Veneto

Il Dotto Carmenere

di Marco Meneghetti
Dic. 28, 2015

Il Dotto Carmenere

Il vitigno francese sterminato dalla filossera della vite è coltivato anche sui colli Euganei

“Carmenere di San Leonardo è un vino conradiano. Salvato da un flagello, portato lontano traversando oceani e vette, diventato figlio di un frainteso che gli ha sottratto l’identità. Poi riscoperto e convolato a nozze con altri vini. Infine reso autonomo, libero, in una seconda vita governata come la precedente dal caso che fa accadere le cose, “fortunate e sfortunate, terribili o tenere, importanti o meno; e anche le cose che non sono né l’uno né l’altro” E' un passo tratto dal libro Il caso di JosephConrad.
Non c'è solo quello trentino prodotto ad Avio da un grande vignaiolo, il marchese Carlo Guerrieri Gonzaga. Ora lo si coltiva anche sui colli Euganei e lo produce Lidio Dotto. Siamo a Vo(Pd) all'ombra dei dolci declivi euganei dove un vitigno dimenticato è tornato a essere coltivato. Il Carmenere veneto è ispirato ai grandi cru bordolesi.
“Negli anni del boom economico vendevo il vino in damigiane – racconta Dotto – il mio vigneto era un fazzoletto di terra a ridosso dell'abitazione. Con l'andar degli anni e con l'aiuto dei miei figli l'estensione dell'appezzamento coltivato a vite è aumentato. Abbiamo acquistato altri terreni che coltiviamo con molta soddisfazione. Nel rinnovare con nuovi impianti alcuni un appezzamento alcune barbatelle erano di Carmenere. Solo con lo sviluppo della vite ci siamo accorti che si trattava del vitigno francese quasi sterminato dalla filossera. Ricordo che solo poche viti non attaccate dal parassita si salvarono e furono trasportate Cile, scambiate per Merlot, e altre andarono a costituire nuovi vigneti nel nord Italia”.
Nel 1950 i ricercatori dell'Istituto Sperimentale per la Viticoltura di Conegliano si accorsero dell'incongruenza e definirono con esattezza i descrittori varietali del vitigno.
Sulla scorta delle indicazioni del centro per la viticoltura trevigiano i Dotto hanno eseguito una ricognizione dei vigneti, e hanno scoperto di avere qualche filare di Carmenere. Da qui l'idea di vinificarlo in purezza, un modo per esaltare le caratteristiche di un vino intrigante. Il Carmenere ritrovato è un vino che si fa apprezzare. “Con la sua distesa di foglie rosse in autunno e la maturazione lenta dell’uva – continua Dotto - è la nostra marcia in più. Il vino deve vivere di vita propria, prima dimenticato, è ora una delle nostre carte vincenti. E' un vino rosso di facile beva dal gusto erbaceo, austero ed elegante”.
La vite del Carmenere è semi sconosciuta nel territorio padovano. La somiglianza, per foglie, grappolo e portamento ha fatto sì che sia confusa con il Cabernet Franc.
 
 
 
Il vitigno francese sterminato dalla filossera della vite è coltivato anche sui colli Euganei