Veneto

Le Rughe Si Addicono Al Prosecco

di Orfeo Meneghetti
Maggio 18, 2014

Le rughe si addicono al Prosecco Il rosso della “Canonica vecia” è un prodotto di nicchia

Il rosso della “Canonica vecia” è un prodotto di nicchia

E’ un elenco in aggiornamento continuo, quello della produzione di bollicine pensate per aprire, quando a tutto pasto, a chiudere in leggerezza alcolica i pasti. Vini che preferiscono l’acciaio al legno, per lasciare intatti i profumi e le fragranze floreali ed erbacee che danno refrigerio al palato. Le bollicine sono lievi e allegre, non pretendono degustazioni complicate e la maggior parte non accettano di essere dimenticate in cantina. Il poco alcol che sorregge le bollicine pulisce la bocca senza coprire i sapori, il corpo magro e suadente esalta la fragranza delle paste lievitate, e la sapidità gioca con la dolcezza sfrontata degli zuccheri e della frutta candita.
Facili ma non banali. La spumantizzazione spazia dalle scorciatoie della gassificazione alla rifermentazione in autoclave. A inventare, a fine ottocento, la tecnica che abbrevia i tempi della presa di spuma, preservando i profumi dei vitigni, fu il direttore dell’istituto sperimentale per l’enologia di Asti, Federico Martinotti. Il progetto fu rifinito e brevettato pochi anni dopo dal francese Eugène Charmat. Il cognome ancora oggi identifica un metodo di produzione delle bollicine. Sulla scia fortunata del francese anche le bollicine italiane hanno esercitato un’attrazione irresistibile sui palati umani. E da sempre, le colline di Conegliano si arrotolano sull’acidità della glera, l’uva del Prosecco.
Da mezzo secolo, l’azienda, le Rughe produce l’ambrosia in versione bollicine. Tredici sono gli ettari dei vigneti, dove si produce il Prosecco Docg.  Non solo le bollicine trovano posto nell’azienda che spazia nella zona franca dei bianchi con Pino, grigio e bianco e Chardonnay. Non mancano i rossi che schierano gli internazionali: Merlot, Cabernet franc e sauvignon e il Refosco. L’altra gradazione alcolica è rappresentata da il Ripis rosso e bianco. Le duecentomila bottiglie che l’azienda mette sul mercato ogni anno c’è il rosso della Canonica Vecia. Il vitigno è un raboso che era prodotto da uno sparuto numero di viti vicino alla canonica abbandonata di Tezze sul Piave (Tv). I titolari dell’azienda le Rughe hanno raccolto l’eredità che madre natura aveva custodito e hanno costruito intorno al minuscolo patrimonio viticolo una porzione di vigneto. La produzione è limitata: 125 litri che sono messi a maturare in botti di legno per dodici mesi e poi si affina in bottiglia per almeno un mese. 
Basta assaggiare un rosso della “Canonica vecia” per scoprire che le scorciatoie enologiche non hanno spazio nell’enologia che produce vini di qualità. Vigoroso ma morbido, strutturato ma nitido, avvolgente come una cappa di velluto non c’è carne che possa resistergli.
Info. Info@proseccolerughe.com