Campania

Gragnano Il Vino Del Golfo

di Marco Meneghetti
Luglio 28, 2015

Gragnano il vino del Golfo

Un vino del piana di Sorrento di facile beva e a rapida effervescenza.

Le origini del vino Gragnano si perdono nella notte dei tempi. Il vino veniva prodotto dai monaci oltre millecinquecento anni fa. Durante il medioevo, la tradizione della coltivazione della vite, proprio per far fronte alle richieste crescenti di questo vino che tanto piaceva al clero ed alla nobiltà, dovette addirittura essere intensificata a vantaggio dei numerosi monasteri del territorio.
E' un vino talmente ambito da diventare ben presto sinonimo dell'eccellenza di tutto il territorio. Il pittore Gigante nel 1845 così lo descriveva: "Il vino di Gragnano, per antonomasia dette il nome a tutti i vini del napoletano, sicché bastava dir Gragnano per intendere un vino fragrante, limpido, abboccato, vocabolo che significa dolce e di vitigno, non artificiale. Che il vino di Gragnano si deve grandemente pregiare, perché è di color granato, chiaro, odoroso e te ne puoi bere due bocce senza tornare a casa ubriaco, che non vi era cantina a Napoli dove non trovasi il Gragnano".
Vino semplice, senza pretese, un piccolo vino, ma bevuto sul luogo di produzione e a pasto è insuperabile. Prodotto da uve che sono il frutto di diversi vitigni, Olivella, Aglianico, Nerello , Mascalese, tutte raccolte nell'area della penisola sorrentina.
La semplicità del vino lo tiene lontano dai grandi distributori che invece spingono verso vini strutturati, elaborati, pregni di profumi e di lunga maturazione.
Le viti di Gragnano godono dello scudo del Monte Faito che svolge funzioni di termoregolazione, e inoltre sulla benefica protezione dalla brezza marina proveniente dal golfo di Sorrento. Soprattutto nella zona più alta di Pimonte, intorno ai 4/500 metri, le escursioni termiche sono fortissime.
In tal modo. In termini enologici, si ottiene facilmente un buon grado di acidità delle uve, che determinano una notevole concentrazione di sostanze polifenoliche aromatiche. Ci sono produttori che puntano sulla morbidezza nel Gragnano, senza per questo privilegiare i toni abboccati, come fanno invece altri viticoltori, che seguendo una vecchia usanza aggiungono al vino porzioni di lambiccato, anche per aumentarne l'effervescenza. Negli ultimi anni il processo di rifermentazione del vino in bottiglia ha dato qualche soddisfazione ai viticoltori di Gragnano.
Il Gragnano rientra nella categoria dei vini frizzanti naturali. Come tale si distingue dallo spumante per la pressione atmosferica, che è solo di un'atmosfera e mezza contro le tre/tre e mezzo dello spumante. La dizione "naturale" poi, ci indica che la CO2 si sviluppa naturalmente in questo vino per effetto delle fermentazioni e non per insufflazione separata, come avviene per i vini ottenuti con macerazione carbonica. Come si fa per tutti i vini spumanti, per conservare maggiore acidità le uve vengono vendemmiate con lieve anticipo, o quanto meno non oltre la corretta maturazione fenolica, evitando cioè ogni rischio di pericolosa surmaturazione.
La prima fermentazione dopo sette otto giorni ed è arrestata abbassando drasticamente la temperatura, fino a zero gradi, quindi si procede alla chiarifica. Dopo dieci giorni il mosto limpido viene portato in autoclave dove, a venti gradi di temperatura, viene inserito un piede di mosto preparato ed arricchito con lieviti, in genere scelti tra quelli selezionati per base spumante. Dopo la seconda fermentazione, della durata di dieci giorni circa, il vino è lasciato sulle fecce fini per altri venti giorni. Considerato che la vendemmia avviene intorno alla metà di ottobre, il Gragnano per metà dicembre è presente sulle tavole napoletane a Natale.
Vino di pronta beva si presta ad accompagnare tanto la provola affumicata o il salame di Napoli. Il Gragnano si sposa a meraviglia con i taralli "nzogna e pepe" e certamente non disdegna di essere servito con il capitone di Natale ed è un'emozione con salsiccia e friarielli. 
Un vino del piana di Sorrento di facile beva e a rapida effervescenza.