Veneto

La Prospettiva Molto Inclinata Dei Vini De Bacco

di Orfeo Meneghetti
Ago. 19, 2014

La prospettiva molto inclinata dei vini De Bacco

Generazioni di vignaioli del feltrino che coltivano vitigni autoctoni

Nel secolo breve, il 900 inizia la saga enologica dell'azienda De Bacco A Seren del Grappa (Bl) dove ha sede l'azienda si producevano 30 mila ettolitri di vino. La gran parte prendeva la via dell'Austria alla corte Asburgica dove il vino era apprezzato per le sue caratteristiche di conservabilità. La fillossera e le malattie funginee, le guerre e la conseguente e disperata emigrazione produssero un duro colpo alla coltivazione della vite. A resistere nella trincea dell'enologia restarono i De Bacco che continuarono a coltivare le antiche varietà autoctone come Pavana, Gata e Bianchetta Fonzasina, giunte sino ai giorni nostri. La vicende familiari dei De Bacco sono caratterizzate da personalità forti e coraggiose come Bepi Vanduja e Piero Saca. Il primo alla fine dell'800 mise a dimora le prime barbatelle del vigneto più antico, tuttora lavorato dall’azienda. Sui ripidi conoidi calcarei del monte Aurin fece crescere i vitigni autoctoni. Con cura e passione maniacale si dedicò alla cura della vite, rompendo con il martello ogni sasso del terreno e dormendo in un piccolo rifugio in cima alla vigna sotto le crode dello Spiesa, per evitare le incursioni di eventuali ladri. Un altro personaggio di rilievo è stato Pietro De Bacco, soprannominato Piero Saca, nonno degli attuali proprietari dell’azienda Marco e Valentina De Bacco. La sua attività in vigna è contrassegnata dal rinnovamento tecnologico delle vinificazioni. Assieme ai figli Domenico e Luigino valorizzò le straordinarie potenzialità dei vitigni locali, avviando i processi d' innovazione senza mai dimenticare i metodi ereditati dalla tradizione. La generazione guidata da Piero avvia la sperimentazione di rifermentazione in bottiglia del vitigno Bianchetta e si distingue per le sapienti vinificazioni in rosso delle qualità Pavana e Gata.
La svolta arriva però negli anni 2000 quando alla guida dell’azienda subentrano i fratelli Marco, 26 anni e Valentina 24, figli di Domenico. Forti dell’esperienza tramandata, decidono di trasformare quello che fino a prima era poco più di una grande passione, in un' occupazione a tempo pieno. Le pratiche agronomiche sono effettuate tutte a mano, la quasi totalità dei vigneti ha una pendenza media del 65 per cento. Il terreno è talmente ghiaioso da non essere percorribile nemmeno con i più moderni trattori. Le rese per ettaro sono molto limitate, da 30 a 80 quintali, per concentrare al massimo zuccheri e aromi. Il concetto di fondo dei De Bacco è evitare lo sfruttamento esasperato del suolo, preservandone la naturale vitalità. L’azienda mette in pratica tecniche di difesa integrata della vite, riducendo al minimo i trattamenti necessari.  Gli appezzamenti sono molto piccoli, talvolta anche di pochi metri quadri, e si trovano nei comuni di Feltre, Fonzaso, Arsiè e a Colderù nel comune di Lentiai, i terreni sono coltivati in via sperimentale.La vendemmia è eseguita manualmente e l'uva è riposta in cassette. La grande acidità dell'uva permette di limitare al minimo l’utilizzo dei solfiti, ottenendo un prodotto di qualità.
Complici i terreni fortemente calcarei, poveri e sassosi e il clima bizzarro delle Dolomiti,con inverni rigidi e lunghissimi ed estati scandite da repentini sbalzi termici, consentono di ottene un vino unico e irripetibile. Il primo ad essere prodotto è stato il Vanduja, dedicato a Bepi il primo a dar vita alla favola dei vignaioli De Bacco. I vini che seguirono sono stati denominati con lo stesso criterio: mutuando l’identità da chi a vario titolo ha contribuito a crearne la fisionomia dell'azienda vitivinicola. La produzione, attualmente, va dal Saca, prima fermentazione charmat dell'uva Bianchetta, fino all' Ico, la bollicina champenoise, passando per il rosso Cuss, il bianco Jenia e il frizzante Cilà.  
Generazioni di vignaioli del feltrino che coltivano vitigni autoctoni