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Giordania, Amman e la Pompei d’oriente

di Antonino Padovese
Set. 3, 2017

Viaggio in due siti archeologici ancora tutti da scoprire

Un concerto fra le rovine della Storia. Il tenore Andrea Bocelli si esibirà per la prima volta in Giordania, lunedì 18 settembre, in un evento organizzato dalla compagnia giordana “Friends of Jordan Festivals”. In programma alcune delle più famose arie d’opera e alcuni fra i suoi successi più popolari del cantante toscano. Bocelli si esibirà tra le rovine di Jerash, la “Pompei d’oriente”. L’artista canterà nella piazza ovale, l’unico foro romano con questa forma nel Medio Oriente. Si tratta dell’antica città biblica di Gerasa, abitata ininterrottamente da 6.500 anni. E’ stata definita la “Pompei d’oriente” perché le campagne di scavo, iniziate solo nel XX secolo, ne hanno riportato in luce templi, archi, teatri e le grandi infrastrutture viarie come il cardo e il decumano.

 

 

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Abbandonata dopo i terremoti che devastarono il Medio Oriente prima dell’anno mille, la città di Jerash sorse qualche chilometro più a valle, mentre le vestigia antiche venivano coperte dalla vegetazione. Ancora nel XX secolo i pastori portavano le bestie fra i campi bagnati da un affluente del fiume Giordano. Qua e là, comparivano le vestigia di un passato glorioso. Dopo la Prima guerra mondiale e la dissoluzione dell’impero ottomano, i territori a est del fiume Giordano diventarono un emirato che gli inglesi ribattezzarono “Transgiordania”. Furono gli archeologi inglesi, assieme a quelli americani, a cominciare le prime campagne di scavo. Negli anni Settanta fu organizzata anche una missione del Centro ricerche archeologiche e scavi di Torino che lavorò soprattutto sulle grandi strade colonnate e sul complesso monumentale dedicato ad Artemide.

 

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Di Jerash oggi è stato scavato meno del 10 per cento e tante altri tesori attendono di essere riportati alla luce. Si tratta di un sito nato in epoca ellennistica, che conobbe il suo massimo splendore con i romani. Si trovava sulla direttrice che univa Damasco (nell’attuale Siria) ad Aqaba (sul mar Rosso) fu anche dimora dell’imperatore di Adriano. In questo primo articolo dedicato alla Giordania parliamo anche di un altro sito archeologico importante, quello della “Cittadella” di Amman, la capitale della Giordania. La “Cittadella” sorge in una collina al centro della metropoli giordana, da cui si domina tutta la città, sia la parte più vecchia, quella dominata dal grande teatro romano, sia quella popolata dai grattacieli moderni. Amman ha avuto un grandissimo sviluppo demografico, tanto che un tempo occupava sette colline, non le diciannove di oggi. Nella parte più antica, che si trova sul colle di Jabal al-Qal’a ci sono insediamenti che risalgono all’età del bronzo, all’epoca della Grecia antica, di Roma e Bisanzio. Gli scavi, come per Gerasa, sono cominciati negli anni Venti del secolo scorso e hanno riportato alla luce chiese, templi, statue e resti di altre infrastrutture.

 

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Nel Medio Oriente è più facile trovare resti pressoché intatti di antiche costruzioni perché, contrariamente alle “rovine architettoniche” dell’Europa occidentale, qui le pietre non venivano riutilizzate per la costruzione di altri edifici. Si riteneva che costruire con pietre e materiale già utilizzati un nuovo elemento architettonico non avrebbe portato bene. Così nel Medio Oriente non sarebbe stato possibile “spogliare” il Colosseo per utilizzare gli elementi per altri palazzi. Chi volesse assaporare la cucina giordana, su cui ritorneremo, segnaliamo due ristoranti, uno ad Amman e uno a Jerash.

 

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Per Amman citiamo il Sufrah restaurant in Rainbow Street, la via dei locali e della “movida” della capitale. Qui vi riempiranno il tavolo con un numero infinito di piatti tipici, le “mezze”, piccoli (ma non troppo) assaggi che vanno dall’hummus di ceci, il tabbuleh, il tzatziki a base di yogurt, le foglie di vite, felafel. Invece, vicino al sito di Jerash troviamo il Green Valley restaurant dove possiamo assaggiare un ottimo Mansaf, un piatto in cui la carne di agnello è cotta con yogurt e spezie e “nascosto” da riso pilaf e il pane caldo e sottile. Si tratta di un piatto che risale alla secolare tradizione dei beduini.

 

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