Sicilia

L'essenza del Nero Musquè

di Il Merlo Parlante
Luglio 26, 2013

Da un vitigno avaro poche preziose bottiglie di moscato : il  Nero Musquè di Franco Zanovello 

Il moscato siciliano del vignaiolo veneto Franco Zanovello

Un nostro amico/lettore o lettore/amico ci chiede se gli facciamo assaggiare il Nero Musquè di Zanovello dopo aver visto la foto di una bottiglietta di questo prezioso nettare pubblicata sul nostro Facebook. Ebbene caro Oste della Malora, questo il nome d'arte di colui che ci segue su FB, la volontà di condivisione c'è, almeno per quanto riguarda noi pennuti merli ma l'egoismo, come ben si sa, è prerogativa degli umani e più in particolare degli umani redattori di VinoeCibo. I quali mi fanno sapere che l'esplosione di piacere che avviene quando il palato viene accarrezzato da questo Nero di Franco Zanovello, produttore euganeo che ha trovato una sua seconda patria enologica in terra di Sicilia, va assolutamente e gelosamente conservata solo per pochi palati. Il loro, è fra questi.Quindi, anche se forse perderanno un amico e anche un lettore... niente da fare. Per degustare questo concentrato di sole della Trinacria, morbido, vellutato, coinvolgente, sorprendente figlio di un'uva moscata nera, abbandonata per la sua avarizia ( solo 3,85 hl/ettaro ), ma ripresa dal veneto vignaiolo di Ca' Lustra, la via potrebbe essere quella di coinvolgere proprio il Zanovello o un qualche suo amico, meno avaro degli umani redattori.
 
Il moscato siciliano del vignaiolo veneto Franco Zanovello

Non solo con gli erborinati

Intanto però, da merlo amante del merlot e poco incline ai moscati o ai passiti, posso solo anticiparti, caro amico/lettore, che questo Musquè è riuscito a far sovrapporre disordinatamente anche le mie penne, tanto ne sono stato coinvolto. Sensazioni che voi umani raramente lasciate veramente libere o se lo fate, riuscite comunque a crearci attorno delle gabbie. Come autorevomente ha fatto Sandro Sangiorgi nel descrivere il Nerò Musquè, al naso, come balsamico, poi, odoroso di pesca, fragola, piccoli frutti rossi, e un aspetto chimico di vernice che ne denota l’etereità. Inizialmente non sembra articolato, ma col tempo rivela la sua sorpresa: in bocca compare la confettura di lampone, caramelle di liquirizia e una florealità meridionale di rosmarino, alloro e capperi che lo rendono un vino imprevedibile e dall’importante equilibrio. È prodotto in Sicilia, non lontano da Alcamo. Da misurare con un erborinato di capra.
 
Non solo con gli erborinati

Un suggerimento da pennuto

Fin qui l'inappuntabile  Sangiorgi, da me, invece, il suggerimento di chiudere gli occhi al suo ingresso in bocca. Sarà impossibile non pensare ad un'alba di sole del Mediterraneo e a tutte le sfumature che la rincorrono, di ventiquattr'ore in ventiquattr'ore. Tramonti e notti comprese, le ore ideali, forse, per gustare questo moscato, nero. Come il buio che sa aprirsi alla luce dell'alba quand'è vino che non è mai uguale a quello prima e nemmeno a quello verrà. Come ogni giorno che passa, lasciandoti il ricordo del suo principio che è la sua fine, e della sua fine che è il suo principio. Difficile dunque dare del tutto ragione all'umano Sangiorgi, nella gabbia degli abbinamenti a questo Musquè, molti altri, i gusti, oltre agli erborinati.Dipende da quanto il palato abbia bisogno di dolce che rincorre l'amaro e di amaro che rincorre il dolce. Passando, magar,i per la via misteriosa delle spezie... libere dai vasetti.
I link  dell'Oste della Malora e di Ca' Lustra