La Nosiola è... femmina

di Giuseppe Casagrande
Aprile 14, 2019

Varietà autoctona a bacca bianca del Trentino, questa tipologia di vitigno un tempo Cenerentola (snobbata dai consumatori con il nomignolo di "Nosioleta" ) oggi si sta imponendo come Principessa delle Dolomiti. Lo dimostrano il Concorso enologico indetto dall'Istituto Agrario di San Michele all'Adige e la straordinaria "verticale" di annate storiche organizzata dai Vignaioli del Vino Santo della Valle dei Laghi

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Da Cenerentola a Principessa delle Dolomiti. Se qualcuno aveva dei dubbi, questa volta si dovrà ricredere. La Nosiola, un tempo snobbata dai consumatori e ribattezzata con il nomignolo di “Nosioleta”, da qualche anno si sta prendendo la sua bella rivincita. La conferma si è avuta nei giorni scorsi in occasione della straordinaria “verticale” di annate storiche organizzata a Santa Massenza presso l'azienda agricola Francesco Poli dall'Associazione Vignaioli del Vino Santo Trentino (nettare raro e prezioso che nasce proprio dalle uve Nosiola dopo un lungo appassimento). Dieci le annate in degustazione con una “chicca” finale firmata Pojer&Sandri: una magnum di Nosiola del 1983 proposta all'epoca come vino della casa dall'Enoteca Pinchiorri di Firenze, una Nosiola emozionante e, nonostante il “peso” dell'età, ancora incredibilmente brillante nel colore, evoluta al naso e fresca in bocca.

 

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Sapida e beverina la prova di botte di Graziano Poli, floreale la Nosiola Sole Alto 2017 di Marco Donati, intrigante al pari della Nosiola Maxentia 2016 Eredi Cobelli. Un mondo a sè la Nosiola 2015 modello “orange wine” di Gino Pedrotti e da standing ovation la Nosiola Fratelli Pisoni 2014. Sapida, fresca e strutturata come la Fontana Santa 2010 di Elisabetta Foradori. Straordinaria anche la longevità della Nosiola 2008 del Vignaiolo Fanti, sontuosa la Nosiola 2006 macerata di Francesco Poli e piacevolissima la Nosiola 2004 (affinata in legno d'acacia) di Cesconi. Chiusura sublime con la Nosiola 1998 di Pojer&Sandri, ricca, opulenta, eterea.

 

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Dalle annate storiche passiamo a quelle più recenti: la Nosiola si è confermata femmina anche in occasione del Concorso enologico 2019 ideato dall'Istituto Agrario di San Michele all'Adige per valorizzare il vitigno a bacca bianca per antonomasia del Trentino. Per il terzo anno consecutivo, infatti, si sono imposte tre Donne del Vino: Romina, Valentina e Martina Togn, titolari dell'Azienda agricola Maso Poli e della Gaierhof di Roverè della Luna.

Nell’edizione 2019 del Concorso enologico erano ben 116 le etichette in gara in rappresentanza di 53 cantine. La Nosiola 2018 di Maso Poli ha conquistato l'oro nella categoria Dop imponendosi sulla Cantina La Vis (medaglia d'argento).

 

 

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Ex aequo, al terzo posto (medaglia di bronzo) la Cantina Toblino e l'azienda agricola Marco Donati di Mezzocorona. “E' una grande soddisfazione per tutta la famiglia - ha commentato Valentina Togn che in azienda segue direttamente la produzione con il marito ed enologo Goffredo Pasolli ( nella foto ) - per noi è il terzo riconoscimento che ci viene assegnato dopo il Teroldego e il Müller Thurgau di Gaierhof. Il nostro obiettivo è da sempre quello di proporre al consumatore vini riconoscibili come ‘trentini’.  Negli anni Settanta fu nostro padre Luigi a iniziare in questa missione e oggi noi sorelle investiamo con tenacia sulla potenzialità dei nostri vitigni autoctoni e li promuoviamo non solo in Italia, ma anche all’estero, in modo particolare negli Stati Uniti”.

In alto i calici. E lunga vita alla Nosiola.

 

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