Marche

Gradara Fra Storia E ...Gola

di Giuseppe Casagrande
Ott. 7, 2015

Gradara fra storia e ...gola ,La cucina casereccia del Soldato di Ventura

Piatti di terra proposti secondo antiche ricette e applausi anche per i dolci di nonna Silvana

Nei giorni scorsi, in occasione di un tour enogastronomico organizzato da Marinella Argentieri, nume tutelare dell’Associazione Ristoranti Tipici Regionali Cucina Doc, sono tornato (mancavo da un paio d’anni) a Gradara, uno dei più bei borghi d’Italia. Dopo la visita alla rocca medievale e al castello (due gioielli che meritano il viaggio), era inevitabile sedersi a tavola. E Marinella ha scelto (scelta azzeccata) un’antica trattoria che propone i piatti della tradizione gastronomica locale: "Al Soldato di Ventura".

Piatti di terra proposti secondo antiche ricette e applausi anche per i dolci di nonna Silvana

Straordinario il panorama che si ammira da “Porta Nuova”

Il piccolo, ma accogliente locale, è attiguo alla "Porta Nova", una delle porte di accesso al noto borgo medievale marchigiano, da dove si gode uno straordinario panorama che spazia fino al litorale romagnolo. Può accogliere 50 ospiti in sala e d’estate altrettanti nel giardino. Il ristorante è gestito con quotidiana dedizione dalla famiglia Bertolino: Claudio e Silvana con i figli Claudia e Andrea. Da sempre la famiglia Bertolino fa parte dell’associazione Ristoranti Tipici Regionali sostenitrice del binomio gastronomia-turismo. Eredi di una cultura di confine tra Romagna e Marche, Claudio e Silvana prendono per la gola i buongustai con i loro piatti di terra e di mare proposti secondo antiche ricette che esaltano i sapori della cucina casalinga, conosciuti sin dall’infanzia e riproposti alla clientela con semplicità, senza tanti voli pindarici, ma con rigoroso rispetto della tradizione.

Straordinario il panorama che si ammira da “Porta Nuova”

Un menu pantagruelico secondo la tradizione locale

Pantagruelico il menu propostoci, un menu fedele alla tradizione locale non solo nella scelta dei piatti, ma anche nella loro successione. Fino a qualche anno fa la tavola della festa prevedeva, infatti, almeno cinque portate oltre al dessert: l’antipasto, una minestra, un primo piatto asciutto e due secondi. Per l’occasione sono stati serviti i salumi (prosciutto, lonza, lucaniche, coppa di testa) di Ginestreto (Pesaro-Urbino) con fichi, melone e verdure grigliate. Una bontà. Il tutto accompagnato da appetitose piadine e da una croccante fornarina. Da standing ovation i primi piatti: i mitici cappelletti in brodo di cappone, vitello e manzo, e gli strozzapreti della casa con sugo di
funghi. Breve pausa giusto per preparare lo stomaco all’arrivo dei secondi: un succulento coniglio disossato e farcito in potacchio accompagnato da funghi al gratin e le costolette di castrato «alla
scottadito» con misticanza di campo. Da applausi anche i dolci casalinghi di nonna Silvana e la frutta mista disposta con un tocco simpatico di fantasia ornamentale in un pentolone di rame. Il
pantagruelico «banchettio» è stato accompagnto da un frizzantino bianco dei Colli Pesaresi piacevolmente sapido e da un Rosso Piceno di buona struttura. Che altro aggiungere? Nient’altro che un evviva la cucina casalinga, fatta con il cuore. Chapeau.

Un menu pantagruelico secondo la tradizione locale

L'amore tragico tra Paolo e Francesca

Gradara è una meta che consiglio a quanti frequentano la riviera romagnola e marchigiana. Splendido il borgo medievale, un gioiellino il castello che domina l’austera Rocca. Un plauso alla guida, la signora Giovanna Ricci della locale Pro Loco che con grande professionalità ci ha raccontato la storia di Gradara e del castello. Il borgo fortificato costituisce una delle strutture medievali meglio conservate d’Italia. Il mastio è stato costruito nel 1150, l’attuale aspetto è opera della famiglia Malatesta che dal XIII secolo fino al 1463 ha dominato la fortezza che, per la sua posizione strategica, è stata nei secoli teatro degli scontri delle più potenti famiglie dell’epoca: i Borgia, i Della Rovere, i Medici. Ma sono i versi di Dante, che narra la tragica fine dell’amore di Paolo e Francesca tra queste mura, a celebrar e questo luogo.

L'amore tragico tra Paolo e Francesca

Onore e gloria al bellunese Zanvettori

La conservazione della rocca si deve all’ingegnere bellunese Umberto Zanvettori che, attorno al 1920, ha compiuto un’importante opera di restauro, investendo tutte le sue risorse per riportare la fortezza al suo antico splendore. Sono oltre 500 mila ogni anno i turisti che raggiungono Gradara per ammirare il castello, i suoi arredi e le importanti opere artistiche che lo completano e per partecipare al calendario di eventi organizzati dall’attiva Pro Loco (www.gradara.org).

Un esempio su tutti la manifestazione  che per sei giorni, ad agosto, ha popolato il castello di fate, folletti, cavalieri e draghi, in un’atmosfera fantastica alla presenza di oltre 50 mila persone. Il castello di Gradara è un magnifico esempio di architettura militare del XIV secolo. Attorno al fortilizio primitivo, costruito dalla famiglia de Grifo, signori di Gradara, nel XII secolo, il castello fu poi ampliato e abbellito dai diversi feudatari che si succedettero nel dominio della zona. I Malatesta, gli Sforza e i Della Rovere non si limitarono però ad accrescerne la potenza militare e difensiva, ma ne abbellirono anche le sale interne, raccogliendo diverse opere d’arte. Il castello, oggi museo statale, offre l’opportunità di visitare ben 14 stanze tutte arredate con mobili antichi e opere d’arte, tra cui la pala di Santa Sofia di Giovanni Santi e una terracotta di Andrea Della Robbia. Tra gli ambienti i più significativi vanno menzionati quelli decorati con affreschi alcuni attribuiti al pittore bolognese Amico Aspertini come il camerino di Lucrezia Borgia.

Onore e gloria al bellunese Zanvettori