Un Salone vivo e vitale

di Il Merlo Parlante
Maggio 14, 2019

Sotto, sopra, dentro e tutt'intorno, padovani e foresti hanno reso onore agli otto secoli del Palazzo della Ragione e al caleidoscopico calendario di eventi e degustazioni ideato da Superfly e dell’associazione Veneto Suoni e Sapori 

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Non era ancora finita, con la pioggia a metterci del suo per mettere i bastoni fra le ruote, che già si cominciavano a sentire i primi numeri su una festa di compleanno lunga tre giorni che ha tenuto banco sotto il Salone proprio per ricordare ai padovani, e ai foresti, che il loro cuore commerciale più antico celebrava i suoi primi 800 anni di vita. Un Salone dei Sapori fra le mura e fuori di quello che fu chiamato Palazzo della Ragione e che con la sua possenza copre gli oltre ottanta metri di copertura dove trovano posto le 50 botteghe dei biavaroi, dei beccai, dei pessari e delle osterie che, ai nostri giorni, sono affiancati dagli specialisti di un universo di cose buone, anche non padovane e finanche non venete.

 

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Tutt'intorno a questa grande basilica trecentesca, nelle due piazze della Frutta e delle Erbe che gli fanno da contrafforte ai due lati, prima di anticiparne una terza, detta dei Signori, altri banchi e altri commercianti che tutte le mattine mettono in piazza quelle erbe e quella frutta proprio per cui fu pensato il nome di queste storiche piazze fin da 8 secoli fa. Quando oltre che delle Erbe la stessa piazza era anche del Vino con relativo mercato e commercio. Un numero quelli degli otto secoli ormai trascorsi che scritto in cifre, 1300 dopo Cristo, fa ben più impressione, come fanno appunto i numeri diffusi già nel pomeriggio di domenica, ben prima della chiusura ufficiale del fitto calendario di eventi organizzati per celebrare questo esempio di centro commerciale. Nato ancora prima che se ne inventasse la definizione odierna e si costruissero gli odierni e insulsi scatoloni in cemento.

 

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Anonimi bussolotti che hanno ben stravolto quell'antico senso del commercio che strutture medievali come il Palazzo della Ragione, sapevano instillare. Luoghi dove chi vende e chi compra avevano il tempo del confronto e non c'erano le obbligatorietà quasi vessatorie imposte dalle mono insegne detentrici della spartizione dei mercati e dei relativi centri distributivi. A torto definiti commerciali e sempre più vincitori solo per logiche di politici che in passato si sono fatti addomesticare più da uno o due potenti di turno piuttosto che andare, come un tempo, porta per porta, cappello in mano per capire le esigenze di chi, cittadino, sta e va in piazza anche per socializzare, scambiare conoscenze e dunque creare cultura, stili di vita, storia.

 

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Vissuta e da raccontare come quella dei cittadini ritornati d'imperio nelle piazze padovane, sopra e sotto il Salone nonostante questi burrascosi giorni di maggio: 2000 partecipanti agli incontri di educazione alimentare, più di 4500 i partecipanti alle degustazioni, e ancora, più di 2000 le persone presenti agli incontri dedicati al vino, più di 1500 quelle agli incontri sulla sostenibilità, più di 2000 alle premiazioni delle eccellenze del territorio e più di 500 gli iscritti agli incontri dedicati al fare mercato. Altro che marketing, rebranding, business, zmot e altro moderno quisquiliare paroloni pronunciati molto spesso senza conoscerne il vero senso che meglio, invece, può indicare la lingua italiana: fare mercato.

 

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Ed è fuori dubbio che il mercato nei giorni del Salone dei Sapori s'è fatto e, a detta di tutti i protagonisti, va rifatto. Perché non ha vinto lo zmot dell'istant marketing ma l'italianissimo momento in cui il potenziale cliente costruisce le sue convinzioni e quello in cui il processo d’acquisto inizia. Passeggiando e camminando fra i lunghi corridoi coperti dalla volta a barca rovesciata del trecentesco palazzo, lungo le ordinate file dei banchi sulle piazze, al riparo sotto le arcate delle logge dove i vignaioli del Consorzio dei Colli Euganei smettendo di cincischiare, si sono quasi riappropriati della loro antica piazza pur se dall'alto e dall'altra parte

 

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Poco importa visto l'entusiastico risultato che ha accompagnato pure l'offerta di gusti e sapori squisitamente nostrani dei ristoratori euganei, o i ricercati prodotti alimentari dei negozianti e quelli delle osterie dei caffè, dei momenti di vero spettacolo della cucina in diretta offerti da cuochi e pasticceri eccellenti.

E, ancor più sorprendete, specie per chi dimentica che Padova è pure città universitaria, l'accoglienza riservata agli accademici e agli uomini di gran cultura che hanno intrattenuto il pubblico nel grande Salone, illustrando con sapienti racconti quanto valore ci sia dentro ad ogni cibo che poi va messo sul piatto, di un vino dentro una bottiglia o di una scelta del gusto dettata più dal confronto e dall'interscambio di pareri fra persone che dalla choice webmarket conditioned.

 

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Con questo non vanno certo rinnegati i mercati esteri, anzi, molti i foresti, fra i quali tanti francesi e anglofoni probabilmente scesi in città dalla vicina zona termale o solo perché fra le eccellenze dell'alta gastronomia c'erano i più volte stellati Alajmo, Cannavacciuolo, Siviero, i mondiali Biasetto e Calaon gli emergenti di grido Valentinetti e Moro, i docenti di cucina e i loro allievi come Simone Beccaro della DIEFFE, il professor Gasparini della facoltà di agraria, l'inossidabile Arrigo Cipriani, la Pellegrino del Pietro d'Abano ma anche di Geo e de La Cucina di QB, il talora inascoltabile Cruciani di radio24 e la sempre più di-vina Adua Villa, o per finire con la sempre scatenata Vettore che sul palco di piazza della Frutta, ha dato il re di chiusura con il suo concerto a un salone che in quanto a Sapori, pare non abbia scontentato nessuno.

Men che meno i locali del Fuori Salone o i venditori di ombrelli che da secoli e senza tanto marketing innovativo, vanno comprati e aperti quando piove. Soprattutto per vivere da coprotagonisti gli spettacoli che meritano davvero e quando al coperto, non ci si sta tutti. Sotto quegli archi delle logge e dei portici di un centro cittadino che non è solo commerciale ma vivo e vitale se così lo si si vuole. Un Palazzo della Ragione che a Padova chiamano il Salon con le sue piazze a far da ancelle.

 

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E' dell'ultima ora la notizia che a questa edizioine del Salone dei Sapori ne segua un'altra il prossimo anno. Bene forse si è capito che le città vanno abitate e non svuotate.

Buona parte delle foto sono di Valentina Gallimberti Ballarin che Vinoecibo ringrazia per la sua ennesima amichevole concessone

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