Il Lugana supera la prova del clima

di Donato Sinigaglia
Luglio 6, 2019

All’azienda agricola Le Morette una verticale ha dimostrato la capacità di adattamento della Turbiana ai cambiamenti climatici

 

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Le variazioni climatiche di questi ultimi anni hanno effetti sul vino? In particolare sui bianchi fermi? Due interrogativi ai quali si è cercato di dare una risposta durante la visita ai vigneti e la degustazione svoltesi all' Azienda Agricola Le Morette di Peschiera sul Garda. Lo scopo era quello di comprendere gli effetti sul calice di stagioni sempre meno prevedibili. Il risultato finale è stato sorpredente: promossa la varietà Turbiana, uva autoctona utilizzata nella produzione del Lugana Doc.

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E' toccato all’agronomo Marco Tonni il difficile quanto interessante compito di esaminare l’andamento stagionale a partire dai primi anni Novanta, da quando cioè si è registrato un aumento medio delle temperature che ha portato ad un anticipo della vendemmia mediamente di 10 giorni. “Il cambiamento climatico – ha affermato Tonni – è sotto gli occhi di tutti e il 99% dei climatologi concorda sulla gravità del fenomeno”. Tonni ha quindi ripercorso l’ultima decade, dal 2008 ad oggi. “Non si deve guardare solamente – ha proseguito - ai valori annuali relativi a temperature e precipitazioni. Ciò che preoccupa è la distribuzione nell’anno dei fenomeni, che ha portato a grande variabilità di anno in anno”. Nello stesso periodo sono state registrate annate decisamente fresche come 2010 e 2014, annate calde come 2009, 2015 e 2017 e annate sostanzialmente equilibrate come 2008, 2013 e 2016.

 

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Sono quindi stati serviti alla cieca dieci vini prodotti da Le Morette tra il 2008 e il 2016 nelle tre tipologie: Lugana Mandolara, prodotto con un assemblaggio di uve provenienti dai diversi vigneti di proprietà della famiglia Zenato distribuiti all’interno della denominazione; Lugana Benedictus prodotto da vigne più vecchie in singolo vigneto e fermentato con lieviti indigeni, Lugana Riserva, frutto di una selezione in vigna.

Anche per i palati più esperti non è stato facile ricondurre il vino all’annata. Un risultato sorprendente da ricondurre a due motivazioni principali. Il primo alla rusticità della varietà Turbiana. Un’uva selezionata in loco, proprio grazie al lavoro vivaistico de Le Morette, e quindi più integra dal punto di vista genetico e meno condizionata da altre varietà: questo ha permesso un maggiore capicità di adattamento al territorio. La Turbiana inoltre è una vite longeva e il vigneto più vecchio, con un apparato radicale più esteso, è notoriamente meno vulnerabile. Il secondo aspetto riguarda la capacità del viticoltore di adattarsi alla stagione intervenendo con scelte agronomiche capaci di contrastare i fenomeni climatici. La modulazione del diradamento fogliare o l’uso dell’irrigazione a goccia ad esempio sono alcuni degli accorgimenti che consentono di contrastare i picchi termici. Questa seconda motivazione è più evidente nei vini le cui uve sono vendemmiate tardivamente, come Benedictus e Riserva.

 

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“La vendemmia posticipata – ha spiegato Fabio Zenato, titolare dell’azienda con il fratello Paolo – ci lascia più tempo per accompagnare la vite al risultato voluto. Ad esempio nella fredda 2014 ci siamo avvantaggiati di un mese di settembre in cui finalmente si era rivisto il sole”. La giornata studio organizzata da Le Morette ha pertanto permesso di comprendere come il macrofenomeno del cambiamento climatico – non modificabile dal singolo individuo – sia comunque gestibile qualora si lavori con varietà idonee al territorio e il viticoltore sviluppi una conoscenza del proprio terroir e lo segua con la dovuta pazienza. “Ancor di più oggi - conclude Fabio Zenato – dobbiamo tendere a quell’equilibrio tra territorio, varietà e uomo, unica strada per un’agricoltura sostenibile e di qualità”.