Cuore Carso e Mani

di Emanuela Sanavio
Giugno 19, 2019

Un territorio dall’immensa ricchezza

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Mi hanno detto che sarei dovuta partire dal mare, per capire il Carso. Da quel Mediterraneo che sta più a nord, dal golfo di Trieste, culla e croce della civiltà mitteleuropea, laica e ricca di trame che la percorrono con i colori dell’est, lambita dal meridione e con il nutrimento nordico. Perché le sfaccettature di questa terra sono infinite.

 

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Se si risale dal mare, è a Sistiana che si incontrano le prime pietre carsiche erose dall’acqua salmastra e forgiate dagli eventi naturali. Sassi che se li sfreghi tra loro profumano di zolfo, fuoco e idrocarburi e trattenendo il calore rilasciano calcio e sale. È da lì che si diramano sentieri che con lo sguardo perduto sull’orizzonte seguono terribilmente scoscesi il profilo della costa. Verso l’interno ecco sedimenti di roccia intervallati a boscaglia e ancora bassa flora mediterranea distribuita tra brevi altopiani. E poi ancora doline, e avanti così sino alle Alpi Carniche. Un territorio dall’immensa ricchezza, faunistica e botanica. Solo a distanza di qualche centinaio di metri, a causa delle doline a prevalenza boschiva, si possono registrare anche 5°C di variazione termica, con diverse percentuali di umidità. Oppure ancora, se la dolina si presenta a imbuto, il terreno sarà più fertile e donerà una temperatura più costante, oltre a dar riparo dal forte vento di bora. Quando viene lavorata questa terra è rosso ocra, quasi ad assomigliare al sangue, densa com’è: perfetta per la Malvasjia che mi offrono qui tra i vigneti.

 

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Ed è qui che si dipana la mia esperienza sensoriale, tra una ricchezza aromi e frutti, dolcezza e sapidità. Proprio come l’aria che ne scuote le foglie e i grappoli, biondi dorati come queste genti i cui occhi sono limpidi e sinceri. In bocca note balsamiche, gesso e calcare, pietra calda. Per arrivare a un’apertura iodata che non cessa d’intensità, in un perfetto equilibrio di contrasti. Allargando lo sguardo vediamo piccoli appezzamenti ora lavorati ad alberello, spesso a terrazza, oppure a guyot e lyra per dar riparo ai grappoli durante le calde giornate estive. Ed è normale una distanza di 1/1,5 metri tra una pianta e l’altra.

 

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Marko Fon è un uomo giovane, forgiato anche lui dagli eventi, tanto che dopo aver iniziato a studiare legge ha capito che la felicità era altrove. L’ha trovata in vigneto e poi rincorsa in cantina. Di grande sensibilità nei confronti dell’ambiente, attento a tutto ciò che è sostenibilità, è dolce con le figlie che lo aiutano con i lavori più leggeri. Come tutti qui è inizialmente riservato, poi se lo sai ascoltare sa offrirti il meglio di sé. Lo guardi e pensi come faccia a non stancarsi mai di questa vita tra terra e barbatelle, filari e botti oppure di questo cielo azzurro che si staglia impietoso sul verde del pampino. Di questa luce che quasi ti impedisce di aprire completamente lo sguardo su tanta selvaggia bellezza. E lui, quasi a leggerti il pensiero, spiega che una delle due bottiglie d’acqua che si era portato in vigna l’ha regalata a una piantina che appariva sofferente. Poi aggiunge sorridendo: “anche questi sono figli” e si gira a guardare la biondina che gli passa i ganci per i pali.

 

 

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Le sue vigne sono disseminate in territori diversi e in ognuno di questi si coltiva un vitigno con la sua precisa identità. Piccole parcelle per grandi bottiglie e lavori dall’alba all’imbrunire. Si dispera Marko, è triste per i bambini che non si trovano più a giocare all’aperto, le loro scarpe sempre pulite che non possono toccare la terra. Così guarda tenero la figlia, sapendo cosa le sta trasmettendo. Arrivare qui è un’esperienza impagabile, ancor più conoscendo i segreti che si nascondono tra questi dossi, boschi e falsipiani, tra i muretti a secco dei piccoli villaggi. Con la frescura di un cortile dove si assaggiano tutti insieme i salumi fatti col maiale di casa. Perché il Carso è un piccolo Eden, con la sua gente che ama la semplicità ma di grande qualità. E dove si sa apprezzare il meno, mentre se c’è abbondanza è condivisa.

 

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Marko (e insieme a lui Thimothée, Cristiano e tanti altri ancora) è il vicino che vorresti, il figlio che ti manca, il padre dalle spalle larghe che ti abbraccia sorridendo. È un punto biondo sulla terra rossa, ma soprattutto è Cuore, Carso e Mani.

 

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