Cenare a distanza, in casa propria, con le sfiziose proposte di un giovane e talentuoso chef stellato

di Giuseppe Casagrande
Dic. 1, 2020

In tempi di coprifuoco serale, vi racconto la mia romantica cenetta con il menu delivery del ristorante trentino "Locanda Margon" studiato da Edoardo Fumagalli

 

Giudizio? Promosso a pieni voti non solo da parte mia, ma soprattutto da parte di mia moglie, la temutissima "Sgarbina", così ribattezzata per le comuni origini ferraresi con Vittorio Sgarbi. E come il critico d'arte non irriverente e sguaiata, questo no, ma severa, rigorosa, schietta nel giudicare i piatti (e non solo).

E perché no, in tempi di pandemia con relativi divieti e coprifuoco serale - ci siamo detti con la moglie - non ci concediamo una cenetta romantica, a casa nostra, con un menu d'autore proposto da un ristorante stellato? Detto fatto. Una telefonata alla vicina Locanda Margon che dalla collina di Villazzano, dove abito, scorgo sulla sponda opposta del fiume Adige, poco sopra l'abitato di Ravina (Trento) et voilà... desiderio esaudito. Sfizioso il menu delivery proposto dal talentuoso chef della Locanda, Edoardo Fumagalli, riconfermatissimo anche quest'anno dai severi ispettori della "Guide Rouge" francese.

 

 

L'elegante confezione ci è stata recapitata nel tardo pomeriggio personalmente dal maitre Aleksandar Valentinov Nikolaev che nel Salotto Gourmet del ristorante trentino ha il compito di illustrare ai clienti i piatti proposti dallo chef lombardo con questo simpatico benvenuto della cucina stampato su cartoncino: "Oggi siete voi ad accoglierci, facendoci entrare nelle vostre case e per questo ve ne siamo infinitamente grati. Il nostro augurio è che la cucina sia fonte di emozioni come lo è per noi ogni giorno".

La moglie ha seguito scrupolosamente le indicazioni dello chef (preriscaldare il forno a 180 gradi) e alle ore 20, minuto più, minuto meno, eccoci a tavola. Prima pietanza le patate di montagna, infornate per 10 minuti, ripiene di stracotto di vitellone alle erbe e crema al prezzemolo e guarnite con alcune foglioline di cerfoglio. Una bontà in attesa del piatto da me preferito: il risotto, il piatto forse più facile, assieme alle leggendarie uova al tegamino, ma anche più difficile per uno chef (quante bocciature, ma anche quanti encomi da parte mia durante le mie visite ai ristoranti stellati e alle mille trattorie d'Italia e d'Europa).

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A questo punto gli amici buongustai vorranno conoscere il giudizio su questo risotto cucinato a distanza e infornato per 10 minuti. Risposta: una libidine. Mantecatura perfetta, azzeccato l'insolito matrimonio con le rape rosse e deliziosa la salsa di formaggio erborinato. Squisito anche il trancio di salmone selvaggio (scottato e infornato per 7 minuti) impreziosito di cavolo nero ripassato in padella, salsa allo yogurt e focaccia al tegamino. Peccaminoso, infine, il semifreddo al panettone con crema all'arancia. Giudizio lusinghiero anche da parte di mia moglie, la temutissima "Sgarbina" così ribattezzata dagli amici per le comuni origini ferraresi con Vittorio Sgarbi. E come il critico d'arte non irriverente e sguaiata, questo no, ma severa, schietta e rigorosa nel giudicare i piatti (e non solo).

Per quanto riguarda l'abbinamento enoico, questa volta ho disatteso il consiglio del maitre (il menu prevedeva il Blanc de Blancs Maximum Brut Ferrari) e ho optato, senza tradire la famiglia Lunelli, proprietaria del marchio, per il Prosecco Bisol Docg Rive di Campea 1542 che custodivo nella mia cantina. Chapeau. E in alto i calici con le bollicine del cuore.