Veneto

Tessari Tesse La Produzione Dei Rossi

di Marco Meneghetti
Aprile 10, 2016

Tessari tesse la produzione dei rossi

Marcato Tessari un nuovo marchio enologico

Marcato è un nome, un simbolo, un riferimento. L'azienda ha scritto la storia di un territorio e di un’uva, la Durella, che coraggiosamente ha scelto di trasformare un vitigno rustico a vino fine ed eccellente.
Gianni Tessari è uno dei nomi più importanti dell'enologia veronese. Sin dagli anni ottanta ha firmato vini di successo, riconosciuti con premi a livello internazionale. Nel 2013 Tessari lascia l'azienda di famiglia per gestire la Marcato: nasce una nuova sfida. Per L'enologo che ha sempre lavorato sui vini bianchi di misurarsi con il Durello e la sua spumantizzazione con metodo classico, portando il vino su lati livelli qualitativi. Inoltre, la necessità di misurarsi con tre diversi e complementari territori vinicoli: monti Lessini, Soave, Colli Berici.
In questi giorni è stato lanciato il nuovo marchio Tessari che si concentrerà la produzione di Soave e dei rossi dei Colli Berici. Marcato, invece, continuerà ad essere una linea dedicata ai vini spumanti.
Marcato Tessari un nuovo marchio enologico

Uno Chardonnay coltivato sui monti Lessini

Otto le referenze in tutto, equamente ripartite tra vini bianchi e rossi. Tre sono Soave, tra cui i cru classico Monte Tenda e classico Pigno, tre bicchieri Gambero Rosso nella guida 2016, cui si aggiunge uno Chardonnay prodotto con uve coltivate in Lessinia. Dai terreni vulcanici di questo territorio è stato prodotto un elegante Pinot Nero. Gli altri rossi l'autoctono Tai Rosso, il Pian Alto, Cabernet Franc e Sauvignon da uve passite, e il Due, Merlot e Cabernet con una rifermentazione sulle bucce del Pian Alto, con una tecnica simile a quella usata per un Ripasso, provengono da uve nate da vitigni coltivati sui Colli Berici.
“Mi piace immaginare – spiega Gianni Tessari – che il lavoro di un vignaiolo sia come quello di uno sculture. L'opera d'arte è già dentro il blocco di marmo e l'artista deve solo liberarla. Ugualmente il destino dei vini è già scritto nella terra da cui provengono, il vignaiolo deve solo saper riconoscerlo e darne vita”. 
Uno Chardonnay coltivato sui monti Lessini