Sulle tracce del popolo Maya

di Donato Sinigaglia
Ott. 20, 2017

Un suggestivo itinerario nella giungla e lungo i laghi per conoscere i siti Unesco

 

Ai tempi dei Conquistadores spagnoli era la parte centrale della terra dei Maya. Dopo il periodo coloniale sono due stati indipendenti dell’America Centrale: Guatemala e Honduras. Confinanti fra di loro, queste due nazioni pur avendo caratteristiche proprie presentano anche molteplici aspetti condivisi che li accomunano. Entrambe sono disseminate di imponenti vulcani, con un clima tropicale caratterizzato da forti piogge ed una florida vegetazione. Visitando un caratteristico villaggio o un animato mercato si riscontrano sui visi delle persone gli stessi profili che si vedono nelle sculture maya, così come le coloratissime stoffe dei loro abiti sono le stesse di un tempo. Nonostante la civiltà maya sia scomparsa, distrutta dai conquistadores , i maya come popolazione sopravvivono con tutto il loro bagaglio di tradizioni e di costumi ancestrali negli angoli più remoti dei due paesi.

 

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Ancora di più li accomuna la storia. La civiltà dei Maya, prospera per 2.500 anni, continua ad esercitare un enorme fascino. Tuttavia ci sono anche molte contraddizioni: favorì imponenti agglomerati urbani ma non seppe mai creare uno stato unitario; arrivò prima di noi al concetto dello zero, a suddividere l’anno in 365 giorni ed a prevedere le eclissi ma non conosceva la ruota; sapeva tanto di astronomia e di matematica ma era incapace di forgiare i metalli; costruiva strade, canali e fognature ma non usava animali da soma per il lavoro e i trasporti, né allevava animali domestici

Per scoprire le principali località maya disseminate tra Guatemala e Honduras, l’itinerario più suggestivo parte da Antigua, sito patrimonio dell’Unesco non lontana dall’anonima capitale Guatemala City, e prosegue per il lago Atitlan, definito il più bel lago del mondo per i picchi vulcanici che lo circondano e le correnti termali sotterranee capaci di cambiarne di continuo il colore, e per il villaggio di Chichicastenango a 2000 metri di altitudine, dove ogni giovedì e domenica convergono migliaia di indios nei loro magnifici costumi per il mercato e le cerimonie religiose

 

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Dopo il sito archeologico di Iximchè, fondata nel V secolo tra ripidi picchi come capitale dei Maya Cakchiquel, partenza in volo per Flores, isola ricoperta da fitta vegetazione del lago Peten Itza, ultimo centro rituale maya ancora attivo all’epoca della conquista spagnola.

Da qui si raggiunge Tikal, sito Unesco, uno straordinario agglomerato di palazzi e di templi che testimoniano la grandezza della civiltà scomparsa. Per due millenni è stata la più importante città maya, nodo politico e centro religioso e cerimoniale, con immense piramidi nascoste in una fitta vegetazione tropicale alte fino a 70 metri; la giungla che la circonda, abitata da impertinenti scimmie urlatrici e da pappagalli variopinti, la rende unica nel suo genere e al tempo stesso il sito maya più ambito e suggestivo.

 

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In barca si scende attraverso larghi canyon il Rio Dulce fino alla sua spiaggia sul Caribe dove sorge Livingston, antico porto e oggi attrattiva meta turistica per le sue calde spiagge, il melange etico di popolazione con prevalenza nera africana, l’allegria e la musica reggae. Si passa quindi a Quiriguà, città maya e sito Unesco d’epoca classica che nel 738, da vassalla che ne era in precedenza, riuscì ad assoggettare Copàn. Quiriguà è famosa per le sue stele e le sculture alte fino a 10 metri, giudicate le più importanti del Mesoamerica. Infine, a conclusione del viaggio si entra in Honduras per ammirare gli eloquenti resti di Copàn (altro sito Unesco), massima espressione della fioritura artistica maya per lo stile unico delle sue sculture in pietra, compreso il maggior testo geroglifico più lungo del mondo, nonché per uno dei meglio conservati campi da gioco della pelota, risalente al 731, dell’America Centrale.