“Arte & Vino” Capalbio 2021

di Tania Turnaturi
Ott. 13, 2021

Itinerario eno-artistico nelle aziende vitivinicole

Il borgo medievale di Capalbio nella propaggine meridionale della Maremma domina sulla campagna sottostante, fino alle dune costiere.
I suoi terreni estremamente fertili, sottratti al bosco e alla palude, producono vini che hanno ottenuto la denominazione Doc Capalbio.
La manifestazione “Arte & Vino”, giunta all’VIII edizione, punta a esaltare il connubio tra la realtà vitivinicola di un territorio che produce vini di qualità e l’arte contemporanea ispirata e integrata nel territorio, coniugando le percezioni sensoriali ai talenti creativi mediati attraverso la forma e i materiali.
È un’esperienza immersiva quella in cui ci si addentra visitando le sei cantine che, aderendo al progetto, hanno installando nei vigneti opere nate dalla corresponsione sinergica tra la finalità dell’azienda e la percezione della specificità del luogo da parte dell’artista, dato che la produzione vinicola e quella artistica si fondano sugli stessi stilemi di sensibilità, lungimiranza, innovazione, impronta personale.

 

In quest’ottica, l’iniziativa promossa dall'Associazione “Il Frantoio” e dall'Associazione “Capalbio è Vino”, ideata da Maria Concetta Monaci e curata da Davide Sarchioni in collaborazione con Dimitri Angelini, ha richiesto particolare attenzione agli abbinamenti tra le cantine e i progetti artistici che ne veicolano l’identità.
L’edizione 2021 esprime in maniera significativa il nesso tra natura e realizzazione artistica con esplicito riferimento alle sculture ciclopiche del magico e visionario Giardino dei Tarocchi sulla collina di Garavicchio realizzato da Niki de Saint Phalle che Capalbio celebra quest’anno con una grande mostra a Palazzo Collacchioni. Nel giardino esoterico sospeso tra sogno e realtà ispirato al Parco Güell di Gaudí, 22 sculture degli arcani maggiori in cemento armato rivestite da mosaici di specchi vetri e ceramiche colorate dialogano con la natura di un mondo incantato.

 

L’azienda La Vigna del Mare fondata nel 2007 con vista sul Tirreno, produce i rossi Guido Moro, Pietro Nero e Gimas e il metodo classico Rosé della Capita. Tra gli ulivi è adagiata l’installazione “Parnaso” di Thomas Lange, 24 elementi in terracotta policroma in cui l’artista sovrappone immagini del presente a quelle del passato lavorando su stratificazioni temporali e storiche, sintetizzando la trasformazione di un vigneto in giardino.
Dal 1998 la tenuta Monteti protetta dai boschi collinari produce i vini Monteti, Caburnio e TM Rosé e dal 2017 possiede la certificazione di Vino Sostenibile. Sul viale d’accesso l’opera site-specific di Mara van Wees “You are welcome” è un grande mosaico a disegni cosmateschi realizzato con scarti di lavorazione, secondo il concetto di Leon Battista Alberti che il mosaico non è ornamento ma serve a colmare un vuoto ricorrendo a materiali di risulta.

 

Dal profilo delle colline il borgo di Capalbio si affaccia sull’azienda Il Ponte, sorta nel 1988 da un casolare diroccato, che su 67 ettari produce sei etichette tra cui T-Lex Bianco, T-Lex Rosso e Balto. Un ulivo secolare ricoperto di forme colorate e simboliche ispirate a un disegno di Niki de Saint Phalle è la nervatura dell’opera “Vive le vin” ideata da Accademia di Aracne.
È una piccola azienda familiare di 5 ettari nata nel 1988 Il Cerchio, biologica dal 1992 coi vitigni autoctoni Ansonica, Sangiovese, Alicante, Vermentino, Ciliegiolo e Pugnitello che concilia evoluzione tecnica e tradizione. “Il Tempio del Cerchio” è l’opera di Samantha Passaniti scaturita dall’osservazione, ascolto e interiorizzazione del luogo, dove ha edificato un cerchio di pali e bambù legati da tessuto e verniciati di pittura all’acqua bianca intorno al posto dove vengono bruciati i vegetali, esaltando la sacralità insita nella natura.

 

“Apollo resisti” è l’opera di Davide Dormino che immette nella tenuta Monteverro, porta domestica che allude al portale classico con un timpano formato da due gambe divaricate in bronzo poggiate su stipiti lignei, simbolo di inclusività tra uomo e paesaggio. L’azienda di 40 ettari, dal 2008 produce vini biologici: vendemmia manuale micro-parcellizzata, uve vinificate separatamente dopo tre selezioni, fermentazione spontanea con lieviti indigeni, vinificazione per gravità senza chiarificazione né filtrazione.Nel comune di Manciano accolgono i visitatori nella tenuta Montauto due grandi “Cavalieri” di Vincenzo Pennacchi, assemblaggi fiabeschi di oggetti in disuso. Estesa per 200 ettari su colline argillose ricche di quarzo, l’azienda produce vini freschi e minerali da vigneti privi di pesticidi e uve raccolte manualmente.

 

Il progetto è realizzato con il contributo di Fondazione CR Firenze, di Banca Tema e con il supporto tecnico di TerraMedia, col patrocinio del Comune di Capalbio, Fondazione Capalbio e Toscana Promozione Turistica e rientra nell'ambito del circuito culturale "Il Luogo dei Sogni - Capalbio 2021" dedicato a Niki de Saint Phalle.Fino al 3 novembre è possibile prenotare una visita alle opere contattando direttamente le cantine.