Durello and Friends: alla scoperta delle tante anime della Durella

di Giovanna Romeo
Ott. 30, 2018

Ben quattro le vallate che dall’alta Valle d’Illasi alla Valle del Tramigna fino ai comuni più a nord della Val d’Alpone, insieme al Chiampo e all’Agro, vanno a comporre l’area geografica “Lessini Durello”

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E’ tra le colline che si snodano tra Verona e Vicenza, dove i rilievi si fan sempre più elevati sino a diventare Alpi, che il vitigno autoctono “Durella” sta regalando grande soddisfazione attraverso una produzione spumantistica di estrema qualità. Ben quattro le vallate che dall’alta Valle d’Illasi alla Valle del Tramigna fino ai comuni più a nord della Val d’Alpone, insieme al Chiampo e all’Agro, vanno a comporre l’area geografica “Lessini Durello”. Vite antica e rustica è attestata sui Monti Lessini sin da epoca Medioevale; se ne trova menzione in manoscritti comunali del 1200, era chiamata “Durasena” dal latino Durus Acinus, in riferimento allo spessore della sua buccia. Nel 1700 era già molto diffusa nel vicentino e nel territorio veronese, areali con una forte connotazione vulcanica, suoli lavici e basaltici, materiale piroclastico che si formò ben 40 milioni di anni fa e che contraddistinguono questo terroir caratterizzandolo da un importante tratto distintivo: la mineralità.

 

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E’ un vitigno costituito da un grappolo alato, bello e tozzo, acini dorati con una buccia coriacea, spessa e ricca di tannini; allevato a pergola veronese con potatura lunga è raccolto tardivamente. Ha un’indomabile acidità ed una considerabile asprezza, caratteristiche che lo rendono idoneo a produrre bollicine. E’ nell’occasione di Durello and friends 2018, manifestazione che si è tenuta a Vicenza nelle giornate del 27 e 28 ottobre che, grazie al Consorzio di Tutela Vino Lessini Durello, approfondisco quella che è la quinta denominazione in Italia per la produzione di spumante. Quasi 400 ettari di Durella spumantizzata a Metodo Italiano, per mantenerne le caratteristiche più varietali di freschezza e di fragranza o, a Metodo Classico per esprimere eleganza e longevità.

 

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Una Doc che sta effettuando un percorso di crescita rapido e verticale. Le cifre parlano chiaro in relazione all’interesse del Durello: se l’attenzione nei confronti di un vino la si misura dal numero di piante prodotte e dagli ettari realizzati, in soli 10 anni si è passati da 19.162 piante e 5 ettari ricavati a 123.700 piante prodotte e 31 ettari realizzati. E non par strano che in anni di cambiamenti climatici importanti, dove la maggior parte dei vigneti risente di caldo e siccità, dove le acidità totali calano vertiginosamente e la tendenza è la ricerca di areali sempre meno collinari e sempre più a ridosso di altimetrie da montagna, che un’uva come la Durella, ricca di freschezza e acidità possa dire la sua. In aumento la produzione di Metodo Classico che sta raggiungendo cifre pari al 40% della produzione; nell’anno 2018 circa 555 ettolitri su un totale di 1 milione e 200 mila bottiglie prodotte. Il restante 60 % è costituito dalla produzione di Metodo Italiano.

 

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Un’occasione unica il viaggio tra giovani produttori e padri fondatori. L’intraprendenza di Federico Zambon ed il suo Progetto Vulcano cattura immediatamente la mia attenzione: “Il territorio, il Vulcano, in modo enfatico nel bicchiere”. Quindici ettari tra cui un vigneto secolare posto su terrazzamenti a circa 230 metri di altezza su strati di basalto, tufo e roccia vulcanica, ferro e calcare. Vigne magre che concedono un frutto ricco da ritrovare in calici di pura eleganza. Durello Vulcano Zambon 2016 è il suo metodo italiano ottenuto da uve Durella in purezza; fermentato in vasche partendo da un pied de cuve di lieviti indigeni, sosta successivamente dieci mesi sulle proprie fecce fini. Ulteriori quattro mesi di affinamento in autoclave completeranno il processo. Degustazione in anteprima del suo Metodo Classico che uscirà in commercio nell’aprile 2019. Vendemmia annata 2012, dosaggio extra brut: un gran bel vino, che si caratterizza non solo per il bouquet di pietra focaia e polvere da sparo ma dal frutto, in tutta la sua interezza, croccantezza e ricchezza olfattiva. L’agrume, il mandarino, la rotondità dei profumi appena accennati di crosta di pane. Bollicina fine, tanta cremosità e verticalità.

 

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Guidata invece dal giovane enologo Lorenzo Bottona, l’Azienda Agricola Sacramundi si trova nella vallata del fiume Chiampo, nel vicentino, il vero scrigno della Durella. Circa 8 ettari di vigneti collocati nel versante della collina che guarda ad est - sud est per cogliere il sole più dolce del mattino. Escursioni termiche rilevanti e maggiore piovosità le si ritrova in sorsi caratterizzati da acidità sostenute e PH bassi. Vigneti che si configurano completamente nella destinazione d’uso, ovvero base spumante, in terreni che anche qui trovano tufo e basalto. Il marmo è parte della conformazione geologica di quest’area, famoso peraltro come la “Rosa di Chiampo”. L’espressione più riuscita per questa piccola realtà è sicuramente Merum, Metodo Classico Pas Dosè, 100% Durella che sosta sessanta lunghi mesi sui propri lieviti. Colore giallo dorato, bollicina elegante e persistente, libera al naso note vegetali di fieno e profumi di pietra focaia. Le note verdi di cedro, il lime che diventa a tratti limone, tendono la mano ad un frutto appena più maturo quale una pesca gialla. Si intervallano una nota tannica resa ancora più evidente da un’ intensa sapidità e mineralità.

 

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A Roncà ci attendono Gianni e Valeria Tessari. E’ un’avventura, la loro, che inizia nel 2013; Gianni non è un nome qualunque ma uno che fino agli anni 80 ha ottenuto premi firmando vini di successo. Conoscenze ed esperienze variegate ed importanti lo hanno condotto ad una nuova sfida che porta il suo nome. E ancor di più oggi, per questa denominazione è garanzia di elevatissima qualità e di un prodotto per cui risulta davvero difficile non spendere parole che non siano complessità e armonia. In una degustazione alla cieca di certo ingannerebbe molti abili palati. La Durella che non teme il tempo, che si abbandona ad esso per avvicinarsi a quell’evoluzione che le regala pieno equilibrio. Grande verticalità, pienezza gustativa, eleganza la si raggiunge in modo encomiabile nella sua Riserva 2006, 120 lunghi mesi sui lieviti; aromi di frutta secca e fiori di acacia, la ginestra e le dolci note di miele che smussano generosamente le acidità, le note tostate di lievito e pasticceria. Questo a testimoniare ancora una volta il bisogno di tempo, un alleato imprescindibile per un vitigno a tratti scontroso.

 

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Tra i padri fondatori della denominazione l’Ingegnere Renato Cecchin che con le sue intuizioni ha dato il via al fenomeno Durello. Insieme a lui ci accoglie Roberta Cecchin, la figlia, che ha raccolto con enorme passione ed energia il lavoro sin qui svolto dal padre. Nella vita il Sig. Renato è stato un ingegnere civile che ha sposato da sempre l’amore per il Durello arrivando ad esserne oggi il testimone che accompagna da trent’anni la denominazione. Non risparmia aneddoti e curiosità; la sua cantina racconta di un territorio vocato, una ricca bibliografia sulla geologia di questi luoghi e sulla stretta connessione con il suo vitigno autoctono. Seguono gli assaggi ed insieme ad essi un incalzare di emozioni: Casa Cecchin Metodo Classico Riserva 2011, Casa Cecchin Riserva 2009, Casa Cecchin Millesimato Riserva 2008, Casa Cecchin Millesimato Riserva 2007. Sorprende, conquista, si lascia desiderare. Sorsi che richiamano sorsi, profumi ampi e decisi, note floreali e fruttate: ricchezza gustativa che si unisce ad una sensazione di piacevole profonda pulizia e di eleganza assoluta.

 

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Si festeggia a Vicenza. La consapevolezza di essere sulla buona strada, la speranza che in un qualunque ristorante o wine bar si possa sempre più frequentemente sentir dire: “Cosa beve? Franciacorta, Trento Doc o Monti Lessini ?

 

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