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In terra di Greco di Bianco

di Donato Sinigaglia
Set. 11, 2018

Parte da Bianco, in Calabria, il progetto turistico dei palmenti rupestri mediterranei

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Un percorso turistico innovativo, incentrato sulla valorizzazione dei palmenti rupestri dove per secoli si è prodotto il vino simbolo dell'area della Locride: il Greco di Bianco, il grande passito Doc, vanto della zona. Icone della cultura millenaria mediterranea della vite e del vino, i palmenti sono presenti in tutt'Italia: dalla Liguria alla Calabria e nelle isole. Non solo. Recenti studi archeologici ne hanno accertato la presenza in gran parte dell'Europa, fino all'Africa.

 

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Bianco, in provincia di Reggio Calabria, la cittadina della Doc più antica d’Italia (2.500 anni), sarà la capofila del progetto presentato dal sindaco Aldo Canturi e dal referente scientifico, prof. Attilio Scienza, docente all'Università di Milano, uno dei massimi esperti a livello mondiale di viticoltura ed enologia. Il palmento è il luogo nel quale per secoli è avvenuta la pigiatura dell'uva per produrre il mosto. Il nome deriva dal latino palmes palmitis, tralcio di vite, o da paumentum, l’atto di battere, pigiare. Collocati solitamente in aree lontane da centri urbani o rurali, secondo recenti studi furono utilizzati, per un millennio tra l'età ellenistica e tutta quella romano-imperiale

 

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Il palmento è solitamente costituito da due vasche comunicanti: l’uva, versata nella superiore, era pigiata e lasciata riposare; quindi, tramite un foro nel tramezzo, si lasciava defluire il mosto, che sfruttava la naturale pendenza del territorio, nella vasca inferiore di fermentazione. In alcune località come Ferruzzano sono stati censiti quasi 700 palmenti, usati ininterrottamente sino a qualche secolo fa. In alcuni sono impresse delle croci di tipo bizantino o latino, fatto che permette di misurare almeno in parte il lungo periodo del loro uso. In assenza di roccia friabile, il palmento veniva costruito in muratura, impermeabilizzando le vasche con uno stato di intonaco; una tipologia presente in molti paesi dell’area del Mediterraneo (Armenia, Bulgaria, Cipro, Corsica, Georgia, Francia, Italia, Malta, Spagna, Israele, Mauritania). In Italia testimonianze di palmenti si trovano, tra l’altro, in Liguria, Emilia Romagna, Marche, Toscana, Lazio, Campania, Basilicata e Sicilia. L’archeologia può diventare il filo conduttore dello “story-telling del vino”. "La creazione di un Centro Studi per i palmenti a Bianco - ha detto il sindaco Aldo Canturi - è l’occasione per un approfondimento sulla presenza dei palmenti nel Mediterraneo per l’analisi dei processi sociali ed economici che hanno favorito la circolazione antica dei vitigni e dei metodi della loro coltivazione. Anche la viticoltura è espressione di una stratificazione culturale antica: ogni angolo della nostra Penisola nasconde un tesoro costituito da vitigni quasi sconosciuti e da tradizioni enologiche che sono state tramandate intatte da tempi immemorabili.  Perché, quindi, non inserire anche i palmenti tra i giacimenti culturali più importanti d’Italia?" Il sindaco Canturi ha annunciato la volontà del Consiglio comunale di Bianco di concedere la cittadinanza benemerita al giornalista padovano Domenico (Mimmo) Vita, già presidente dell'Unaga, per la preziosa collaborazione nel fare conoscere i vitigni del Greco ed il suo territorio. In un'epoca dove la perdita dell’identità culturale è rappresenta da una vera e propria amnesia collettiva, come sostiene Attilio Scienza dell’Università di Milano, il guru del vino italiano, “i palmenti possono rappresentare degli iconemi capaci di teatralizzare la viticoltura ed i suoi territori”.

 

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Il percorso tra i palmenti nei boschi dell'Aspromonte, dove la natura è ancora selvaggia e per questo ricca di fascino, si affianca a quello turistico che punta a promuovere città come Gerace, Bova già incluse nei Borghi più Belli d'Italia. Gerace, la città delle cento chiese, è il centro più ricco di monumenti di tutta la Calabria. Passeggiare per le vie è un'esperienza unica che lascia il segno: si coglie tutto fascino di antico centro medievale. Situata in una posizione strategica, Gerace è stata sede vescovile come testimonia l'imponente Cattedrale, con le 26 colonne del periodo classico e bizantino, la cripta di epoca bizantina ed una cappella scavata nella roccia dedicata all'Odighitria (titolo bizantino dato alla Vergine che indica la via). Nella cappella di San Giuseppe, adibita a museo, è esposta parte del tesoro. Da vedere la chiesa di San Francesco, in stile gotico, con il magnifico altare in marmo policromo del 1664. Vicino c'è un'altra chicca: la chiesetta di San Giovanello, preziosa testimonianza dell'architettura bizantino-romana tra l' XI ed il XII secolo. Attraverso la porta del Sole si giunge alla passeggiata delle Bombarde da cui si gode una vista mozzafiato. 

 

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In Calabria si parla ancora greco, la lingua dei primi coloni magnogreci, recuperata grazie agli studi e ai contatti del filologo tedesco Gerhard Rohlfs. Per coglierne gli aspetti e capirne l'evoluzione semantica basta visitare l'interessante museo di Bova (Chora Tu Vua), borgo gioiello d'Italia. Salire alla Cattedrale, passeggiando tra le pulitissime stradine dove si affacciano gli antichi palazzi nobiliari (Nesci, Mesiani) o le chiesette grecaniche o quella dedicata al patrono San Leo, è un'esperienza che lascia il segno. Nella vicina Casignana va assolutamente visitata la Villa Romana che conserva mosaici di rara bellezza. L'Aspromonte, oltre ad una natura rigogliosa ed ai suggestivi borghi, offre la possibilità di scoprire gli antichi sapori degli innumerevoli prodotti tipici. Dai salumi (famosa è l'arte della norcineria) , ai formaggi (pecorini e caprini), al pane di segale di Canolo, alle linguine d'Aspromonte, allo stoccafisso (alle mammolese), ai dolci di mandorle è sempre un tripudio di gusti e sapori.