Castrum, soprattutto emozioni gustative

di Matteo Capellaro
Ott. 30, 2019

Nello scenario della Valpolicella in quel di Castelrotto San Pietro in Cariano

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Pochi ristoranti ti sanno davvero guidare in un percorso gustativo ma soprattutto emozionante come il Castrum e per noi che cerchiamo di trovare le adeguate parole per poterne parlare non rimane che accostarci con delicatezza come il pianoforte in Almost Blue alla tromba di Chet Baker. Un leggero accompagnamento di una melodia che rimane intatta. 

 

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Il Castrum è Miriam Bertani che racconta insieme alla nipote Silvia Quintarelli la sua visione della cucina attraverso un menù che cambia a seconda della varietà stagionale, articolato tra eccellenze dop italiane e una selezione di Black Angus, con piatti locali come pasta e fagioli e la Costata di Garronese Veneta alla brace di legni dolci con qualche rimando all'Alto Adige terra di origine di Paola. Miriam e un'esperienza nata in sala e poi riscoperta in cucina con un visione della ristorazione a tutto tondo che le ha fatto inventare nuovi piatti come i tortelli di cacao di Trinidad e formaggio di capra che è letteralmente un viaggio sensoriale. Da provare!!!

 


 

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Paola e la sala: Paola Giorgi con una vita precedente passata tra i numeri e la consulenza del lavoro ha trovato nel Castrum un altro valore di entusiasmo. Lo sprint, l'energia che sprigiona il lavoro sotto pressione della sala di un ristorante le da l'adrenalina che cercava, e forse anche il ricordo di quando da piccola cucinava il sugo della pastasciutta e la passione quella pura e pulita verso la proposta e la gestione di questo che non è solo un ristorante ma una locanda, un relais con camere, un castello rimasto quasi intonso dal Medioevo. Paola e i vini bianchi: il livello di passione e competenza date le origini è alto e l'asticella pure percui, come piccola nota d'autore, è stimolante proporle vini e spumanti che sappiano colpire le sue corde.

 

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L'offerta vini va di pari passo con il figlio di Miriam, Andrea Quintarelli, voce e volto che ricordano il Volontè di un Pugno di Dollari, ma le sue munizioni sono le referenze che seleziona. Si contano realtà locali, minuscole, frutto di un'attenta e minuziosa attenzione che vanno dritti al cuore, come anche etichette più  note ma tutti i vini devono raccontare qualcosa. L'abbinamento, anche qui l'orchestra regala non le classiche emozioni, regala ricordi di gusti del passato, sapori persi,  gocce di memoria.

 

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La sorpresa del Castrum non sta solo nel paesaggio che corre in quello che è il cuore della Valpolicella, nel fascino del maniero che si staglia nel blu del cielo nelle giornate di sole ma nelle piccole attenzioni destinate all'ospite come la selezione di burri aromatizzati autoprodotti che accolgono l'ospite al tavolo, nel pane fatto in casa, nella ricerca del migliore abbinamento e non tra cibo e vino ma in quella che è la vera rivoluzione: le piccole cose, semplici ma non scontate, quasi primordiali come un salame al cioccolato.  

A Stefano e Siouxsie Wine


 

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Castrum

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