Un disegno mentale primordiale

di Vinoecibo
Feb. 25, 2019

De Buris, Amarone della Valpolicella Classico Riserva 2008

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Ci sono vini che non si dovrebbero mai bere. Non perché sgradevoli, o peggio, vinificati da vitivinicoltori dell'ultima ora, ma proprio per l'esatto contrario. Vale a dire che una volta che le papille siano state accarezzate da un vino che per diventare amarone ha cominciato il suo percorso nell'ottobre del 2008, risulta difficile non riassaporarlo, seppur virtualmente, richiamandolo dalla memoria gustativa, in cui il palato lo ha doviziosamente imprigionato, nel momento in cui ritorni al momento della sua degustazione o in cui ti viene servito un suo omologo a distanza di qualche tempo.

 

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E' questo quel che può accadere se si ha avuto l'esclusiva possibilità di gustare il felice connubio di un 62 per cento di Corvina, 25 per cento di Corvinone, Rondinella in ragione del 5 per cento e un 8 per cento di Oseleta. Un vino che la scheda descrittiva vorrebbe come vino accompagnatore dei momenti più esclusivi da dedicare a se stessi o come potente cavaliere di piatti di carne rossa e selvaggina e ancora, come immancabile presenza vinosa per bocconi di formaggi di gran spessore, ma che per quanto mi riguarda, non teme altri abbinamenti più audaci come può esserlo uno spaghettone al tonno.  Tanta è la sua versatilità che discende dalla potente classicità di figlio di uve native della Valpolicella, governate da una sapiente visione enologica, ormai proiettata oltre il 2020.

 

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Verso quei mondi dove l'importante non è far vedere cosa si possiede ma cosa si sa scegliere per donarsi momenti di lussuoso piacere. Pensati e bloccati nei vetri da un artigiano del vino che si è prodigato con la passione delle generazioni di vignaioli di cui porta il cognome per proporre, dopo dieci anni di amorevoli cure, un amarone che, per assonanza di toni chiama alla memoria partiture di quel kapellmeister di Weimar prima di essere kantor nella sua Lipsia. Un vino marchiato da una costanza e novità di pensiero senza tuttavia rasentare quegli estremismi che molti, fra i critici più puristi, amano evocare nel momento in cui il loro palato rimane ammutolito. Senza avere niente da dire di fronte ad una rotondità così perfettamente bachiana se non che tentare di ristabilire una connessione con la vista per comandare allo sguardo di cercare altre bottiglie da sbloccare e trovare il fallo a tutti i costi.

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Impresa non così facile visto che di questo Amarone della Valpolicella Classico Riserva 2008 De Buris, firmato dall'enologo Giancarlo Tommasi, ne è stato messo in bottiglia un quantitativo di sole 7940 bottiglie. Dopo che le uve, selezionate e vendemmiate grappolo per grappolo il 5 ottobre 2008, sono state poste sulle tradizionali arele di bambù, lasciate riposare 110 giorni nel fruttaio, prima della pigiatura e lasciando poi fare il suo lavoro a una lenta fermentazione per 30 giorni in tini di rovere, utilizzando esclusivamente lieviti indigeni. A seguire, la fermentazione malolattica, effettuata due volte per i primi due anni di invecchiamento in botti di rovere di Slavonia; seguendo le fasi lunari e le stagioni. Giorno dopo giorno, anno dopo anno verso un affinamento durato 5 anni in botti di rovere da 15/30hl, messe a dimora nell’antica cantina di Villa De Buris, dove ha proseguito il riposo in bottiglia fino all'ottobre del 2018.

 

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Anno fausto e festoso per questa famiglia di vignaioli della Valpolicella che, alla quarta generazione, ha deciso ancora una volta di far vedere di quali prodezze sia capace la sua genia nel trasmettere da un componente all'altro della grande famiglia Tommasi, l'amore per l'Amarone. Un imperioso destino animato da una sorta di disegno mentale primordiale che con il De Buris , Amarone della Valpolicella Classico Riserva 2008 , non sembra conoscere angustie di spazio né di materia.

 

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