Lisbona È Sempre Un Piacere

di Giuseppe Casagrande
Gen. 13, 2015

Lisbona è sempre un piacere ,Emozioni che non si dimenticano , Giuseppe Casagrande

Palazzi carichi di storia, viali alberati, i tram, le funicolari, i ristoranti tipici. i caffè

È sempre un piacere tornare a Lisbona. Mancavo dal giugno 2004 (campionati europei di calcio). L'ho rivista nei giorni scorsi in occasione delle festività di fine anno: ancor più bella nella magica atmosfera natalizia con i suoi palazzi carichi di storia, i viali alberati, i quartieri popolari, i tram, le funicolari, i ristoranti tipici, i caffè frequentati dai più illustri poeti e scrittori, i mercatini, i miradouro (terrazze panoramiche con vista mozzafiato sulla città), i locali notturni dove ogni sera si esibiscono gli interpreti di quella musica struggente che è il fado. Ed ancora: le pasticcerie. Ne trovate a centinaia ad ogni angolo della città. La più famosa è l'Antiga Confetaria de Belém che dal 1837 sforna ogni giorno i mitici “Pastéis de Belém", un pasticcino che ricorda un po' le classiche sfogliatelle napoletane. La storica pasticceria sorge in uno dei quartieri più suggestivi di Lisbona, in Rua de Belém al numero 84, a due passi dall'imponente monastero Jerònimos (capolavoro dell'arte manuelina: nel chiostro, splendido, è sepolto Fernando Pessoa ed accanto vi è la spettacolare chiesa con la tomba di Vasco da Gama).

Palazzi carichi di storia, viali alberati, i tram, le funicolari, i ristoranti tipici. i caffè

Pasticcerie ad ogni angolo

Ma veniamo ai “Pastéis de Belém”. Essi non sono altro che dei pasticcini di pasta sfoglia friabile ripieni di crema pasticcera, cannella e zucchero a velo. Prima di essere infornati vengono lavorati da un esercito di donne che li modellano ad uno ad uno foderando degli appositi stampini. La ricetta è segretissima: solo tre persone la conoscono che sotto giuramento non possono rivelarla. Anche nei giorni scorsi davanti alla pasticceria vi era la solita interminabile coda di quanti (turisti e non) acquistano le confezioni-regalo dei mitici “Pastéis”. È un vero e proprio pellegrinaggio (ogni giorno ne vengono sfornati dai 15 ai 20 mila pezzi e nei fine settimana anche 30 mila). Per non fare la coda mi sono seduto in una delle sale interne con gli storici azulejos alle pareti e assieme alla moglie ne abbiamo ordinati un vassoietto per accompagnare la classica bica (una tazzina di caffè molto forte, simile al nostro “espresso”). Una squisitezza sia il caffè che i “Pastéis de Belém” spolverizzati con la cannella. Altro caffè storico che merita una visita (per sorseggiare un caffè, fare colazione o per pranzare) è il Cafè da Brasileira, in Rua Garret (quartiere Chiado), il locale frequentato da artisti e letterati come si può notare anche dalla curiosa statua in bronzo raffigurante Fernando Pessoa seduto ad uno dei suoi tavoli ed inaugurata nel 1988 in occasione del centenario della nascita dello scrittore portoghese. La statua si confonde con i clienti che passeggiano nella adiacente piazzetta, mentre all'interno del locale c'è una curiosa caricatura a grandezza naturale di Pessoa che beve il caffè al banco.

Pasticcerie ad ogni angolo

Nel ristorante a gustare il bacalhau

Con la moglie siamo entrati per pranzare (il ristorante è al pieno inferiore). Location suggestiva, personale gentilissimo e menu di buon livello. Dopo i tradizionali antipastini (formaggi, tonno, olive) io ho optato per una sopa (zuppa) alla alentejana: brodo di carne con pane inzuppato, formaggio e un uovo all'onda. Una bontà, proprio quello che ci voleva per riscaldare i cuori vista la giornata piuttosto rigida. Mia moglie ha ordinato una ghiottissima insalata brazileira. E come secondo piatto entrambi abbiamo optato per il “bacalhau assado”. A proposito di baccalà è da aggiungere che il"bacalhau" (merluzzo salato) in Portogallo è proposto in mille modi diversi. Si dice che, di ricette, ne siano state codificate 365, una per ogni giorno dell'anno. Esagerazione?
Probabilmente sì. Sta di fatto, comunque, che lo si trova ovunque: nei ristoranti, nei bar, nei fast-food e ad ogni stagione dell'anno. I cuochi portoghesi del merluzzo salato utilizzano proprio tutto (un po' come avviene da noi per il maiale): la coda, la pancia, la testa, la lingua, le guance, le uova oltre al dorso naturalmente che è la parte più nobile.
 

Nel ristorante a gustare il bacalhau

Il mitico Porto e non solo

Lo propongono crudo, fritto, asado, lessato, gratinato, ai ferri, al forno, ripieno, a mo' di polpettina ("pasteis de bacalhau"), alla "congregado" cotto in un coccio di terracotta su un letto di cipolle, patate, pomodoro e insaporito con peperoncino e vino bianco o ancora cottonella "cataplana" (una campana di rame) assieme ad una carrellata di crostacei, triglie, frutti di mare, verdure con alcune striscioline di prosciutto ("persunto") dell'Estremadura. Quest'ultima specialità (il "persunto") ci offre l'opportunità per precisare che la cucina portoghese - una cucina semplice, schietta e genuina - non è solo pesce. Un ruolo importante rivestono i formaggi (freschi e stagionati), le zuppe, gli insaccati (salsicce) e la carne (famoso il "cozido", bollito misto con verdure), la "bifana" (scaloppina di maiale), i "rojoes" (stufato di carne di maiale marinata nel vino), la "feijoda" (trippa con i fagioli), il "leitao da bairrada" (una sorta di porchetta), il "coelho" (coniglio) alla cacciatora. Due parole meritano anche i vini. Non solo il mitico Porto e i gioielli della valle del Douro, ma anche il vinho verde della regione del Minho (un bianco leggero e leggermente frizzante) e i possenti rossi di Ribatejo nella fertile valle del Tago.

Il mitico Porto e non solo