Umbria

Se Il Diavolo Scappa Resta Il Piacere Del Vino

di Orfeo Meneghetti
Aprile 29, 2014

Se il diavolo scappa resta il piacere del vino La tenuta di Scacciadiavoli è opera del principe Ugo Boncompagni-Ludovisi

La tenuta di Scacciadiavoli è opera del principe Ugo Boncompagni-Ludovisi

Il principe Ugo Boncompagni Ludovisi nella seconda metà dell’800 lasciò Roma per dedicarsi alla produzione di vino. Lo stemma di famiglia, due bandiere con l’iscrizione ”Sola fides”, campeggiò nell’immobile che fece costruire a Montefalco (Pg). Era il 1884. Era il periodo della seconda rivoluzione industriale. Il principe ambiva a realizzare uno stabilimento del vino. Una struttura che a regime avrebbe dovuto produrre un milione di bottiglie. Un sogno, ma è da temere chi non sogna a occhia aperti.
La cantina è una delle più vecchie della strada del Sagrantino e ha un’annessa area vitata di 32 ettari, dove si coltivano le uve di Sagrantino, Grechetto, Merlot. Chardonnay e Sangiovese. 
La struttura della cantina è stata costruita su quattro livelli o piani, e si appoggi al profilo della collina, architettura che consente di utilizzare il sistema a caduta o per gravità per spostare il vino senza l’utilizzo di pompe. All’interno è rimasta la storica caldaia per produrre il vapore necessario all’igienizzazione e una botte del 1909 murata all’interno di una parete e rivestita di vetro. L’immobile è impreziosito dai pavimenti a schiena d’asino, perfetti per lo scolo dell’acqua.
Il nome Scacciadiavoli deriva dal soprannome dato a un esorcista, che viveva in un borgo al confine con la proprietà. La leggenda racconta che un giorno gli fu affidata una giovane donna apparentemente impossessata, per liberarla dal demonio. Questi, utilizzando le sue formule e i suoi infusi, provò ad aiutarla, ma non riuscendo nell’intento, come ultimo rimedio, le fece bere del vino rosso della zona, ubriacandola. La giovane rinsavì. Era stato il vino dell’esorcista che l’aveva liberata dal demonio. 
Il borgo dove l’esorcista era vissuto fu denominato Scacciadiavoli e cosi pure il territorio circostante.
Sul finire dell’ottocento a inventare la tecnica che abbrevia i tempi della presa di spuma, preservando i profumi dei vitigni aromatici, diminuendone i costi, fu il direttore dell’istituto sperimentale per l’Enologia di Asti, Federico Martinotti. Progetto finito e brevettato pochi anni dopo dal francese Eugène Charmant, che ha legato il suo cognome a un metodo di spumantizzazione. Alla Scacciadiavoli si usa il metodo della rifermentazione in bottiglia che richiede grandissima cura e tempi dilatati: è il metodo classico. Due gli spumanti prodotti. Il primo è un brut metodo classico prodotto con uve di Sagrantino all’85 per cento e 15 di Chardonnay. Per tre anni resta in affinamento sui lieviti per lasciare intatti profumi e fragranze floreali ed erbacee che danno refrigerio al palato. Il Rosé spumante è un Sagrantino in purezza. La spumantizzazione avviene nell’arco di 24 mesi. Un vino con una buona struttura e vanta una fresca acidità completano, il quadro produttivo: il Montefalco bianco e rosso, il Montefalco Sagrantino anche nella versione passita e il Grechetto.  Concedetevi una vacanza a Montefalco e dopo la visita alla Scacciadiavoli avrete concesso un magnifico momento alle vostre papille gustative.