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I grandi bianchi che sanno sfidare il tempo

di Giovanna Romeo
Set. 7, 2018

Viaggio nel Friuli di LIVON passando per Bevagna

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Che cos’hanno in comune due regioni come Umbria e Friuli? Se parliamo di vino la risposta in prima battuta sembra facile, con vini così diversi eppure infinitamente grandi per caratteristiche e nobiltà. Sintonizzata su un viaggio che avrà come destinazione il mondo del Sagrantino, acquisto un biglietto ferroviario la cui destinazione è Perugia. La rivista che porto con me, raccolta al volo da uno scaffale qualunque della mia libreria, sembra ammiccare a questo percorso: anch’essa racconta il Sagrantino!

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Ma come, proprio un vino così ricco nel mese di Luglio? Già, non è stagione di grandi rossi e per di più il meteo conferma l’arrivo di giornate molto torride; ciò non mi impedisce di poter comprendere questo antico vitigno umbro in modo più consapevole ed autentico camminando tra i filari, assaggiandone gli acini che stanno invaiando, percependone sotto i denti la robustezza, la consistenza di una trama tenace nella buccia, la croccantezza dei vinaccioli.

 

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Mi trovo nell’Azienda Fattoria ColSanto. È proprio lì, in un luogo cosi distante dalla regione dei grandi bianchi, l’Umbria incontra il Friuli! La comune proprietà, infatti, è quella della famiglia Livon, Azienda Agricola ma prima di tutto “famiglia”, il cui cuore è letteralmente nel vino. Nel 2001 concretizza il suo progetto in Umbria, venti ettari di vigne che circondano la cantina, moderna e bellissima.

 

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Impegno e capacità sono stati trasferiti anche in Fattoria ColSanto, un luogo non solo paesaggisticamente molto bello. Qui le vigne di sagrantino, sangiovese e merlot circondano il casale risalente al 1700, ma anche una modernissima cantina di produzione e un’area dedicata all’accoglienza e alle degustazioni che offre un servizio di bed&breakfast.

 

 

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Gli sforzi produttivi si stanno concentrando in questi ultimi anni su uno dei più importanti vitigni autoctoni umbri a bacca bianca, il Trebbiano Spoletino, attraverso l’etichetta “Cantaluce”, in commercio da quest’anno. Si tratta di un vitigno che sempre di più si sta affermando nel panorama enologico per le sue grandi doti di longevità, freschezza, sapidità, tensione gustativa e olfattiva. Ho assaggiato la vendemmia 2017: seppure giovane dona decisi profumi di agrumi e di erbe aromatiche, ricordi salmastri e iodati, un sorso fresco e intenso.

 

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Viaggia da solo invece il “Montarone”, Sagrantino di Montefalco Riserva ottenuto da vigne poste nel cuore della Docg, Montarone appunto, nel comune di Bevagna. Da uve in purezza, fermenta e affina una parte in legno e l’altra in acciaio. L’annata 2012, servita in degustazione, si mostra di un colore rosso rubino con sfumature di granato, impenetrabile, scuro ma allo stesso tempo brillante. Al naso è complesso, deciso nei suoi profumi, sfaccettato; ecco che more, mirtilli e prugne anticipano note di tabacco, cacao, grafite ed incenso. In bocca è pura espressione del territorio. Giovane e dal tannino ancora esuberante, intesse una trama fitta, preludio di ciò che sarà con il giusto tempo di invecchiamento: seta e velluto.

 

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Dorino Livon invece faceva vino nel Collio da oltre cinquant’anni, in quell’area così vocata e prestigiosa tra Gorizia e Udine, dove si realizza un connubio perfetto tra clima e terreno. Quello che i francesi chiamano “terroir“ qui è la Ponca, un suolo di marne e arenarie, frutto di stratificazioni millenarie che regala le connotazioni tipiche a questi grandi bianchi.

I vitigni, autoctoni e non, come ribolla, friulano, pinot bianco, pinot grigio, sauvignon e picolit si trasformano prestigiose bottiglie che prima Dorino Livon e i suoi figli oggi, Valneo e Tonino, hanno saputo valorizzare creando veri e propri Cru.

Fattoria Colsanto ne ospita tutta le linea, questo a conferma della sinergia tra due areali che pur separati da una grande distanza, costituiscono di fatto un'unica realtà per l’Azienda.

 

 

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I miei assaggi di Friuli in cantina:

Livon “Fenis”: charmat lungo per questo calice di Ribolla spumantizzata, indiscutibilmente piacevole e poco impegnativo. Un vino da aperitivo dalle note fruttate e floreali.

Livon “Cavezzo” 2016, Cru di Pinot Bianco in purezza. Giallo paglierino, profumato, delicato, tra fiori bianchi, camomilla e frutta a polpa bianca. Garbato nella sua immediatezza e semplicità.

Livon “Manditocai”, 2016 Cru di uve Friulano in purezza, racconta tutto il fascino del sapore di mandorla amara, inconfondibile. L’azienda valorizza questo meraviglioso vitigno con una vinificazione e un affinamento che avvengono parte in acciaio e parte in barrique. Il gusto teso e il finale “amarognolo” che lo caratterizzano vengono così smussati e arrotondati. Calice di assoluta eleganza, mantiene la freschezza della sua gioventù.

Livon “BraideAlte” 2015, linea Grand Cru, blend di uve Chardonnay, Sauvignon, Picolit e Moscato Giallo. Il calice è di un giallo dorato luminoso ed intenso, il naso è conquistato e pervaso da dolci note di spezie e si rivela conturbante per la sua intensità. Al palato è avvolgente, con uno stile nobile e ricercato. Vino di indubbio successo, pluripremiato dalle principali guide nazionali.

 

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In sintesi il mio viaggio ha consentito importanti momenti di confronto e di crescita nella conoscenza di vitigni straordinariamente unici e complessi. Più ancora, entrare nella storia di una famiglia che incrocia la rilevanza enologica di due regioni come Friuli e Umbria, del tutto peculiari nel panorama vitivinicolo: da una parte i grandi bianchi dal Nord, tripudio di freschezza, profumi e longevità, dall’altra la pienezza dei colori dell’Umbria. Soltanto qui, tra verdi colline fitte di ceppi, da vivere un passo dopo l’altro come in un pellegrinaggio francescano, con l’aura di misticismo che si respira in questo lembo d’Italia.