante acidità e da una asperità per certi versi indomabile. Tanto che per gran parte della sua storia, il vino ottenuto dalla Durella fu impiegato come vino da taglio o bevuto a mo' di bevanda con l'aggiunta di acqua. Fino a quando, qualche produttore coraggioso non decise, ed è il caso di Guerrino Fongaro, di imbrigliare la vulcanica natura di questi indomiti acini di Durasena per dar loro una nuova vita, non meno briosa. Affiancando, talora, alla Durella, limitate percentuali di Garganega o Pinot bianco, Chardonnay o Pinot nero e in ogni caso, non superiori al 15 %.. Una metodo usato quasi a correggere la stragrande potenza espressiva della Durella. Che si apprezza in tutta la sua piena caratterialità quando la si sblocca dalle bottiglie dove è stata lasciata a rifermentare in tutta solitudine e in purezza al 100% .

 

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Come hanno imparato da nonno Guerrino, anche Alessandro e Matteo Fongaro , terza generazione dei Fongaro, che stanno perseguendo la via tracciata dal padre del loro padre con l'assoluta classicità che impone il metodo champenoise. Un metodo che sembra riflettere appieno tutta la filosofia di quest'azienda che, come spiega Matteo, è rivolta ad un continuo rinnovamento ma senza perdere mai di vista la storicità delle origini. Come succede durante la lavorazione fatta sulla Durella e ben nota ai cultori del metodo classico che i Fongaro trasformano in una linea produttiva fatta esclusivamente di bollicine. Niente fermo o passito o rosè o chissà che altro, sottolinea Matteo  che fa il commerciale mentre Alessandro è uomo di vigna, ma solo metodo classico e grande concentrazione per aggiungere giorno dopo giorno qualità alla qualità. Soprattutto per il locale mercato di riferimento che assorbe quasi il cento per cento di tutta la produzione delle bollicine della Durella prodotta nei 12 ettari di proprietà e di altri in conduzione sempre nella zona d'elezione per allevare la Durella. Con l'obiettivo di superare le 100 mila bottiglie in un anno: tutte vendute e destinate ad un pubblico di estimatori sempre più in espansione. Fatto di giovani, meno giovani, più o meno ferrati in enologia ma tutti accomunati da un'unica passione la Durella e tutte le emozioni che le sue bollicine riescono a scatenare.

 

 

Matteo e Alessandro, terza generazione di vignaioli