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La settima meraviglia del mondo

di Antonino Padovese
Nov. 6, 2017

I cinefili ricorderanno che nel terzo film di Indiana Jones, “L’ultima crociata”, con Harrison Ford e uno straordinario Sean Connery, il sacro Graal si trovava ad Alessandretta, nell’odierna Turchia. Ma come molti sanno, il tempio mostrato nel film non si trova in Turchia ma in Giordania e rappresenta una delle sette meraviglie del mondo moderno. Petra già da sola vale un viaggio in Giordania. Stiamo parlando dell’antica capitale dei Nabatei, posta al centro delle principali rotte carovaniere che collegavano l’Africa mediterranea, il Medio Oriente e la penisola arabica.

 

 

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Fu “scoperta” dall’esploratore svizzero Johann Ludwig Burckhardt nel 1812. Ma, come spesso sottolineano in Giordania, fu “scoperta” solo per il mondo occidentale. Perché per i commercianti del Medio Oriente e per i beduini Petra non è mai scomparsa. Petra non è solo una città o la facciata di un tempio dove i turisti si fanno i selfie, ma è un complesso monumentale unico al mondo che parte dalla città, a un centinaio di metri dall’hotel Movenpick e si addentra fra le montagne della grande valle che termina con il golfo di Aqaba. Ci si arriva percorrendo prima una strada larga, dove oggi corrono cavalli e calessi, e poi attraverso una gola più stretta chiamata Siq. Prima e dopo, scavate nella roccia, ci sono magnifiche tombe, molte ben conservate, scavate con maestria dagli artigiani Nabatei, artisti che non avevano eguali in questa professione, come testimoniano le commissioni ricevute anche dai Romani.

 

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Alle pareti non c’erano solo tombe ma anche case signorili e più popolari e percorsi che facevano arrivare l’acqua all’interno delle abitazioni. Ce n’erano tre, uno in alto, uno in mezzo e uno in basso, venuto alla luce con gli scavi che hanno mostrato sculture e bassorilievi coperte nei secoli da detriti. Gli studi sulla facciata del tempio detto “del tesoro” e sul corrispettivo “del Monastero” che si trova dalla parte opposta, mostrano la tecnica di costruzione utilizzata dai Nabatei: cominciavano dal piano più alto e poi scendevano rimuovendo gradualmente la terra da riporto. Il sito protetto dall’Unesco da oltre 30 anni contiene 800 monumenti fra cui templi, case e musei. Di questi 800, 500 sono tombe. Il periodo di più grande splendore si colloca fra il 700 a.C. e il primo secolo dell’era moderna. Con i romani conobbe un periodo di decadenza e si spopolò a causa dei molti terremoti che colpirono la zona. L’ultima citazione di Petra risale a due testimonianze, una cristiana e una mamelucca, del XIII secolo. Poi il lungo oblio fino all’arrivo di Bruckhardt. In realtà Petra è sempre stata abitata e ancor oggi alcuni beduini sostano nelle caverne.

 

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Oggi Petra è il maggiore sito turistico della Giordania, che attira milioni di visitatori. Le partenze dall’Italia sono in aumento, come dimostrano i dati dell’ultimo anno. Segno che l’intero Paese viene percepito come “sicuro” all’interno di un’area, quella mediorientale, che vede nella Siria il maggiore elemento di instabilità. Vicino a Petra c’è un altro bellissimo sito, meno conosciuto rispetto a quello precedente. Viene chiamato “Piccola Petra”. Si trova a 14 chilometri dal sito principale ed era stato pensato per ospitare durante la notte i viandanti che utilizzavano le rotte carovaniere che toccavano la Giordania meridionale. Le case costruite nella pietra, infatti, erano come gli hotel oggi. C’erano vasche all’ingresso per lavarsi le mani, servizi con acqua corrente e camere ampie e spaziose per gli standard dell’epoca. Fra i due siti troviamo parte del meraviglioso e affascinante deserto del Wadi Rum, dove è stato ricreato l’ambiente di Marte per il film “The Martian. Il sopravvissuto” firmato da Ridley Scott con Matt Damon come protagonista.

 

 

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Il deserto dove è stato ambientata la pellicola è quello dove ha vissuto Lawrence d’Arabia, il condottiero inglese che ha guidato la rivolta araba contro l’Impero Ottomano cento anni fa, che, parlando del deserto del Wadi Rum, lo definiva “Vasto, echeggiante, simile a una divinità”. Fra Petra e Wadi Rum non mancano le proposte enogastronomiche. All’interno del sito archeologico protetto dall’Unesco c’è il Basin Restaurant che propone piatti caldi e freddi della tradizione mediorientale e si trova a metà strada fra il “Tesoro” e il “Monastero”. A Petra città, a qualche centinaia di metri dal Movenpick, c’è l’Al Quantarah Restaurant dove, oltre alla consueta proposta di Meze, ci saranno abbondanti piatti di carne. Per chi ha voglia di provare un’esperienza nel deserto c’è il Sun City Camp, moderno campo tendato con serviz in ogni tenda che propone ai propri ospiti i piatti di carne preparati secondo le tradizioni della cucina beduina.

 

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