Sicilia

La Casa Vinicola Ferracane

di Angela Merolla
Giugno 15, 2016

Dall'amore per la propria terra e lavoro, La Casa Vinicola Ferracane

Un dono impegnativo

Tutto ebbe inizio negli anni ’90, quando Antonino Ferracane ricevette in eredità una tenuta, un dono impegnativo che avrebbe cambiato la sua vita e quella della sua famiglia.
Decise infatti utilizzare quelle terre impiantando dei vigneti, valutando i più adatti a quell’areale siciliano, e iniziò così una serie di sperimentazioni su alcune varietà autoctone.
Nacque a Marsala la “Casa Vinicola Ferracane”, a raccontarcela è suo figlio Fabio Ferracane, enologo e direttore tecnico dell’azienda di famiglia. 

Un dono impegnativo

La prima vendemmia di Fabio a 15 anni

“La passione per l’enologia e la viticoltura nacque in me fin da ragazzino, così che, dopo anni di studio ed esperienze professionali in Italia e all’estero, decisi nel 2011 di gestire tutta la filiera vitivinicola della nostra azienda, iniziando a coltivare, trasformare e commercializzare il vino prodotto. La mia prima vendemmia fu all’età di 15 anni presso una cantina nel territorio trapanese, e da allora non mi sono più perso nessuna stagione vendemmiale.

Oggi produco circa 10.000 bottiglie, in cinque tipologie di vini in purezza: Merlot, Nero d’Avola, Grillo, Catarratto e un Catarratto Vendemmia Tardiva.

Il vino di punta dell’azienda Ferracane è senza dubbio “Elisir” Vendemmia Tardiva di Catarratto in purezza, da uve vendemmiate nella prima decade di Novembre, un vino pensato, sperimentato e realizzato per essere unico." 

La prima vendemmia di Fabio a 15 anni

Passione semplicità e tradizione

"La permanenza in pianta dei grappoli" prosegue Fabio "determina un’alta concentrazione zuccherina, per aumentarla ulteriormente ho applicato la tecnica agraria detta “anulazione del tralcio” che consiste in una circoncisione lungo i canali più esterni della corteccia del tralcio che blocca la linfa elaborata, composta da acqua, amidi e zuccheri provenienti dagli acini.

Rimane invece il passaggio attraverso i canali più interni della linfa grezza, acqua e sali minerali provenienti da radici e terreno, che favorisce l’accumulo di zuccheri e non la disidratazione dell’intero grappolo. Nasce un 'Catarratto' dalle noti più dolci bilanciato da una giusta sapidità, un vino fermentato con lieviti indigeni, senza aggiunta di solfiti, con una gradazione alcolica di 15,5%.

Io lo definisco un vino da meditazione, un vino dolce ma non stucchevole al palato, adatto a formaggi stagionati o a dessert non troppo dolci, meglio ancora ad un bel libro “divino”.
Di colore giallo dorato, sentori che ricordano la mela cotogna matura e sul finire una bella nota di miele molto accattivante, giustamente dolce di lunga persistenza, un retrogusto che dura molto nel tempo.
Una produzione limitata che coniuga passione, semplicità e tradizione.

Il mio vino è l’espressione dell’amore che porto per la mia terra, per il mio lavoro!”

Passione semplicità e tradizione