I Sommelier Di Rovigo Si Incontrano Con L'Associazione Vini Storici Del Polesine

di Donato Sinigaglia
Marzo 22, 2012

I sommelier di Rovigo si incontrano con l'Associazione vini storici del Polesine

I sommelier di Rovigo si incontrano con l'Associazione vini storici del Polesine

Ricercare e valorizzare i vitigni del Polesine. Questo l'obiettivo che i sommelier dell'Ais di Rovigo si sono posti con lo scopo di fare conoscere i vini che tradizionalmente si coltivavano tra Adige e Po prima dell'invasione dei vitigni internazionali avvenuta negli anni '60 che hanno distrutto prima la coltura delle nostre viti e poi si sono estinti. Contemporaneamente anche viticoltori che, casualmente, si sono trovati ad avere in azienda ancora qualche vecchio vitigno hanno iniziato a vinificarlo con cura, beneficiando anche dei consigli di qualche esperto dei Colli Euganei. Incoraggiati dai buoni risultati ottenuti, molti di questi viticoltori, qualcuno solo per hobby, hanno costituito l'Associazione vini storici del Polesine.L'uscita ufficiale dell'Associazione e con i sommelier è avvenuta al ristorante Al Ponte di Lusia dove è stato presentato l'abbinamento dei vini ai piatti tradizionali del Polesine. Si è iniziato con un Mattarella frizzante dell'azienda Campioni, di sorprendente freschezza e mineralità su acciughe e baccalà fritti a cui ha fatto seguito sempre di Campioni, un Mattarella fermo, bianco consistente, con sentore fruttato di pere e mele, di corpo nonostante la bassa gradazione (10,5 gradi). Sugli spaghetti con le sarde e tonno un Gatta...








dell'azienda Il Pigozzo dei Salvan di Due Carrare (Pd): rubino violaceo con sentore di fiori secchi, rosmarino e sottobosco, fresco e poco tannico. Può andar bene anche con il pescegatto. Turchetta di Comini di Baruchella sul risotto con fagioli secchi: violaceo consistente, fruttato di ciliegia e leggermente balsamico, poco tanico e poco sapido, ma con corpo supportato dai 12,5 gradi. Con la faraona ripiena un Benedina in due versioni: maturato in acciaio e in botte. Rosso rubino consistente, tannico e sapido. Di corpo e persistente. Con la bondola di cotiche è stato abbinato un Turchetta di Salvan, quindi proveniente da terreno considerato più vocato al vigneto. "Ottimo - ha commentato Renato Maggiolo - ma oltre al terreno credo sia molto contato la tecnica e le attrezzature di cantina".Con la brazadela, ancora di Salvan, una Recantina, dal sapore antico. La voglia è stata di intingere il pezzo di dolce nel vino. "Va precisato - ha aggiunto Renato Maggiolo - che le Turchetta, ora sparse per tutto il veneto dall'Istituto enologico di Conegliano derivano tutte dal vigneto di Stecca di Costa". Gli abbinamenti, tutti ben riusciti, sono stati curati da Ulisse Avanzi, ingegnere di professione e gastronomo per passione.
Per gli amanti degli autoctoni un link da non perdere. Nelle foto: la vite raffigurata da Rembert Dodoens/ Rembertus Dodonaeus nel Cruijdeboeck (1544) ; sotto alcuni degli antichi autoctoni di Salvan