Friuli-Venezia-Giulia

Metti Un Giorno Andar Per Vigne Friulane

di Mario Stramazzo
Marzo 17, 2014

Metti un giorno andar per vigne friulane ,

Terra di confine baciata dalle brezze adriatiche e dai refoli alpini

Prima di addentrarsi nelle terre dell'Est il passaggio in Friuli è obbligato. Una regione dal clima favorevole alla vite che offre ospitalità a molti vitigni francesi e tedeschi, quali Riesling, Sauvignon Blanc e Chardonnay, ma anche alle uve locali. Genuinamente autoctone che si distinguono tra la Ribolla Gialla, il Picolit e la Malvasia e se non lo conoscete,quello che può essere definito il Super Friul. Un vino prodotto dalla maggior parte delle aziende vinicole che come per i monovarietali, è diventato la punta di diamante e risponde al nome di Tocai Friulano o meglio il “Tai de Vin”, così menzionato dai friulani. E' un vino fresco ed importante sul palato, aroma di pesca, acidità di limone grintosa, avvolta nelle note minerali, i più complessi raggiungono la migliore espressione grazie ad una situazione climatica favorita dagli influssi alpini e del caldo Adriatico che arieggiano i vigneti del Collio e dei Colli Orientali; proprio al confine con Austria e Slovenia nell’angolo nord orientale dell’Italia. La storia di questo primogenito è ancora oscura anche se il nome sembra provenire dalla vicina Ungheria e i friulani lo usano per il proprio vitigno locale, bevendolo rigorosamente con salame e prosciutto. A partire dal 2007 l’utilizzo del nome Tocai è stato proibito dalla UE per evitare confusioni con il Tokaj ungherese e, a cominciare con la vendemmia 2008, sulle etichette è stato adottato il nome Friulano. Ideale per questo luogo dove la cucina si presenta più Slava che Mediterranea, anche per i suoi trascorsi storici che fino al 1918 l'ha visto come parte dell’Impero Austroungarico.

Terra di confine baciata dalle brezze adriatiche e dai refoli alpini

Nella terra chiamata Ponca sorvegliata dalle mura di Cormons

In ogni caso un vino ottimo con i sapidi ripieni dei piatti di queste parti, il burro o il lardo, quali diffusissimi ingredienti del territorio e dei suo simboli come Cormons. E' qui che la terra marna è chiamata Ponca, dove il “Tai de vin” primeggia sui migliori bianchi d’Italia, vivaci e rinfrescanti, fermentati nell’acciaio, grazie alla filosofia adottata dalla maggior parte dei produttori che insegna come sia meglio tenere lontano il legno. Eccezion fatta per quello delle vigne o della rovere francese come succede per Enzo Pontoni, icona di coltivatore artigianale che preferisce passare le giornate tra i filari, senza concedersi quell’attimo di riposo, perché impegnato a curare la vite. Soprattutto quando certe giornate uggiose e piovose concedono qualche schiarita. La riconoscibile etichetta di MIANI, come spiega il signor Pontoni è stata disegnata nel 1993, dal dott. Hannes Plank, amico di famiglia residente a Villach in Austria, mentre l’uscita con i vini risale al 1992. Osservando la dicitura dell’etichetta, il produttore dell’azienda MIANI afferma: “ Si legge la mia storia, ovvero, la M rappresenta le colline di Buttrio, la Costruzione color Blu è la cantina in cui lavoro, mentre la parte verde identifica la Chiesetta di San Michele, punto di riferimento del borgo in cui vivo, ed infine il Covone, rappresenta me stesso, simbolo di ruralità e semplicità. Ho assunto la conduzione dell’Azienda nel 1989, dopo che i miei nonni avevano lavorato come mezzadri e in seguito come coltivatori diretti.”

Nella terra chiamata Ponca sorvegliata dalle mura di Cormons

Enzo Ponzoni e un'azienda tra le più cliccate del web

Ecco come è nata una tra le aziende vinicole più ricercata online: piccola realtà artigianale e contadina nelle colline di Buttrio, dove nulla è lasciato al caso, si punta sulla qualità e non sulla quantità, e da dove ogni anno escono meno di 10 mila bottiglie. Qui anziché l'acciaio si usa solo barrique nuove di rovere francese e dove oltre ad una bella espressione di forza, il vino di Pontoni offre notevoli esempi maturati in botte, con il suo Friulano, tra i più cari d’Italia, con Chardonnay, Sauvignon e Ribolla che raggiungono ottimi livelli qualitativi.
Miani è una certezza, i nomi dei vini si distinguono in: BURI, che ricorda il nome Buttrio (da villaggio), Tocai e Merlot, rigorosamente dal nome BURI e FILIP, quest’ultimo scelto da Enzo in onore del proprietario del vigneto.
Degustando in cantina, il friulano “FILIP”, trasemette una nota verde-pungente, un dolce sentore di fiori bianchi vanigliato, dato dal legno, e una nota minerale in progressione nel tempo; Il Tocai Friulano, riporta il nome nell’etichetta di “BADIE” che deriva dal gergo dialettale da (Abazzie), perché prodotto ad Abazzia di Rosazzo. “SAURIN” E “BANEL”, nomi dati al suo Sauvignon, indicano due diversi rispettivi vigneti, coltivati appunto a Sauvignon, mentre il nome “CALVARI”, viene scritto nell’etichetta preso dal vitigno Refosco del Peduncolo Rosso, che deriva infatti dal vigneto CALVARI.

Insomma una gita interessante con il bell’incontro di questa figura Rurale, Semplice, che ha fatto modello di vita, il suo rapporto viscerale con le sue viti anche quando il tempo è molto piovoso, non si ferma, instancabile lavoratore. E alla domanda: “…Sig. Pontoni quale dei suoi vini le piace di più?..” Con un sospiro mi risponde: “…Mi sono posto un obbiettivo e un’idea di vino, ecco, ogni giorno cerco di raggiungerlo, ma non ci sono ancora riuscito!” …Avviandoci lungo i viali dei vigneti colorati di Buttrio, al termine del Tour, il Sig. Pontoni mi dà delle indicazioni per poter pranzarema questa è un'altra storia.

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