Lombardia

Oltre le apparenze

di Annamaria Farina
Maggio 7, 2017

Ristorante D'O, parola d'ordine ESSENZIALE

 

Si presenta nella sua giacca bianca, candida, impeccabile.
Impeccabile non solo per la pulizia, ma per il "bianco assoluto": non una scritta, non uno sponsor, una medaglia, una coccarda, un....niente! Quasi a non voler essere contaminato da alcuna influenza che esuli dalla sua persona: Lui, Davide Oldani.

 

 

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In una società d'immagine, come si è soliti proclamare oggi, questo è un caso nel quale ciò che si presenta va oltre le apparenze, ed il rigore della figura va oltre l'aspetto assumendo spessore nell'atteggiamento, nell'operato, nel modo di esprimersi e raccontarsi.
Si va oltre al racconto, materializzando profumi, consistenze e gusto in un'armonica sequenza di piatti dove ESSENZIALE sembra essere la parola d'ordine, dove NUTRIRE ne diventa la missione attingendo da tradizione e innovazione quale naturale processo evolutivo di questa professione.

 

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Quasi una smania per la perfezione che a volte può portare al maniacale e all'eccesso facendo perdere la dimensione, e che altre invece porta a far tremendamente bene, a fare addirittura meglio, come in questo caso, dove ogni preparazione sembra essere frutto di una naturale "spontaneità" degli ingredienti usati, celando invece una complessità ed un equilibrio frutto di un lungo operato e che qui mai si perde.

 

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Sbavature assenti, sorprese tante: dalla cucina escono piatti che sembrano volersi burlare di naso ed occhi: un uovo che non c'è ad accompagnare il suo asparago del quale però se ne può apprezzare il profumo in maniera quasi tangibile, oppure la palla da tennis che arriva quasi a fine percorso legando perfettamente il dolce e salato tanto ricorrente nei piatti dello chef e nel quale una sfera di gorgonzola si consuma in un istante nella sua intensità ed eleganza.

 

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Un gioco sottile: vedere ciò che non è ... annusare ciò che non c'è
Un azzardo che ci si può concedere solo se si conoscono bene le regole, e questa è stata una grande partita dal quale lo chef ne è uscito vincitore.
Undici mesi dal suo trasferimento dalla vecchia location di poco distante, un panorama ed un contesto invariati, uno stralcio di periferia immutato dal tempo, forse migliorato, o più semplicemente "ripulito" dal deterioramento portato dal trascorrere degli anni.


 

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Superba la personalizzazione di ogni elemento, iniziata agli albori da una posata e che oggi dilaga in tutti i dettagli, come i tavoli, le sedie ed ogni altro accessorio.
Questo nuovo interno viene ricucito alla perfezione col il vecchio esterno mediante le grandi vetrate nel quale lo spazio si dilata, facendo perdere i confini e creando nuove relazioni spazio-temporali.

Chiuso la domenica e il lunedì Piazza della Chiesa 14 - San Pietro all'Olmo - Cornaredo - MI

 

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