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Krug, la perfezione della ripetibilità

di Giovanna Romeo
Set. 14, 2018

“Al Carroponte” di Bergamo, una serata unica 

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È in un bistrot di intima semplicità come “Al Carroponte” di Bergamo che lunedì dieci settembre si è celebrata una serata unica. Questo è accaduto nell’eccezionale occasione in cui l’ospite d’onore, rampollo di una celebre Maison di Champagne, ha partecipato a un evento non di carattere esclusivamente privato. Merito anche di un giovane intraprendente come Oscar Mazzoleni, titolare e maître-sommelier, nonché “Cavaliere dell’Ordre des Coteaux de Champagne” che ha saputo coinvolgere Monsieur Olivier Krug. Così è nata una cena che ha visto una straordinaria partecipazione da parte degli amanti di questo blasonatissimo marchio, con una sequenza di calici in degustazione abbinata a piatti curati dallo Chef Fabio Lanceni: semplici, gustosi e costruiti per evidenziare le sfumature di ogni calice, esaltandole.

 

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Olivier, il sesto erede per discendenza di una dinastia fondata nel 1843 da Joseph Krug, regala sorrisi e strette di mano, complicità e grande curiosità nei confronti di una maison e al suo champagne, tra i più apprezzati e richiesti al mondo. Le bottiglie, rivestite di un’immagine aurea, devono il loro successo planetario a ricerca e scoperta, lungimiranza e perseveranza. Se Joseph fu non soltanto un grande viaggiatore ma anche una persona estremamente curiosa e perfezionista, la sua eredità, da pioniere nel desiderare un vino che non subisse i capricci del tempo e potesse essere costantemente amato, vendemmia dopo vendemmia, passa anche attraverso l’immaginario viaggio che ognuno di noi intraprende attraverso i sensi. Sorseggiando un calice di Grande Cuvée, giocando con la meraviglia di un prodotto che è entrato nella storia.

 

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La coscienza e la percezione legate alle sensazioni di quelle che saranno le possibili perfezione e complessità aumentano, attimo dopo attimo, mentre si stappano bottiglie importanti come Krug Grande Cuvée 166eme Edition, Krug Grande Cuvée 164eme Edition, Krug 2004, Krug Rosé 22eme Edition. Si tratta di champagne che più di ogni altro sono emblemi della Maison, perché si avvicinano alla rappresentazione in chiave moderna delle celebri Cuvée 1 e Cuvée 2, realizzate dal fondatore con l’obiettivo della ricerca dell’eccellenza a ogni costo.

Il dubbio che rimane, in fondo, è che vi sia il rischio che con una compiutezza, un’impeccabilità, una perfezione talmente alte si possa sfociare in un godimento così universale da valicare lo stesso concetto di emozione.

 

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Forse i grandi estimatori di Krug, ripensando a quei calici con una personalità di carattere, meno smussati e ricchi di una seduzione meno opulenta da ricercare, da indagare tanto nell’olfatto quanto nel gusto, oggi rimangono perplessi dinanzi ad un piacere di certo grande ma non davvero estremo. Margareth Henriquez, presidente di Krug dal 2009 con Olivier, rinnovando l’idea originale di Monsieur Krug, ovvero “devono piacere”, ha centrato l’obiettivo di avvicinare il brand a una platea di consumatori più ampia, fatta non solo di grandi appassionati creando un gusto forse più approcciabile e trasversale. Tutto ciò non rende di certo questo champagne meno eccelso, sebbene i prezzi lo collochino sempre come un prodotto decisamente di nicchia.

 

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Un calice su tutti da raccontare è quello che contiene la Grande Cuvée 166eme Edition, sinceramente un sorso meraviglioso. Figlia di un assemblaggio di centoquaranta vini di riserva, il più giovane del 2010, il più vecchio dell’anno 1996, sconvolge letteralmente il naso per complessità e potenza. Difficile districare l’olfatto in questa deriva di emozioni, di suggestioni che per un attimo abbracciano i profumi degli agrumi di Sicilia e il secondo dopo si tuffano in un mare di pan di zenzero. La roccia, la salinità, la pierre a fusil, tutte le sfumature minerali che il naso accoglie, sono il preludio di potenti suggestioni gustative. In bocca è disarmante per cremosità, profondità, tridimensionalità. L’incedere è a tratti fresco e sapido, poco dopo ricco e grasso e questo mi induce a una sola riflessione: è la rappresentazione della nobiltà del “piacere” universale. Esso, in fin dei conti, dice sempre la sua. E rivela il fascino di uno champagne carismatico come pochi al mondo, unico nella ripetibilità del suo piacere.

 

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Carroponte

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