Arnaldo Villardi e Mario Soldati

di Giovanna Romeo
Dic. 1, 2019

Una firma per raccontare il Monti Lessini Doc

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Non avrebbe di certo immaginato Arnaldo Villardi che la sua intuizione nel lontano 1960, avrebbe dato avvio al moderno concetto di Monti Lessini Doc. La sua passione era solo la Durella, per gli antichi Durasena, che da buon agricoltore e vignaiolo coltivava e amava. Ne aveva compreso le grandi qualità al punto che negli anni ’60, recandosi a Reims, in Francia, patria del Metodo Champenoise si rese conto che le sue caratteristiche, la buccia spessa e la mordente acidità, sarebbero stati i pregi per una vinificazione e spumantizzazione stile Champagne, di cui si accingeva a conoscerne ogni segreto.

 

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In viaggio dunque con quattro amici, Gianfranco Tadiello tra i più importanti rappresentanti di Maison di Champagne in Italia, Giuseppe Morsiani alla direzione dell’Unione Italiana Vini e Lorenzo Pontalto direttore della Cantina di Soave, colse immediatamente le somiglianze geomorfologiche e pedoclimatiche di Roncà, comune del veronese in prospicienza dei Monti Lessini, dai suoli calcarei, vulcanici e minerali. Similitudini che incoraggiavano l’idea di una spumantizzazione della Durella. L’assaggio dei “vin clair” confermò l’intuizione: la strada del Durello doveva essere proprio quella, il metodo classico.

 

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La prima vendemmia utile fu il 1963. Un lavoro che vide parecchi anni di tentativi e sperimentazioni sostenuti dalla collaborazione e amicizia di Morsiani. “Le bottiglie avevano spesso pressioni troppo importanti al punto da scoppiare” - ricorda Giovanna Ferello Villardi, moglie di Arnaldo - “ se all’inizio l’idea poteva esser sembrata un po’ malsana di fronte alle mille difficoltà, ben presto arrivarono i risultati”.

Nel 1968 finalmente le prime produzioni suggellate, qualche anno dopo, da una firma come quella di Mario Soldati. Sempre in quegli anni la comunità di Roncà, grazie all’amico Tadiello, divenuto sindaco, ebbe il piacere di invitare Mario Soldati alla Festa del Vino. Fu ospite a pranzo di Giovanna e Arnaldo i quali servirono una bottiglia del loro Durello Metodo Classico. Un vino che Soldati trovò sorprendentemente interessante, il cui ricordo è custodito nelle due magnum “Arnaldo Villardi” di cui firmò le etichette.

 

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“È uno spumante vulcanico che nasce sulle nostre colline, sulle terre del Monte Calvarina, antico vulcano spento i cui suoli concedono le connotazioni specifiche che lo caratterizzano” riferisce la signora Giovanna. “Per questo piaceva tanto ad Arnaldo che non riuscì però a portare a termine il suo lavoro, se non producendo poche bottiglie per uso personale. Furono in seguito aziende come Marcato e Fongaro a proseguirne il lavoro svolto in quegli anni e realizzando un vino che «oggi va avanti per il mondo con dignità »”.

Era il 1978 quando arrivarono le conferme definitive con il contributo dello studente Valentino Tessari. La sua tesi sul Durello aveva ampliato gli studi spingendosi ad immaginarne l’evoluzione dopo più anni di affinamento, in perfetto stile Champenoise. Un quartetto che si arricchì nel tempo di importanti supporter come il giornalista Bocci e il lavoro del deputato Prearo, grazie ai quali nel 1987 il Durello si poté fregiare della Denominazione di Origine Controllata.