Veneto

Brindisi del Solstizio per salutare un nuovo re, figlio dell'antica regina Duriciana

di vinoecibo
Giugno 20, 2017

Muore un Durello nasce un Durello. Grande festa a casa di Gianni Tessari 

 

Se ci sono delle persone che devo ringraziare quando si parla di Durello, raro esempio di vino bianco che riesce ad appassionare un canuto amante dei rossi come il sottoscritto pennuto, che ai rossi deve pure il suo nome di merlo, i nomi sono tre o forse quattro. Tale Sebastiano Carron, emerito giornalista dell'ufficio stampa della Regione Veneto, tale Aldo Lorenzoni, direttore di consorzi di tutela vari, tale Giovanni Ponchia, uomo che ora ha spostato il cuore a Gambellara ma di certo non senza aver portato con sé una riserva di uve Garganega, Trebbiano di Soave e Durella ben pigiate, tale Gianni Tessari di Monteforte d'Alpone. Un umano, quest'ultimo, conosciuto sorvolando i morbidi pendii alla base degli sproni rocciosi vulcanici dei Lessini che si aprono sulla pianura, dopo che ne avevo sentito il ben dire da altri umani interessati ai vini bianchi che si producono da quelle parti, oltre che i rossi con la erre maiuscola come AmaRoni, Ripassi e altri nettari ai quali sono  più portato a prestare attenzione. Esclusi, come detto, quei rari bianchi che riescono a incaponirmi nonostante il mio piumaggio di merlo(t) e che talora rispondono al nome di Rebula o, appunto, di Durello.

 

 

 

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Vino da uva rustica che sa farsi però gentile e foss'anche un po' ruffiana  ma senza mai perdere la sua rotta decisa e robusta, come la buccia dei suoi acini. Che seppure le conferiscano distintivi aspri al punto da sembrare plebei, son invece autori di una nobiltà antica che viene dall'aver saputo rimanere in disparte per millenni e limitarsi a far da uva da taglio, con l'aristocratica eleganza di chi sa essere indispensabile per il successo altrui ma non ne ostenta il merito. Una presenza, quella della duriciana degli statuti del 1264 e che si coltiva a cavallo dei Lessini fra il veronese e il vicentino, della quale il vignaiolo, enologo e imprenditore Gianni Tessari, non poteva non subirne il fascino. Anzi, meglio, scoprirne all'interno di ogni singolo grano alcuni tratti di se stesso. Un uomo 4.0, lo definirebbe oggi un qualche giovincello wine-wrtier bloggherista, con tutto i rispetto che meritano costoro, un umano che sa ancora stupirsi con il disincanto di un vignaiolo del secolo passato, lo dipingo io. Che, accompagnando un umano redattore di Vinoecibo, zampettando sotto il tavolo dell'Hosteia del Durello dove il Tessari, il redattore e un altro paio di amici s'erano concessi una pausa per il pranzo, ho avuto il destro per conoscere più da vicino questo saggio uomo di vigna e cantina.

 

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Umano dal sapere lungo come la persistenza delle effervescenze dei lieviti, quando chi le tratta le trasforma nell'essenzialità di infinitesimali granuli perlati; educato e modesto, ma non per questo da confondersi fra i timidi popolani; attento e sagace al punto di saper apprezzare e far apprezzare un altro Durello, metodo classico, portato in tavola. Giusto per una richiesta provocatoria dell'umano redattore, fatta ad un cameriere dell'Hosteria che evidentemente abbisogna di qualche ripetizione somatica per imparare a conoscere i volti dei produttori di Durello che vengono serviti, nessuno escluso, proprio nell'Hosteria di Montecchìa di Croasarache, dal Durello prende il nome ed è guidata dal bravo chef e patron Claudio Burato. Meno di trenta in tutto, i produttori di Durello allo stato, e Gianni Tessari, che a partire dalla metà degli anni ottanta ha firmato alcuni tra i più grandi Soave, producendo anche vini della Valpolicella, ora è tra questi. Con un marchio che, se all'inizio della sua ulteriore nuova storia punto zero con la durella si chiamava Marcato, oggi, si identifica semplicemente con il suo nome e cognome scritto in corsivo su fondo bianco  e con il tratto di una chiesetta stilizzata sopra a quelle che sicuramente sono le colline da dove Gianni si rimette in cammino ogni volta che si mette a fare un nuovo vino e a portarne il suo nome, in giro per il mondo, per farlo conoscere. Magari a vecchi merli come me che hanno imparato quale è il significato del  “sapere tutto”  nel comune dire dei Veneti: el mona sa tutto!

 

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Meglio quindi farsi spiegare da chi è meno mona cos'è il Durello e ringraziarli, se capita, come spero di aver fatto,  alla stregua di un umano, con queste righe. A proposito visto che domani sera  mercoledì 21 giugno, l'umano redattore di vinoecibo è stato invitato nella terrazza della cantina di Tessari per il brindisi che darà l'addio al Durello marchiato Marcato e  il brindisi che saluterà la nascita  del solo ed esclusivo marchio Gianni Tessari, è probabile che lo accompagni e vi dia conto di  cosa è successo nel giorno più lungo dell'anno. Sicuramente alla mezzanotte del Solstizio si alzeranno i calici e qualcuno, gioiosamente, parafraserà l'aristocratico adagio, è morto il re viva il re, con un più consono: è morto un Durello viva un nuovo Durello; firmato Gianni Tessari. 

Che a suo tempo, si è auto-riassunto in poche righe : “Mi piace immaginare , ebbe a dire Tessari, che il lavoro di un vignaiolo è come quello di uno scultore. L'opera d'arte è già dentro il blocco di marmo e l'artista deve solo liberarla. Il destino dei vini è già scritto nella terra da cui provengono, il vignaiolo deve solo saper riconoscerlo e darne vita”

 

 

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