Abruzzo

A Villa Maiella

di Annamaria Farina
Marzo 2, 2016

A Villa Maiella , Tinari

I Tinari, formazione che vince

Che bella famiglia quella dei Tinari!!! E’ questo che ho pensato a metà del mio pranzo a Villa Maiella, qualche giorno fa, durante una delle mie tappe gastronomiche. Mi riscopro fondamentalmente romantica, forse un po’ nostalgica visto che la mia di famiglia si è ridotta purtroppo ai minimi termini, ma questa è la vita, e quindi mi lascio affascinare da loro che, forse non rendendosene conto, giorno dopo giorno realizzano quello che è un’unione d’affetti e professione e che concorre a scrivere la loro storia.

I Tinari, formazione che vince

Ad ognuno il suo ruolo di protagonista

Padre, madre, due figli e mogli a seguito, tutti indaffarati con la loro mansione: li conosco uno ad uno ad iniziare, come forse è giusto che sia, da Peppino al quale gli anni  hanno conferito padronanza e consapevolezza del proprio ruolo, per poi essere affidata alle attenzioni del figlio Pascal che con l’esuberanza della giovane età riesce a portare una giusta nota di brio al servizio.

Solo verso la fine del mio pranzo scambio un saluto con mamma Angela e al termine con l’ultimo membro della famiglia, Arcangelo, coloro che hanno preparato i piatti del menù consumato. Una formazione 2 + 2 che mi è proprio apparsa vincente!

Ad ognuno il suo ruolo di protagonista

Piatti per palati contemporanei amanti della tradizone

Che piatti sono passati dal tavolo? Preparazioni che hanno manifestato chiaramente un legame stretto con il contesto chietino, nel cuore dell’Abruzzo, e che passione e competenza hanno permesso di riproporre con quella nota creativa in grado di avvicinare la cucina tradizionale ad un palato più contemporaneo. Una tradizione che per conformazione territoriale si presenta molto vasta e si avvale di prodotti regalati dal panorama montano e della zona costiera: ed allora dalla vicina Aquila e S. Stefano di Sessanio i supporti per i “Ravioli di burrata allo Zafferano de L’Aquila e Lenticchie di S. Stefano di Sessanio”, così come territoriale è la tradizione del baccalà che dalla cucina arriva così proposto: “Filetto di baccalà in tempura su spuma di finocchio” leggerissimo e di pregiata qualità.

Piatti per palati contemporanei amanti della tradizone

Fra carpacci, marinati e controfiletti

Curioso e gustoso nella sua semplicità il “Come un carpaccio: vitello marinato al caffè e cumino montano” che unitamente ad un piatto di affettati di produzione propria ha aperto il pranzo, mentre più impegnativo risulta il “Controfiletto di Maiale Nero della Nostra Fattoria in camicia di verza” (impegnativo forse perché ultima portata di una pranzo più che generoso?!) nel quale domina questa particolare razza che nella fattoria di Villa Maiella, così come per mano di qualche altro appassionato allevatore locale, è stata recuperata rendendo possibile la salvaguardia di un patrimonio di biodiversità di inestimabile valore.

Fra carpacci, marinati e controfiletti

Doni che rimangono

Fra i dolci mi piace ricordare la versione che ripropone il tradizionale “Parrozzo” abruzzese e che riprende il tipico dolce risalente al 1920 a base di farina gialla, uova e mandorle tritate.
Diverse le portate, che hanno catturato a volte più a volte meno il mio consenso, ma sempre piacevoli e mai eccessive, trovo superfluo elencarle tutte, e come spesso mi ritrovo a dire: “I piatti passano, si modificano, si sostituiscono. Le persone, il loro sapere, il loro donare resta, ed è questo che rende il semplice cibarsi un’esperenzia da ricordare”

www.villamaiella.it

 

Doni che rimangono