Addio Arturo Filippini

di Il Merlo Parlante
Aprile 14, 2020

Non è una recensione ma un saluto per Arturo Filippini, ristoratore che dal mitico ristorante  "Da Alfredo" di Treviso, negli anni sessanta, ha segnato il mondo della cucina veneta, italiana, internazionale.

in_cantina_500_etichette__403x604_q85_crop_subsampling-2_upscale.jpg

 

Venire a sapere che il signor Arturo Filippini ha lasciato le mise en place di questa terra dopo aver tenuto testa al Covid19 per un paio di settimane, ma non a vincerlo, non è notizia che poteva lasciarmi senza nemmeno un fischio da fare. Ricordo ancora, da giovanissimo merlo che cominciava appena appena a saltellare nel mondo delle grandi cucine, quando entrai per la prima volta in quello che fu il primo dei ristoranti della catena El Toula. Mi trovai davanti il signor Arturo e, a quei tempi, anche Alfredo Beltrame, suo maestro e partner in quella che da Treviso fu poi una scalata al mondo dei gourmet di mezzo mondo. Anzi, quasi tutto, visto che dal Giappone all'America del nord il nome della catena è ancora ben noto agli estimatori di una cucina che non aveva avuto bisogno di attendere lo chef system di oggi per diventare creativa o innovativa. E nemmeno del territorio o del rispetto delle materie prime e bla e bla e bla. La filosofia di quei due signori, e di Arturo in particolare, era che quando uno entrava nel suo ristorante non aveva che da sedersi e sentirsi ospite. Al piacere del palato ci pensava il menù e la carta dei vini. Compilati per bene senza sbavature e senza forzature e soprattutto godibili. Ricordo che quel giorno, dopo un aperitivo con ciliegina sotto spirito e con tanto di picciolo, un evidente e nobile retaggio da Villa Coldumer da dove aveva preso le mosse la sua ascesa professionale nella Marca Gioiosa, il signor Arturo, sparigliano le carte in tavola, propose un fuori carta. Un risotto con il prosecco, quando non c'era ancora l'obbligo di metterci la P maiuscola, un rognoncino alla lampada e un paio di cespetti di radicchio rosso trevigiano saltati e croccanti. Un "tocco" de sbrisolona e un cognac, "vagamente" riscaldato da un cucchiaio caldo immerso all'interno del baallon. Niente di straordinario potrebbe obiettare qualcuno dei moderni cirtici del food e finanche gran cousinier della domenica de noantri, e magari potrei pure dar loro ragione ma di quel pranzo fuori carta, io, al signor Arturo,sarò sempre grato, per la semplcità  dei pochi ingredienti usati per deliziare, con una eleganza e una classe inimitabile nel servirli, assemblati, in una impeccabile mise en place. Una cascata di dettagli e di particolari quasi impossibili da ricordare uno per uno ma straordinarimente indelebili nel formare un tutt'uno che, ancora oggi, ripensandoci dopo quasi cinquant'anni, mi appare più vivo che mai. Così come vuole la grande arte della ristorazione quando ad essa si pensa e della quale, signor Arturo, eri maestro.       

cameringo_20170509_190346-1030x579.jpg