Santità E Vino Non È Da Fare

di Nuovo Oplita
Ago. 18, 2014

Santità e vino non è da fare

Il centenario della morte di Papa Sarto si celebra anche con una bottiglia di Raboso

Al solo pensiero di prendere le difese di un Papa, Giuseppe Melchiorre Sarto, 257° vescovo di Roma e Santo non mi lascia, ma mi crea un po' d'emozione. Lo faccio perché il Santo non poteva essere associato ad una bottiglia di Raboso, vino gradito al pontefice di Riese Pio X (Tv), ma che suona come una nota stonata per celebrarne la memoria a cent'anni dalla sua scomparsa. Usare luoghi comuni non mi piace , come dire lo sento girarsi sulla tomba, mi sembra d'infierire ulteriormente.
Lascio a voi lettori il giudizio sul vino: il Raboso del Papa prodotto dall'azienda Caneva dei Biasio di Riese Pio X (Tv). La produzione è limitata: cento bottiglie (una per ogni anno dalla morte del Papa), di un Malanotte del Piave Docg che unisce la forza del Raboso alla morbidezza della parte di passito. Un vino deciso e contadino nella sua anima, ma maturato e reso eccellente da un processo di vinificazione di alto livello. Le bottiglie, tutte numerate, hanno una etichetta in raso e sono accompagnate da una brochure, anch’essa numerata.
Il “Raboso del Papa” sarà presentato ufficialmente giovedì 21 agosto alle ore 18.30 nella sede del wine shop della Caneva dei Biasio a Cendrole di Riese Pio X, in provincia di Treviso. Il convegno enogastronomico si aprirà alle ore 18.45, col saluto del sindaco di Riese Pio X, Matteo Guidolin, seguito dall'intervento del segretario della Fondazione  Pio X, Davide Nordio sull’enogastronomia povera amata dal Papa Sarto e la scoperta della frase sul Raboso, il vino che tanto amava. Alle 19.15 il gran maestro della confraternita del Raboso, Mario Barbieri, illustrerà il ruolo dell'associazione nel divulgare e tutelare questo storico vitigno. Infine alle 19.30 il momento più atteso: Eddy Furlan, vicepresidente regionale dell’Ais, Associazione italiana sommelier, stapperà la prima bottiglia e guiderà la degustazione del Raboso Malanotte Docg edizione limitata.
Il vino buono si trova in questa bottiglia, bene, ma lasciateci ricordare il decreto Lamentabili sane exitu di Papa Sarto. 

Precisazioni

I rappresentanti della Caneva dei Biasio cortesemente chiedono alcune precisazioni sull'articolo di cui sopra e di seguito le riporto:
Il “Raboso del Papa” è un prodotto che non nasce a fini commerciali (e chi è del mestiere può capirlo: le cento bottiglie, fatte di stampe uniche, etichetta in raso, brochure numerata in madreperla, sono state quasi tutte regalate ad istituzioni religiose e politiche), bensì a fini culturali.
Nasce infatti da una frase del Papa, non nota fino ad oggi, riportata in auge grazie alla collaborazione con studiosi e storici locali: e non a caso l’evento di presentazione aveva il patrocinio di Fondazione Giuseppe Sarto (l’ente pubblico che gestisce la Casa Natale ove nacque il Pontefice), Confraternita del Raboso e Associazione Italiana Sommelier, istituzioni che raramente si muovono assieme e presenti al convegno nelle loro massime cariche regionali. È quindi una bottiglia che è veicolo di conoscenza del territorio e della storia locale.
Sul fronte dell’accostamento con il “religioso”, per argomentare dettagliatamente perché sia possibile associare papato e vino, servirebbe rileggere gli atti
del processo di canonizzazione di Pio X: molte volte si fa riferimento alla sua passione per l’enogastronomia povera veneta, nella quale un sobrio bicchiere di vino non è mai mancato. E poi, concedetecelo: parliamo di una religione, quella cattolica, che nella transustanziazione (anche del vino) ha una delle sue basi dogmatiche.
Infine, citare proprio in chiusura il decreto contro il modernismo di Pio X tradisce forse una non completa conoscenza di un nostro compaesano, quel Bepi Sarto, che in molti studiosi dopo
anni di “dimenticanza” stanno rivalutando per il suo carattere rivoluzionario nella gestione dei rapporti all’interno della Curia Romana, qualità offuscate da quell’eletta schiera di vaticanisti che hanno voluto (ingiustamente, a parer nostro) definire il suo pontificato come “conservatore”. Ma questa è un’altra storia, che lasciamo ai professionisti del settore. A noi basta aver fatto conoscere l’amore per il vino e il cibo locale del Pontefice attraverso una bottiglia che ci è costata anni di lavoro e ricerca e che siamo orgogliosi di aver prodotto per ricordare i suoi cento anni dalla morte. E se abbiamo sbagliato, come voi credete, speriamo ci sia qualcuno in cielo capace di perdonarci.
 
Non essendo un vaticanista, non ho letto il processo di canonizzazione di Papa Sarto. Un dubbio però mi assale: quale peso può aver avuto “il sobrio bicchiere di vino” nel portare Pio X alla gloria degli altari?
E' certo per aver scritto l'articolo non sarò mai perdonato. Io che non ho conosciuto San Pio X in questa terra, mai mi prenderei certe licenze confidenziali con un Santo. Se dovessi arrivare in Paradiso, tenterò d'incontrare l'anima di Giuseppe Melchiorre Sarto e umilmente cercherò di farmi perdonare di averlo definito un conservatore.