Amarone, il rosso più iconico della Valpolicella si racconta

di Giovanna Romeo
Feb. 15, 2019

Anteprima 2015 alla Gran Guardia 

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Poco più di una settimana fa si concludeva la maratona dell’Anteprima Amarone 2015 tenutasi a Verona presso il palazzo della Gran Guardia. A palazzo si mormora che sia stata un’annata eccezionale come non capitava da almeno 30 anni. È Andrea Sartori, Presidente Consorzio Tutela Vini della Valpolicella ad illustrare al ministro Gian Marco Centinaio, le potenzialità di una grande vendemmia. Confronti e dibattimenti che hanno a tema non solo il grande rosso e il territorio della Valpolicella ma anche mercati, impatto economico, brand e turismo.

 

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Un focus più ampio sull’Amarone che racconta di mercanti interni e di crescita internazionale: bene per il mercato italiano che segna un + 4% a valore grazie alla domanda presso enoteche e horeca. Ma non solo. Bene grazie anche all’enoturismo in forte crescita e sempre più dinamico, in mano ad una generazione di giovani conduttori agricoli che hanno preso non solo il testimone di una “economia dell’Amarone” ma anche di innovazioni in cantina e di strutture recettive per i turisti.

 

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Le presenze in Valpolicella, secondo i dati di Nomisma Wine Monitor, sono cresciute dal 2015 al 2017 del 21%, pari a 300 mila enoturisti nell’anno 2017. Ma torniamo al nostro calice di Amarone: 2302 viticoltori, 1736 produttori soci del Consorzio Tutela Vini della Valpolicella, che realizzano circa 14 milioni di bottiglie per 8187 ettari di vigneto coltivati. Un’annata strepitosa (la 2015) e assaggi che lasciano solo immaginare quel che sarà. E si, perché l’Amarone ha bisogno di tempo e questi campioni di botte sosteranno ancora per un lungo periodo in bottiglia per trovare complessità e equilibrio.

 

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Nel frattempo il re della Valpolicella chiude il 2018 in negativo rispetto al 2017, meno 6%, a causa dell’export verso alcuni paesi chiave come la Germania o la Svezia. Crescite importanti invece nei paesi asiatici con un + 5%, paesi che amano in particolar modo il vino rosso e che desiderano vini strutturati ed intensi. Tra consumatori italiani, wine lovers ed appassionati sono in molti, invece, a rivendicare la perdita d’identità di questo importante rosso. Oggi nei calici si ricerca sempre di più eleganza, raffinatezza e leggerezza anche per vini che invece devono avere struttura, corpo e grado alcolico. Non ci è parso in verità che l’Amarone si stia snaturando, anzi… L’opulenza e la rotondità di alcuni sorsi tannici e zuccherini che andavano di moda a cavallo del millennio sono convogliati verso un vino potente ed elegante, ricco di tannini sì, ma levigati dal tempo, dotato di spalla acidità che regala una freschezza ritrovata.

 

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Gli assaggi confermano pienamente la rappresentatività di se stesso e delle sue origini:

Alteo 2009 di Fasoli Gino, riconosciuto nel mondo come sinonimo di qualità, è la sintesi tra classe, potenza alcolica, pienezza e rotondità.

Morini Campo Leòn 2009 di Latium, l’antico nome romano di Illasi: sessant’anni di tradizione raccontano in un calice la quintaessenza delle terre di Illasi.

Stefano Accordini e il suo Amarone della Valpolicella “Acinatico 2015” e “Il Fornetto 2011”: la migliore espressione di questa azienda agricola, è prodotto solo nelle migliori annate dopo 140 giorni di appassimento e un lungo periodo di affinamento in botti piccole.

Noemi Pizzighella, la sua realtà “Le Guaite di Noemi” e il suo Amarone 2008: un calice che è sintesi tra il frutto, la complessità, la finezza, la profondità del sorso.

Secondo Marco “Amarone della Valpolicella 2012”: un Amarone da condividere, una beva giovane, a tratti più semplice, senza perdere di vista la tradizione e l’eccellenza. Qualcosa di nuovo da assaporare e da annusare.

Marinella Camerani e Corte S. Alda “Amarone della Valpolicella 2010”: una realtà biodinamica, un attenzione per la natura e per la biodiversità quasi maniacale, un Amarone unico per intensità dei profumi che abbandonano le note classiche del frutto per abbracciare le fragranze empireumatiche, la liquerizia, la grafite. Lunghissimo e decisamente persistente.

 

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