Le Grotte di Apricena

di Emanuela Sanavio
Ott. 5, 2019

Un percorso iniziato ndel 2013 animato da ferme convinzioni di riuscire a dare il meglio

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Siamo in una delle zone più ricche di biodiversità di una regione come la Puglia, giacimento territoriale di per sé già molto importante. La cantina, nel comune di Apricena, prende il nome dal sito in cui sorge, proprio sullo sperone garganico, verde e fertile, che guarda alle isole Tremiti ma riesce a godere anche dell’influenza delle acque dolci del lago di Lesina. Un territorio eterogeneo e unico, sul quale crescono viti che donano uve rigogliose da un terreno pietroso, presso il quale si trovano cave di ottimo marmo esportato in tutto il mondo.

 

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Ecco perché l’azienda agricola del gruppo Franco Dall’Erba è da sempre conosciuta prima di tutto come un’attività dedita all’estrazione di marmi; a volte però la passione per la propria terra spinge gli uomini a diventare pionieri rincorrendo i loro sogni. Così. dopo un’attenta bonifica dal pietrisco e la scelta di piantare i vigneti verso oriente, nel 2013 inizia un’avventura nella quale Biagio Cruciani, direttore commerciale, crede fermamente.

 

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I vigneti si estendono su 60 ettari e si alternano con uliveti, piante da frutto e piccole macchie di flora selvatica, tutto delimitato da una fitta boscaglia densa di fauna selvatica che non esita a varcarne i confini: un universo composito che contribuisce a rendere realmente peculiari i grappoli d’uva che arrivano dopo ogni vendemmia in cantina. Gli impianti sono caratterizzati da vini autoctoni come Primitivo di Manduria e Nero di Troia, Bombino, Falanghina. Ci sono anche Syrah, Trebbiano, Merlot, Montepulciano, Moscato e Chardonnay che in questo contesto esprimono un frutto di intensa armonia.

 

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La bellezza selvaggia del posto si può scoprire ancor meglio percorrendo i filari a piedi:  ci si accorge così di quanto l’esposizione ai venti di ponente e alle brezze salmastre del mare Adriatico siano parte integrante o addirittura proprio quasi la quintessenza di certi aromi che regalano questi vini.

Quanto selvaggia è la vigna, tanto innovativa è la cantina, dotata delle migliori tecnologie enologiche per fare in modo che la valenza della filiera “corta” non venga meno. Una struttura di marmo con temperatura controllata è lo scrigno che protegge 120 barriques di rovere francese nelle quali le migliori uve rosse riposano indisturbate; lo stesso luogo in cui lo spumante metodo classico viene alloggiato nel sacro silenzio  dell'attesa sui lieviti.

 

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Negli assaggi che ripeto da un anno all’altro questa volta mi sono persa nel nuovo ed elegantissimo Brut Rosé di Nero di Troia: un metodo classico dal basso residuo zuccherino che accarezza il palato e rilascia aromi retronasali che ricordano il profumo della violetta; e qui si percepiscono davvero la mineralità della terra e la sapidità della brezza. Un’altra faccia, quella gentile, di un’uva nobile come il Nero di Troia.

 

 

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