Veneto

A due passi da Giotto nella città del Santo per scoprire la glera di Boetto

di Il merlo parlante
Giugno 9, 2017

Una sorta di micro tenuta vitivinicola dove la produzione delle sue vigne è più che di nicchia

Se per caso o intenzionalmente passate per la città del Santo, oltre al venerato Antonio, Giotto, l'università, l'Orto Botanico, il Pedrocchi e cento altre cose, compreso Giusto de' Menabuoi c'è un posto che val la pena di scoprire. Una sorta di micro tenuta vitivinicola dove la produzione delle sue vigne è più che di nicchia e dai grappoli della sua Glera sì e no che se ne ricavi un calice o due, ma il padovano Gianni Boetto, non ha timori sull'esito della vendemmia del suo Prosecco. Non per sopravvalutazione del suo pollice verde quanto per il suo amore per le piante che Boetto ha deciso di mettere a dimora nel cuore della città. Vigne di Glera incredibilmente vitali che alla fine del breve filare si accompagnano ad altre piante da frutto piantumate in successione lungo la sommità dell'argine che costeggia la centralissima riviera Mussato, all'incrocio con la fine di via dei Tadi. Proprio accanto all'altro punto verde, o meglio clinica delle piante, curato sempre dal signor Gianni che è pure patron delle vetrine del bar Boetto che confinano con quelle della fitoclinica.

 

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Un somministratore di bevande e cibo, come recita il lessico burocratico, che dopo la sua attività, coltiva da sempre una seconda e inconsueta passione: la cura per le piante. Sia d'arredo, come quelle non più rigogliose che molti padovani portano nella “clinica “ che Gianni ha appunto fondato in un vecchio negozio di famiglia sfitto e non più usato, accanto allo storico bar, sia per le piente officinali, come i fusti di rosmarino che crescono all'ombra delle vigne o le piante ortofrutticole. Come i caricofi o le zucchine ma anche ciliegi, albicocche, fichi e tutte le altre specie che l'automobilista distratto, che "scatta" al semaforo di Riviera Mussato, non ha mai nemmeno sognato di vedere in così tanta e buonsa salute.

 

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Proprio in un angolo di vecchia Padova che sembra griadre a viva voce tutta la sua vitalità con la forza delle piante. Anche a dispetto dei due varchi della Zona a traffico limitato, in poche centinaia di metri, che più per scelte politiche e fossanche di natura commercialvenale che per vero rispetto dell'ecosostenibilità e per la storia della città, abbiano desertificato questo e molti altri quartieri di Padova. Costringendo a far marcire serrande abbassate con effetto tombale su attività che erano l'anima di una città a tutto vantagio di insulsi e impersonali centri commerciali. Comodi quanto volete, se volete, ma che hanno fatto sparire personaggi e figure di cui giorno dopo giorno si sente sempre più la mancanza.

 

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Rappresentanti di una storia , di tradizioni, di vite fatte di un vissuto quotidiano, indispensabile per vivere il futuro. Pensiero inviso ai grandi signori dell'economia che preferiscono la massa deficentemente imperssonale al cliente di un tempo che commericanti, artigiani, esercenti e botttegari sapevano ben coccolare. Virtù che non è bastata per evitare di abbassare le serrande costringendo alla chiusura definitiva attività secolari. Come un’officina, una macelleria e un fruttivendolo poco distante dal bar di Boetto che quasi ostinatamente, al deserto delle serrande tombali ha invece preferito il verde delle “sue” piante e di quelle che cura nella “clinica” vicino al suo locale. Aperto dalle 7 del mattino fino a sera. Ottimo non solo per caffè e colazioni ma anche per un pausa pranzo. Magari, con la bella stagione, seduti ai tavoli esterni in riviera, all'ombra di una vera vigna di Glera e finanche di un banano. Ancora a basso fusto ma, come forse direbbe Boetto, il tempo è galantuomo e basta solo rispettarlo, al resto ci pensa la natura o quel che ne rimane.

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