Veneto

Soavità Dalla Forza Vulcanica

di Il Merlo Parlante
Maggio 27, 2013

Soave

Presentata una scheda di valutazione innovativa

Nei tre giorni del Soave in 3D, destinati ai giornalisti di settore, selezionati operatori del mondo del vino e rappresentanti del Consorzio Vini Soave, che tutela e promuove questo bianco blasonato, fra visite nelle cantine, incontri conviviali e un convegno,cui è seguita una cena di gala, è stata presentata anche un’innovativa scheda per la valutazione delle bottiglie di Soave prodotte in questo vulcanico territorio. Una sorta di carta d'identità per ogni vino presentato ai degustatori, più o meno esperti o presunti tali, senza riportare però il nome del produttore ma solo l'annata; come è giusto che sia quando si degusta alla cieca. Obiettività di giudizio il più ampio possibile, quindi, ma con una condizione irrinunciabile: che il vino degustato rispondesse, e riflettesse, da cinque a undici, il carattere del territorio. Un imprinting zonale, direbbe qualcuno meno pennuto e senza dubbio più umano del sottoscritto, necessariamente comune ad ogni qualsivoglia tipo di Soave che di tale razza ne vanti il fregio. Bollo previsto e sancito da un disciplinare che è diventato la strada maestra essenziale del Consorzio Vini Soave e dei vignaioli di Monteforte, San Martino Buon Albergo, Lavagno, Mezzane, Caldiero, Colognola, Illasi, Cazzano ditramigna, San Bonifacio, Roncà, Montecchia e San Giovanni Ilarione.

Presentata una scheda di valutazione innovativa

Comune denominatore il territorio

Questi, i tredici nomi dei comuni compresi nella “Soave toponomastica” che si estende nella parte orientale dell’arco collinare della provincia di Verona, dando origine proprio a quel territorio che dovrebbe risultare immediatamente riconoscibile e riconducibile in ogni sorso di Soave DOC, DOCG e Classico, che qui viene prodotto.
Come appunto sotteso, dalle prime tre valutazioni stampate nella scheda di valutazione, ideata e impaginata dai tecnicni del Consorzio, per essere proposta insieme alla degustazione di 78 etichette dei diversi Soave, stappati per la maratona in 3 D. Prima questione dunque, dare risposta alla domanda sulla percezione dell'identità territoriale del vino. Risposta: semplice per quanti, esperti o meno, hanno già avuto il piacere di bere un Soave come si deve e abbiano già incamerato nella propria memoria le caratteristiche organolettiche. Meno facile, ad esempio, per un potenziale appassionato del vino che arriva, ex novo, nella vulcanica terra del Soave. Vino che per carità, non perde tempo nel farsi riconoscere con la sua marcata identità razziale ma che talora  sa ben celarsi dietro le possibili varietà dettate dalle tecniche enologiche che ogni produttore adotta.

Comune denominatore il territorio

Dalla pianura alla collina sulla scia di antichi vulcani

Soprattutto in relazione proprio alla conformità del territorio di Soave, così composito e con altitudini che vanno dalla pianura alla collina; delle sue vigne; dei palati stessi di chi lo imbottiglia e di chi, alla fine, lo degusta. Temi, in verità, contenuti nel secondo blocco di risposte attese dalla scheda, ma non certo di facile soluzione. Specie ripensando a quel neofito di cui s'è detto sopra. Che, a dirla tutta, invece, si sarebbe ben trovato nell'affrontare le due questioni poste nel terzo blocco delle valutazioni richieste dalla scheda in 3D: la definizione del grado di piacevolezza e soddisfazione nel degustare il Soave. Esperienza possibile e praticabile anche senza averlo mai bevuto prima e senza essere più o meno esperti. Ecco, questa è la parte della scheda di valutazione del Soave in 3D che, come pennuto merlo, mi è piaciuta di più. Lasciando agli umani esperti, gli arzigogoli geologici di terreni che talora tradiscono la presenza di complessi minerali o idrocarburi.

Dalla pianura alla collina sulla scia di antichi vulcani

Per il piacere dei sensi

Da molti ritenuta caratteristica olfattiva primaria, da qualche altro, saggio e maestro, un po' meno o, addirittura, incompetenza nel saper fare il vino. Checché se ne dica, sarà pur vero che il vino prima lo si fa in vigna ma dopo, lo si fa anche in cantina. E al vignaiolo/contadino, per primo, si deve far saper che aromatici o alifatici che siano, gli idrocarburi non sono fra i portatori preferiti di piacevoli sentori. Meglio concentrarsi su come conservare la delicatezza e sobrietà nell’esprimere profumo di fiori di campo di questo vino Soave. Con note di agrumi, di rododendro, felce e rosa. Armonico, gentile e puro anche alla degustazione più severa. Quando, alle note minerali, accompagna un deciso tono aromatico con lievi sfumature di gelsomino e ciliegia e, non ultimo, un sentore piacevolemente amarognolo, che ricorda la mandorla. Patrimonio, quest’ultima nota, dell’uva Garganega che, nel Soave di gran classe, viene usata al 100%. Con risultati straordinari pur se la Garganega è conisderata un'uva facile ma non al punto di subire ogni indiscriminato tipo di trasformazione. Che a quel punto, per un bel Soave finale, risulta invece assai difficile. Uva generosa con buccia spessa e resistene ma che proprio per questo va attesa nella sua maturazione completa e non forzandola ai voleri del mercato. Una nota stonata che per fortuna sembra ormai passata e certamente non si concilia più con lo stato di salute di questo uvaggio e del Soave vino che, fra i declivi veronesi, si mette coscienziosamente in bottiglia. Per il piacere dei sensi.

Per il piacere dei sensi