Veneto

Sui Vigneti Di Cà Di Rajo Vigila Il Diavolo

di Orfeo Meneghetti
Luglio 1, 2014

Sui vigneti di Cà di Rajo vigila il diavolo

L'azienda di San Polo ha acquisito il terreno che un tempo era un complesso claustrale dei Carmelitani

Si dice che il diavolo si aggiri nelle notte di luna piena, a San Polo di Piave (Tv). L'identificazione è ancora più precisa. Il maligno pone un piede sulla torre di Rai e uno sulla attigua chiesetta del carmine. Domina l'angelo del male l'azienda Ca di Rajo. Il fondatore Marino Cecchetto non teme la presenza del diavolo, lo ha esorcizzato tanto che le bottiglie portano un collarino dove è stampigliato il logo di Lucifero. Alla fica luce lunare non potrà restare insensibile all'effetto straordinario prodotto dalle vite a Bellussera. E' un antico metodo di coltivazione  della vite basato sul sistema a raggi. La vite si sviluppa in altezza, 2, 5 metri, e poi i suoi tralci sono adagiati su cavi di ferro disposti a rombo e sorretti, ai quattro vertici, da pali di legno. A dar vita a questo sistema alla fine dell''800 furono i fratelli Antonio e Girolamo Belussi, agricoltori di Tezze di Piave (Tv) per combattere il fenomeno della peronospora. 
Nella terra del Prosecco la bandiera produttiva aziendale è rappresentata dal Prosecco millesimato extra dry Docg e dal brut Docg. E un gradino appena sotto ci stanno il Prosecco frizzante Doc e il Lemoss, un prosecco non filtrato.  L'attenzione maggiore è riservata al Raboso del Piave, orgoglio del Veneto orientale. Un vitigno dalla origine antiche tanto da poter essere riconducibile alla  Naturalis Historia di  Pinio il Vecchio. L'avo dalla grande formazione culturale scriveva di un vino “più nero della pece” e prodotto nell'area a nord est dell'Italia. Un prodotto che non è sfuggito  alle attenzioni degli estimatori della Repubblica Serenissima, e dallo stesso Marco Polo. Il viaggiatore veneziano, sembra, lo portasse con sé nei suoi viaggi verso oriente. 
Il Raboso resta un vino per eccellenza delle terre del  Piave. Lo connota la sua robustezza e il suo “carattere” selvaggio esaltate dalla composizione del terreno di questo angolo della Marca trevigiana e più precisamente nei comuni di Conegliano, Oderzo, San Polo di Piave e Motta di Livenza.
A Cà di Rajo l'uva di Raboso langue pigramente sui graticci di rovere francese, lasciando che tempo e natura la trasformino in chicchi tesoro da vinificare a febbraio Un percorso lungo, lento e complesso per mantenere vivo l'interesse di tanti estimatori. Le altre produzioni riguardano il Docg Malanotte, un rosso quasi estremo questa la definizione dei produttori, e il Manzoni  bianco 6.0.13 vitigno autoctono. Non dimentichiamo in quest'elencazione il Pinot grigio, Chardonnay, Traminer, Sauvignon blanc, Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc e Merlot.
L'azienda di San Polo ha acquisito il terreno che un tempo era un complesso claustrale dei Carmelitani