Ginosa e la sua Gravina

di Vinoecibo
Dic. 30, 2018

Nel parco regionale naturale “Terra delle Gravine”

GINOSA PANORAMICA GRAVINA E CHIESA MADRE a.jpg

 

Non te lo aspetti, perché il concetto di gravina non è così chiaro per coloro che non la frequentano, non la vivono, non ne hanno “storia”. E allora cos’è una “gravina”? Wikipedia dice che “sono incisioni erosive profonde anche più di 100 metri, molto simili ai Canyon, scavate dalle acque meteoriche nella roccia calcarea che circonda, a ferro di cavallo, tutto l’abitato per oltre 10 km. Le loro pareti, molto inclinate ed in alcuni casi verticali, possono distare tra loro da poche decine a più di 200 metri; e che sono tipiche dell'altopiano delle Murge”.

 

ginosa 2.jpg

 

Andrebbe meglio specificato che a nord di Taranto, siamo quindi in Puglia, esiste il Parco regionale naturale “Terra delle Gravine”; e che esso, muovendo verso ovest grazie ad un arco montuoso che segue ad una ventina di chilometri quello del Golfo di Taranto, raggiunge in qualche modo Matera. Matera, dal 2019 capitale cultura

 

_DSC7997.jpg

 

Ed il legame con Ginosa (TA), il nostro focus, è forte. Per la vicinanza, per la storia, per l’analogia… Di Matera si sta parlando molto, meritatamente. Ma la gravina di Ginosa non è da meno. Uno scrigno di presenze: conchiglie marine, la preistoria dell'uomo che abitava le sue grotte naturali, poi grotte-case rupestri; le antiche chiese dei monaci basiliani, tra cui Santa Barbara risalente al Duecento e Santa Sofia del tardo 600, con suggestive raffigurazioni segni della fede del tempo. Dal Paleolitico Medio (80mila anni fa) uomini di tutte le epoche, contadini e pastori, monaci ed eremiti hanno dato vita, anzi la vita, a questo originale e complesso sistema urbanistico in rupe, caratterizzato dagli ambienti ipogei, ma dotato di tutti i necessari servizi: cisterne, strade, scalinate e ancora jazzi e giardini pensili, ma anche nicchie, anelli, mangiatoie e abbeveratoi, propri della routine della civiltà contadina.

 

CHIESA RUPESTRE GINOSA a.jpg

 

Il villaggio del rione Rivolta della Gravina di Ginosa (66 grotte su 5 livelli) è considerato dagli studiosi il più importante villaggio rupestre d’Italia per l’ottimo stato di conservazione. Questo susseguirsi di case, grotte e case-grotta, ti dice di una presenza febbrile attiva fino a dopo la prima guerra mondiale. Ma ti parla anche delle ferite: quelle di un terremoto di metà ottocento o della violenta alluvione del 2015, che ha costretto il Comune a ordinare lo sgombero del rione Casale, ancora chiuso.

 

VILLAGGIO RIVOLTA GINOSA.jpg

 

Si sta lavorando ma i costi sono alti e il luogo delicato. Le attività vengono finanziate con fondi della Regione Puglia e dell’Unione Europea. La gravina è dominata, dall’alto, dal castello. Dell’antico manufatto normanno (1080), resta solo parte d’una torre inglobata poi da un palazzo eretto nel settecento. Il versante opposto della gravina, dove oggi si estende la moderna Ginosa, era invece riservato al culto. Molte le chiese: oltre alle citate Santa Barbara e Santa Sofia, quelle dedicate a San Bartolomeo, Mater Domini, San Marco, San Vito Vecchio, San Pietro, San Felice, San Giovanni da Matera e la cripta di Eliseo.

 

ginosa 5.jpg

 

Come scrive il Comune sul suo sito: “Ginosa illustra tutto ciò che l'ancestrale miscuglio di etnìe, di culture, di religione ha generato di positivo nel tempo. Seguire le sue vie, esplorare le sue contrade significa percorrere un cammino delle emozioni delle immaginazioni e delle evocazioni in una realtà che tende con orgoglio a mantenere inalterati nel tempo i valori della storia. I numerosi rinvenimenti archeologici testimoniano il succedersi dei periodi storici, nel territorio ginosino, dalla Preistoria al Medioevo”. Ginosa va quindi visitata cercando di immergersi nella sua storia millenaria.

 

gionsa 1.jpg

 

Come riuscirci? Un’esperienza originale è quella dell’albergo diffuso, intelligente operazione che va diffondendosi nei borghi antichi, col recupero dei manufatti a fini turistici. Sistemazioni di qualità, con tutti i confort, moderne ma, attenzione, per un’esperienza “slow”. A Ginosa c’è “Il Casale”. L’intero complesso alberghiero, per ora quattro stanze, è stato restaurato con il fine di conservare tanto gli ambienti che i materiali originali: tufo, legno povero, le fibre antiche, come il lino dei tendaggi o il cotone puro delle lenzuola e della biancheria da bagno tessuta a mano, fino ai tappeti scendiletto in juta e lana; o i mobili in arte rurale, seguendo la filosofia del recupero.

 

albergo-diffuso-il-casale.jpg

 

Ecco, il recupero. E questo quello che chiede questa meraviglia della natura e dell’uomo. Già l’andarci, vivere questi pezzi di umanità, significa dare loro un futuro. Non mancherà la bellezza del clima, il mare splendido a 10 km (Ginosa marina), una cucina superba legata alla terra ed alla storia: qui tre sono gli elementi, ancestrali per definizione; l’olio, il vino, il pane. Il mix che si crea quindi è un recupero, un ri-creare, ed un ri-generare: per se stessi anzitutto, e per un patrimonio comune inestimabile, imperdibile..

Foto : Isabella Bella

 

ginosa 3.jpg